Art Mark Rogers, dove gli alieni hanno trovato casa nel vecchio West
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Mark Rogers, dove gli alieni hanno trovato casa nel vecchio West

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Arianna Maria Leva

Un uomo attraversa il deserto e attorno a lui ci sono cactus, rocce e tracce di quello che potrebbe sembrare un vecchio West americano. Poi, guardando meglio, compare qualcosa che non dovrebbe trovarsi lì: una creatura extraterrestre, un oggetto misterioso, una presenza soprannaturale. È in questo cortocircuito tra familiare e impossibile che prendono forma i dipinti dell’artista Mark Rogers.

Artista e storyteller originario di Portland, Oregon, oggi Mark Rogers vive e lavora a Fort Wayne, Indiana. La sua pittura nasce attorno a un luogo che non esiste sulle mappe: the Southwestern Bellows, una terra immaginaria che assomiglia alla California degli anni Cinquanta dell’Ottocento, ma dove pionieri, streghe cactus, maghi, creature paranormali e alieni convivono all’interno della stessa storia.

Il punto interessante è che Rogers non parte necessariamente da un’immagine per costruire una storia ma fa il contrario. Scrive brevi racconti e poi li trasforma in dipinti. Il risultato è una pittura narrativa nella quale ogni scena sembra essere un frammento estratto da un universo molto più grande. In un’intervista a PBS, l’artista ha raccontato di sviluppare spesso le proprie storie in serie di nove dipinti: prima costruisce la narrazione e una sorta di storyboard, poi la traduce sulla tela, mantenendo però ogni opera capace di funzionare anche singolarmente.

È così che nel Southwestern Bellows possono apparire alieni che mangiano oro, creature che rubano gli incubi degli esseri umani, investigatori del paranormale e misteriosi oggetti provenienti da chissà dove. Mark Rogers attinge a folklore, arte medievale, musei di storia, racconti soprannaturali e ufologia, ma non costruisce una mitologia da prendere alla lettera. Sul suo sito precisa infatti che, sebbene sia affascinato da UFO e fenomeni inspiegabili, la maggior parte del suo lavoro appartiene alla fantasia.

Ed è proprio questo a rendere le sue immagini più interessanti e inquietanti, del semplice incontro tra cowboy e alieni. Il soprannaturale non irrompe in un mondo completamente estraneo: viene inserito dentro una storia che sembra appartenere alla memoria collettiva americana. Vecchi paesaggi, abiti da pionieri e atmosfere da racconto popolare convivono con tecnologie avanzate e forme di vita extraterrestri. Rogers definisce tra i temi ricorrenti del proprio lavoro proprio il contatto tra esseri umani e soprannaturale, il contrasto tra tecnologia preindustriale e tecnologia avanzata e l’idea di pionieri, umani e alieni, alle prese con mondi pericolosi e misteriosi.

Anche la sua tecnica contribuisce a questa sensazione di passato alternativo. Rogers realizza principalmente dipinti a olio su pannello o tela, costruendo immagini che possono apparire inizialmente quasi rassicuranti, per poi rivelare dettagli più inquietanti. L’artista stesso descrive il proprio obiettivo come la creazione di dipinti belli e misteriosi, inquietanti ma anche ironici. La componente umoristica è infatti importante quanto quella oscura: nei suoi racconti il grottesco può convivere con situazioni assurde, senza che l’immagine perda il proprio carattere fiabesco.

Le opere più recenti mostrano quanto questo universo continui ad ampliarsi. Nel 2026 Rogers ha sviluppato, tra gli altri, The Mystifier, una serie di nove dipinti costruita attorno a un misterioso oggetto piramidale che arriva nella città di Crow durante un festival. Dall’oggetto vengono proiettate immagini olografiche e, successivamente, emerge una figura che si presenta come un “Future Human”. In un altro lavoro recente, Channeling the Intergalactic Council, l’artista torna invece direttamente al tema del contatto con intelligenze non umane.

Rogers sembra quindi interessato meno a immaginare come potrebbe essere un alieno e molto di più a chiedersi cosa succederebbe se l’alieno fosse semplicemente un altro abitante di una storia. Nel Southwestern Bellows non è l’eccezione a fare paura: è la normalità di un mondo nel quale l’impossibile ha ormai trovato il proprio posto.

E così, dietro l’aspetto apparentemente vintage dei suoi dipinti, si apre qualcosa di molto più contemporaneo, cioè un universo costruito interamente attraverso il racconto, dove il confine tra folklore, fantascienza, occulto e commedia rimane volutamente sfocato.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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