Wish you were here (22 agosto – 30 settembre 2026) è la prima personale coreana dell’artista visivo Brett Charles Seiler (Zimbabwe, 1994). Negli spazi della The Third Gallery di Seoul, i dipinti e le sculture in legno di Seiler aprono un viaggio evocativo e poetico dentro le stanze più svariate, variegate e profonde della mente. L’artista, nato in Zimbabwe e viaggiatore instancabile tra terre, continenti e mari, costruisce per l’occasione l’itinerario e lo spazio di una relazione, che vive delle più fluide sfumature e della forza di restituire solitudini, mai arrese al cospetto di una disperazione senza vie d’uscita.
L’archetipo della piccola e sconfinata stanza di un viaggiatore emerge nella scelta di trasformare una minuta valigetta in legno nel territorio di un’esperienza d’arte, carica di simbolismi e rimandi. Materiali di scarto, aforismi, evocazioni personalissime e un richiamo costante alla sospensione accompagnano un percorso attraversato dalle tracce di una relazione dinamica e viva.


Le prime sperimentazioni dell’artista si sono a lungo ancorate alla fotografia, un mezzo che non ha mai smesso di ispirare la restituzione pittorica di presenze e silhouette, fissate sulle grandi tele fluenti.
L’andare, il tornare, il restare e il ripartire continuo raccontano un viaggio intimo fatto di corpi e solitudini, che finiscono per parlare anche dell’esperienza personale di ogni spettatore. I contorni di molteplici dimore, abbozzate o temporanee, incrociano il calore di un affetto familiare, che si accende nell’incontro con le presenze e le anime intercettate lungo una strada, che brilla della crescita più preziosa e insostituibile.


Il bagaglio di Brett Charles Seiler raccoglie esperienze, pensieri e riflessioni che si affidano all’arte per fissare, sulla superficie e dentro la materia, la forza indomabile di vite spesso fragili, dubbiose e amorevolmente desideranti. Le emozioni che nascono da una materia sfumata poggiano spesso su uno sfondo di bitume, adoperato e lavorato come richiamo all’ingrediente principe nella costruzione degli spazi urbani e delle grandi città. Applicato in forma densa o diluito in venature ampie e translucide, il suo impiego racconta il passaggio, progettuale e metaforico, di un’idea devota all’energia dei materiali.
Una costellazione di gabbie della mente, interstizi della sensazione e spazi aperti all’incontro dominano l’atmosfera di una mostra preziosa, perché personale e profondamente fedele alla sua poesia.







