La casa trafitta dalla luce di Ian Strange

La casa trafitta dalla luce di Ian Strange

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Design

L’artista di Brooklyn Ian Strange torna a realizzare un’installazione in Autralia dopo l’intervento al Lyon HouseMuseum. L’opera di luce LIGHT INTERSECTION ha ora un seguito, infatti Strange ha da poco presentato un nuovo progetto nel quartiere di Surrey Hills a Sidney, intitolato LIGHT INTERSECTION II.
La villetta a schiera ricoperta da graffiti è attraversata da fasci di luce a neon che creano delle intersezioni prospettiche. È proprio sulla prospettiva che l’artista vuole riflettere con LIGHT INTERSECTION II, rendendo visibile uno schema di linee e una struttura geometrica nascosta ma che regola ogni opera d’arte.
A Sidney Ian Strange ha realizzato un dialogo astratto sull’architettura, che parte dal rigore della prospettiva completandosi grazie al forte senso poetico e scenografico della casa.
Con questo progetto l’artista ha intenzione di porre l’attenzione anche sul significato delle nuove aree metropolitane, non è un caso che abbia scelto un sobborgo residenziale di una grande metropoli. L’intenzione è quella di ribaltare il concetto di casa come luogo da abitare, denunciando allo stesso tempo l’aumento dei prezzi e la gentrificazione di zone nate come popolari e ora rivalutate. Le linee di luce sono ferite nel cemento, frecce di un martirio urbano.

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La visione di Gaetano Pesce

La visione di Gaetano Pesce

Giorgia Massari · 1 settimana fa · Design

Arriva oggi 4 aprile la triste notizia della morte di Gaetano Pesce (1939, La Spezia), designer e scultore in grado di rivoluzionare il modo di concepire l’incontro tra arte, design e architettura. Ma non solo, è stata iconica la collaborazione degli scorsi anni con la casa di moda Bottega Veneta, dimostrando la sua capacità di parlare ancora una volta – e all’età di oltre ottant’anni – con un linguaggio estremamente contemporaneo. Colori brillanti, forme organiche, sono solo alcune delle caratteristiche che lo contraddistinguono. Pensiamo ai suoi innumerevoli vasi, in particolare la collezione Fish Design realizzata negli anni Novanta che apre la strada all’utilizzo della resina nel product design. Oppure ancora alla serie Up tra cui l’iconica seduta Up5 che riprende le forme morbide delle statue votive alla dea della fertilità, diventata immediatamente un manifesto politico sulla condizione delle donne. Visionario e precursore, così è stato spesso definito Gaetano Pesce, di cui oggi piangiamo la scomparsa e che ancora una volta ci lascia con una sorpresa, sarà infatti la mostra durante il Fuorisalone di Milano – già in programma – a svelarci la sua ultima intuizione.

gaetano pesce

«Amo i materiali molli, umorali, che risentono della pressione atmosferica e dell’umidità, e riflettono la natura liquida del nostro tempo dove i valori salgono e scendono come le maree. dice premendo l’indice su uno dei suoi vasi tentacolari. Uso texture con una femminilità intrinseca. Sente? È morbido come un grembo materno. La mente femminile è elastica, si muove in tutte le direzioni. Durante la giornata la donna cambia identità di continuo, è moglie, amante, lavoratrice, madre, affine alla molteplicità di oggi».

Gaetano Pesce, Living Corriere
gaetano pesce
gaetano pesce

Leggi anche: Bottega Veneta, Gaetano Pesce e Kate Moss

gaetano pesce
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La visione di Gaetano Pesce
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Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Anna Frattini · 1 settimana fa · Design

In Belgio c’è uno studio di design – Home Studyo – che realizza vasi e specchi che a un primo sguardo sembrano gonfiabili. D’altronde, l’inflatable design ha già fatto presa su di noi in passato. In questo caso, però, si tratta di prodotti in ceramica utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Si tratterebbe di un escamotage per rendere durevole il look inflatable. Insomma, probabilmente i pezzi di Home Studyo vogliono assumere questo aspetto straniante di proposito. Quel che è certo è che questi oggetti riescono ad attirare l’attenzione.

L’approccio di Home Studyo

Sul sito di Home Studyo si legge che la filosofia di questo studio di design vede gli oggetti che scegliamo per le nostre case come parte di una collezione personale che definisce chi siamo, la nostra zona di comfort e la nostra identità. Un punto di vista sicuramente condivisibile che rivediamo anche nell’unicità dei loro pezzi. Sul loro profilo Instagram si può anche dare uno sguardo a una parte del processo produttivo dove la ceramica incontra quello che loro stessi chiamano playful design.

Home Studyo è nato poche settimane fa ma è uno degli studio di design da tenere sicuramente d’occhio non solo per l’unicità degli oggetti che propone ma anche per la forza comunicativa di questo brand. Il punto forte di questo progetto, forse, sta tutto nell’effetto straniante di cui abbiamo parlato prima e quello che ci aspettiamo sono altri prodotti realizzati con lo stesso concept in mente.

Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica
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L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Design

Non è facile sentir parlare di allestimento autoriale, anche tra gli addetti ai lavori non è un termine così diffuso. Forse la dicitura allestimento d’autore meglio spiega il concetto, ma rimane il fatto che non sia un pratica così radicata, per lo meno nel mondo dell’arte e del design. L’industria della moda al contrario sembra averne già carpito il potenziale, forse perché in termini di budget riesce a permetterselo e, d’altra parte, ha un gran bisogno di un effetto scenografico sia per gli shooting sia per le sfilate. Delle runway sceniche ne avevamo già parlato, soffermandoci sul lavoro dello studio Bureau Betak, che realizza i set delle sfilate di grandi maison tra cui Gucci, Bottega Veneta e Jacquemus, trasformandole in veri e propri show dal sapore artistico.

In ogni caso qualsiasi show – che si tratti di moda, arte o design – ha bisogno di una produzione o meglio, di servizi ben specifici che rendano il tutto possibile. Dai trasporti al packaging, dalla progettazione espositiva all’allestimento vero e proprio. Ma chi se ne occupa? Chi sono questi attori? Non è facile individuare realtà ben definite che si occupano di questi servizi dalla A alla Z, anche se negli ultimi anni stanno nascendo dei veri e propri brand – o studi di progettazione – che si propongono di rispondere a queste richieste in toto, inserendosi in un processo complesso, non solo da un punto di vista logistico ma portando un vero e proprio contributo creativo con una linea estetica solida. La loro posizione dietro le quinte rende difficile tracciarne un identikit, per questo lo abbiamo chiesto a Matteo De Nando, fondatore di HeyCrates, un brand emergente che rappresenta uno dei pochi esempi italiani di allestimento autoriale.

 
 
 
 
 
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Abbiamo conosciuto HeyCrates in occasione della Milano Design Week, precisamente da Lampo, il nuovo hub principale di Isola Design. L’allestimento che HeyCrates presenterà settimana prossima nella location di Scalo Farini ben rappresenta la direzione che il brand sta prendendo nell’ultimo periodo, concretizzandosi come punto di partenza di una seconda fase importante per il brand. Scopriamo qualcosa di più e addentriamoci dietro le quinte di una mostra.

Partiamo dalla definizione “allestimento autoriale” o “allestimento d’autore”. Negli ultimi anni è sempre più richiesto da varie industrie, pensiamo alla moda, ma anche al design e all’arte. In passato l’aspetto di produzione si riduceva a un semplice servizio anonimo. Perché oggi abbiamo bisogno di un allestimento che sia creativo e che abbia un’identità consolidata? Cos’è cambiato secondo te? 

Matteo De Nando: HeyCrates nasce in un ambito, quello dell’arte, che fa perno proprio sull’autorialità, la quale è spesso frutto di una sinergia di varie professioni, dalla progettazione di un’opera d’arte alla sua conservazione, passando per l’allestimento. Quello che ho potuto osservare in prima persona è che quest’ultimo decennio è contraddistinto da una sempre maggior quantità di eventi effimeri che costellano il calendario di tutte le grandi città. Di conseguenza penso che la richiesta di una progettazione originale, così come una logistica reattiva e “su misura”, sia cresciuta di pari passo.

crates design | Collater.al
HeyCrates x L’Essenziale Studio vol. 05 – artwork by Jacopo Benassi – ph Matteo De Nando
crates design | Collater.al
HeyCrates x Fondazione Stelline – Drifting Sides curated by Giacomo Zaza – ph Matteo De Nando

Qui si inserisce il tuo brand. Come nasce l’idea di HeyCrates? Qual è stata la tua intuizione? Pensi di esserti inserito e di aver successivamente riempito un vuoto che mancava soprattutto nel mondo dell’arte?

Matteo De Nando: Si può dire che HeyCrates sia nato sia da una forte necessità che da una grande curiosità e interesse verso il mondo dietro le quinte. Un Interesse anche estetico rispetto al sistema arte e i suoi meccanismi, declinato in una forma che possa valorizzare il progettista così come l’artigiano.

Quando penso all’allestimento di una mostra mi viene in mente il tanto amato modello alla “white cube” anche se negli ultimi anni sembra essere diventato obsoleto. Pensi che sia questo il motivo del successo dell’allestimento autoriale anche nel mondo dell’arte? Le gallerie, o più in generale gli spazi, hanno bisogno di allestimenti dall’effetto “wow” per adeguarsi a un nuovo linguaggio influenzato soprattutto dai social?

Matteo De Nando: Sicuramente i social, configurandosi come “archivio di novità”, influenzano incessantemente il modo di narrare al proprio pubblico. L’allestimento autoriale è sempre stato legato alla curatela, è tempo di valorizzare anche la produzione

crates design | Collater.al
HeyCrates, family products picture 2024 | ph Michele Foti

Chi sono i vostri clienti ideali? Cosa bisogna aspettarsi quando si chiama HeyCrates?

Matteo De Nando: I miei clienti preferiti sono quelli con cui si parla di progetto e non di risoluzione di problemi. A HeyCrates piace progettare!

Parlando con te una parola che mi risuona in mente è ibrido. Un termine forse ampiamente utilizzato per dare una definizione a qualcosa che è difficile da spiegare in poche parole. Questo perché, oltre alla produzione, HeyCrates sviluppa in parallelo i suoi prodotti realizzati da designer italiani e non. Penso in particolare all’allestimento che presenterete a Isola – Storages -, spiegaci meglio di cosa si tratta. Sono prodotti su larga scala o a tiratura limitata? Strizzano l’occhio al collectible design?

Matteo De Nando: Per l’area shop di Isola ho pensato fosse il caso di riproporre il salottino Storages disegnato da Federico Fontanella in quanto assolve pienamente la funzione dello spazio regalando qualche spunto di riflessione in più sulle possibilità dell’imballaggio come mobilio, arredamento. Ad oggi abbiamo una famiglia di prodotti che si potrebbe dire di prima generazione, per cui sono sicuramente riconducibili al collectible nonostante puntino ad una produzione più vasta. 

Come scegli i designer con cui collaborare? Devono rispecchiare la tua visione? Sono collaboratori costanti o preferisci affidarti ai designer a seconda del progetto?

Matteo De Nando: Ad oggi sono sempre state persone con cui inizio spontaneamente dei dialoghi, ma che vanno oltre. Mi trovo quindi a fornire degli input e se questi vengono raccolti ed elaborati allora si parte.

Chiudiamo con una domanda sul futuro. Come ti immagini HeyCrates nel futuro prossimo? 

Matteo De Nando: Come una bottega del Quattrocento.

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ph Michele Foti
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HeyCrates x Mali weil | ph Matteo De Nando
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wood crate | ph Matteo De Nando

Courtesy HeyCrates
Cover: HeyCrates x Luertìs – furniture_ Mini by Riccardo Gianduzzo x HeyCrates_ph Cesare Lopopolo e Anna Vezzosi

L’allestimento autoriale secondo HeyCrates
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L’allestimento autoriale secondo HeyCrates
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Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese

Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese

Collater.al Contributors · 3 giorni fa · Design

Massproduction è uno studio di designer svedese che nel 2009 ha preso una decisione drastica: slegarsi dalle dinamiche pressante delle pubbliche relazioni nel design e fondare una realtà che si concentra sulla relazione fra oggetto e contesto. Per mettere in pratica questa visione hanno deciso di impugnare tutto il processo produttivo: dalla produzione fino al marketing. Oggi, in occasione del debutto della colorway rossa di Harry, vogliamo raccontare l’ispirazione dietro a uno dei pezzi più interessanti realizzati da Massproductions.

harry massproduction

Riconoscete qualcosa nelle fattezze di Harry, lo sgabello di Massproduction? Ci sono due elementi legati all’immaginario giapponese: le tecniche tradizionali di giunzione nipponiche e la struttura del Torii – il portale d’accesso ai santuari shintoisti. «Volevo creare qualcosa in legno laminato, utilizzando forme molto semplici per rendere tridimensionale qualcosa di piuttosto bidimensionale. Ma stavo avendo difficoltà a capire come unire la seduta e la base, perché le laminazioni sono abbastanza sottili, il che rende difficile l’uso di colla o viti. Alla fine, ho semplicemente usato cunei di legno per tenerli insieme, conferendo al pezzo una piacevole sensazione tattile» ci racconta Chris Martin, Designer-In-Chief da Massproductions.

Guardando Harry, sono due gli elementi laminati tenuti insieme da due solidi cuni di legno. Il risultato è uno sgabello semplice e funzionale che fornisce la versatilità necessaria per utilizzi diversi. Non solo sgabello ma anche poggiapiedi e tavolino laterale, l’ideale per chi vive gli spazi senza etichette e in modo un pò confusionario.

Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese
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Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese
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