Housatonic – Intervista

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24 Novembre 2014

Housatonic è uno studio creativo di Bologna che si occupa di comunicazionee facilitazione grafica.

Immaginate di essere tornati sui banchi di scuola e di stare prendendo appunti da una lavagna piena di schemi e parole stesi dal professore. Bene, il professore in questo caso è Housatonic, senza dubbio una realtà unica nel suo genere. È stata la prima azienda in Italia capace di tradurre le parole in concetti visivi per aiutare la comprensione e la memorizzazione. Riunioni e convegni diventano molto più interessanti se illustrati, ce lo assicura Carlo Alfredo, owner di Housatonic.

Benvenuto su Collater.al. Racconta ai nostri lettori cosa è Housatonic.

È uno studio che si occupa di comunicazione, che si occupa di quello che noi chiamiamo facilitazione grafica. Ovvero non siamo un’agenzia, non facciamo advertising, non facciamo classico graphic design ma usiamo le illustrazioni, la grafica e la visualizzazione per facilitare la comprensione e la memorizzazione dei concetti. Quindi per esempio aiutiamo le aziende a raccontare la loro mission, oppure aiutiamo all’interno dell’azienda a raccontare una storia complessa o una strategia. Partecipiamo a degli eventi, tipo conferenze o eventi aziendali, in cui visualizziamo i concetti. Questo perché la visualizzazione e l’illustrazione rende ogni concetto un po’ più accattivante e quindi anche cose noiose e complesse diventano più interessanti da scoprire ma poi sono anche più facili da ricordare. E quindi esistono anche ricerche che spiegano come l’occhio memorizza molto più dell’orecchio, e, quindi noi sfruttiamo questa caratteristica del cervello umano.

Il mind mapping e lo scribing sono stati per te e per tutta la crew di Housatonic le fondamenta su cui avete gettato le basi dello sviluppo dell’azienda. Spiegaci quanto hanno influito nei vostri primi passi Tony Buzan e Matt e Gail Taylor?

Buzan è venuto dopo, è effettivamente il teorizzatore del mind mapping però l’ho scoperto dopo. Invece Matt e Gail Taylor sono un po’ i fondatori delle metodologie di cui lo scribing e la facilitazione grafica fanno parte. Quindi loro hanno influito nel senso che sono i primi che hanno iniziato a utilizzare ad esempio un approccio grafico per facilitare la collaborazione e la conversazione tra persone all’interno proprio di eventi collaborativi. Sono un po’ i padri fondatori di quello che è intorno a tutto quello che facciamo.

Com’è nata la collaborazione con Matter Group?

Allora, la persona che ha fondato Matter è la persona che ci ha introdotto al mondo degli eventi e della facilitazione, e quindi da più di dodici anni lavoriamo insieme a livello individuale. E poi quattro anni fa, siccome lavoravamo sempre di più e sempre meglio insieme, abbiamo deciso di unire questa forte competenza da parte loro nella parte di facilitazione e progettazione di eventi collaborativi e da parte nostra di comunicazione e facilitazione grafica. Siamo specializzati in due cose che insieme fanno una forza molto più completa. E quindi nasce da un’amicizia professionale che poi è diventata personale e oggi siamo un tutt’uno.

Carlo Alfredo - Housatonic - Studio grafico e di comunicazione
Carlo Alfredo - Housatonic - Studio grafico e di comunicazione

Come ci si sente ad avere realizzato il primo sito al mondo che non contiene parole ma esclusivamente immagini e disegni?

Si sente che è stata una faticaccia però è stata una bella sfida perché l’idea era proprio quella lì. Ci siamo detti “ Cavolo, noi lavoriamo soprattutto per immagini. Abbiamo un sito che parla tre lingue e non parla solo quello delle immagini”. Quindi è stata una scommessa, secondo noi riuscita abbastanza a metà adesso ci sono delle idee per il prossimo passo. Però l’idea era quella di raccontare solo per immagini. Pensiamo che sia l’unico non ne abbiamo visti altri. Quindi da quel punto di vista ci si sente originali.

Parlaci di come inizia tutto il processo, creativo e non, durante una conferenza/riunione/workshop

Diciamo che un po’ dipende da quali sono gli obiettivi. Infatti, quando ci chiamano per fare qualsiasi cosa la prima cosa che chiediamo è “Qual è l’obiettivo? Che cosa dovete fare?”. Perché spesso ci chiamano dicendo ”Abbiamo una conferenza, ci serve uno che venga a disegnare”. E noi subito ci insospettiamo perché l’aspetto di andare a disegnare per fare, come dire, un aspetto scenografico e performante non è molto interessante. Quindi quello che facciamo è cercare di capire il contesto, cercare di capire bene gli obiettivi. E quindi gli obiettivi se sono per esempio quello di spiegare si crea un tipo di prodotto, anche proprio a livello di spazio nella conferenza, se è quello di creare una memoria collettiva finale o temporale durante l’evento magari c’è un altro tipo di approccio, così come se quello che si vuole raggiungere è un’interazione maggiore tra i partecipanti si può creare anche quello visivamente ingaggiando loro a livello di conversazioni e micro interventi, diciamo coinvolgendoli di più nella raccolta d’informazioni. C’è un grandissimo confronto continuo con il cliente per capire gli obiettivi e per co disegnare e co progettare la soluzione più adatta.

Per me il lato più brillante del vostro lavoro è slanciare la classica convention verso un altro piano pieno di spunti, disegni e riflessioni, riuscendo a centrare l’obiettivo. Che ne pensi?

È un po’ il nostro cavallo di battaglia. Cioè noi spesso facciamo l’esempio più del grigiore delle conferenze del fatto che spesso spengono la luce, attaccano delle grandi presentazioni di Power Point e la gente comincia a guardar le mail o a giocare a ruba mazzo sull’app col cellulare perché comunque si son rotti le palle di ascoltare uno che parla per due ore. E quindi noi li aiutiamo un po’ a distogliersi da quest’atmosfera pesante solo di ascolto. E quando l’ascolto è combinato anche a un ascolto visivo, l’attenzione viene risvegliata. E ci sono tutta una serie di conseguenze: perché poi il risultato finale è un prodotto che può essere riportato indietro, condiviso con gli altri, può essere mandato ai partecipanti dopo un po’ e quindi lo rivisitano e vengono ricordati i concetti, quindi ha molteplici funzioni.

La facilitazione grafica è uno strumento indispensabile per il marketing e le nuove comunicazioni. Mentre all’estero (penso ad esempio agli USA) questo metodo è molto usato, in Italia non è ancora ben compresa al 100%. Quanta strada pensi che ci sia ancora da percorrere?

Secondo me è meno diffusa qui perché si da un po’ meno credibilità all’aspetto estetico rispetto magari all’estero, dove aspetti creativi mischiati al cosiddetto business, o comunque ambienti lavorativi, vengono accettati e non guardati come adiposità. In Italia si ha un po’ più di diffidenza iniziale magari di aspetti creativi, di aspetti un po’ stravaganti rispetto a un contesto lavorativo. Cioè all’estero abbiamo fatto un sacco di lavori con ambienti tipo della finanza, banche, farm, che in teoria dovrebbero essere diffidenti a quest’approccio e invece quando lo vedono poi ne capiscono anche l’efficacia. In Italia si è ancora nella fase in cui è moda proprio perché si è visto all’estero magari e non viene ancora capita bene la potenzialità effettiva. Però diciamo che rispetto a un paio di anni fa già in Italia si sta già capendo il valore.

Come ci si sente a riprendere in mano matite e pennarelli e cambiare le parole in immagini davanti ai manager delle più importanti compagnie al mondo? Sentite un certo senso di pressione durante il vostro lavoro, non potete permettervi errori durante la vostra trasposizione grafica.

Sicuramente si, direi che tutti la sentiamo. Per i primi minuti c’è sempre un po’ di emozione anche perché spesso è una cosa che facciamo proprio in diretta, ascoltiamo e disegniamo, quindi non sai cosa potrà succedere, non c’è qualcosa di scritto prima o preparato. Quindi c’è un aspetto emozionante, un po’ come andare in scena o attaccare un concerto. Però dopo si prova un certo piacere, scatta un click, c’è una connessione con l’ascolto e con la parte creativa, e soprattutto riusciamo sempre a creare degli ottimi lavori in cui alla fine praticamente tutti vengono a ringraziarti, ammirano quello che hai fatto. Perché effettivamente aiuti le persone a fare un sacco di cose: a vedere i contenuti, a re interessarsi agli argomenti, a spiegarsi meglio con i propri colleghi. Quindi spessissimo cominciamo delle cose, abbiamo un po’ di timore, poi sembrano molto complicate e molto noiose e spesso diventano alla fine invece uno strumento utile per i clienti. Quindi non ti nascondo che c’è anche una certa soddisfazione da parte nostra nel vedere utilizzato quello che facciamo.

Carlo Alfredo - Housatonic - Studio grafico e di comunicazione
Carlo Alfredo - Housatonic - Studio grafico e di comunicazione
Carlo Alfredo - Housatonic - Studio grafico e di comunicazione

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