Iconic Stacks, la campagna di Leo Burnett x McDonald’s

Iconic Stacks, la campagna di Leo Burnett x McDonald’s

Giulia Pacciardi · 3 settimane fa · Art

Se pensiamo ai brand e al modo in cui pubblicizzano i loro prodotti la prima cosa che ci viene in mente sono i loghi.
I loghi accompagnati da colori, immagini del prodotto, claim e jingle che risuonano nelle nostre teste fino alla sfinimento.
Ecco, questo e ciò a cui le multinazionali di ogni settore ci hanno abituati e forse, proprio grazie a questo lavoro accomunabile solo al funzionamento di un martello pneumatico, è quello che ha permesso alla pluripremiata agenzia pubblicitaria Leo Burnett London di poter fare l’esatto contrario e raggiungere comunque il suo obiettivo.

Con l’aiuto del designer David Schwen, il team di creativi ha spogliato McDonald’s di tutto ciò che, dal punto di vista pubblicitario, lo ha sempre caratterizzato creando la campagna Iconic Stacks e raccontando i prodotti del fast food solo ed unicamente attraverso i suoi ingredienti elencati a parole.
Il lavoro si ispira al progetto di Schwen, direttore dello studio di design Dschwen di Minneapolis, Type Sandwiches, una serie di poster tipografici in cui gli ingredienti dei panini vengono citati secondo l’ordine corretto di preparazione.

La stessa tecnica è stata utilizzata per la campagna realizzata da Leo Burnett per McDonald’s, dove tutti i pasti più iconici della catena statunitense sono stati riprodotti utilizzando solo pile di parole nel font originale utilizzato da Schwen, il riconoscibilissimo Helvetica.

La parola chiave dell’intera campagna Iconic Stacks è semplicità, una scelta però resa possibile solo dalla riconoscibilità del brand e dei prodotti che da sempre crea per i suoi clienti.

“When people have such a strong relationship with a particular product or company, sometimes the best approach is to let them remember that for themselves rather than tell them what we think.”

Iconic Stacks, la campagna di Leo Burnett x McDonald’s
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Windows, i finestrini degli aerei nei dipinti di Jim Darling

Windows, i finestrini degli aerei nei dipinti di Jim Darling

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Esistono due tipi di persone: corridoio e finestrino. Il pittore americano Jim Darling fa sicuramente parte della seconda e a confermarlo è il suo progetto intitolato Windows

Si tratta di una serie di dipinti in cui il solo e unico soggetto è il finestrino dell’aereo e il paesaggio che si vede attraverso esso. 

Paesaggi al tramonto, all’alba o di notte, pianure, spiagge, città e distese d’acqua viste dall’alto. La serie Windows ci invita a riflettere su quello che abbiamo attorno a noi e ci sprona a fare attenzione a ciò che scorre accanto a noi ogni giorno e che rischiamo di perderci. 

Sembra che tutti concordino sul fatto che il mondo visto dal finestrino dell’aereo e allora i dipinti di Jim Darling non possono non piacervi. 

Windows, i finestrini degli aerei nei dipinti di Jim Darling
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Windows, i finestrini degli aerei nei dipinti di Jim Darling
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Super Bowl 2020: i migliori spot

Super Bowl 2020: i migliori spot

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Il Super Bowl 2020 ha visto trionfare i Kansas City Chiefs contro i San Francisco 49ers, ma come spesso accade durante un evento di grande richiamo come questo tutto ciò che gli fa da contorno finisce per essere più importante. E allora, rivediamo insieme gli spot migliori che hanno animato la serata! 

Microsoft – Be The One / Katie Sowers

Protagonista dello spot dell’azienda americana è Katie Sowers, Assistant Coach dei San Francisco 49ers e prima donna ad allenare una squadra durante il Super Bowl. 

I’m not trying to be the best female coach.
I’m trying to be the best coach.

Hyundai – Smaht Pahk

Chris Evans, John Krasinski, Rachel Dratch e David “Big Papi” Ortiz fanno scintille nello spot firmato Hyundai. Parcheggiare non è mai stato così facile e divertente! 

Jeep – Groundhog Day 

Bill Murray, 69 anni e più voglia di vivere di tutti noi messi insieme. 

Budweiser – Tipica American 

Sebbene in questo preciso momento storico potremmo trovare mille motivi per essere contenti di non essere americani, Budweiser ci mostra che non è così male e che, in fondo, un americano ha altrettanti motivi per essere orgoglioso del proprio Paese. 

Google – Loretta 

Google punta tutto sui ricordi e, ancora una volta, fa centro. 

MNT DEW Zero Sugar – “As good as the original” 

È Bryan Cranston il volto scelto da Mountain Dew per lo spot di quest’anno, in cui lo vediamo rifare la famosa scena di The Shining in cui Jack Nicholson spacca la porta con un’ascia. Chiusa in bagno c’è niente meno che Tracee Ellis Ross. Come finisce? Non ve lo spoilero, dovete vederlo! 

Porsche – The Heist 

Più che uno spot, quello di Porsche è un vero e proprio corto d’azione. C’è un furto, una spietata caccia al ladro, paesaggi mozzafiato e soprattutto auto da sogno. Fast and Furious?! Lasciate perdere, meglio questo!  

Pringles – Rick and Morty 

Rick e Summer scoprono di essere intrappolati in uno spot Pringles e circondati da dei Morty meccanici ossessionati dai nuovi gusti delle patatine. Morirete dalla risate! 

Hard Rock – Big Game Commerial

La regina indiscussa di questo Super Bowl 2020 è stata assoldata da Hard Rock per il suo spot. Il set è il nuovo Seminole Hard Rock Hotel & Casino e a fare da spalla a JLo niente meno che il marito A-Rod, DJ Hhaled, Pitbull e Steven Van Zandt

Rocket Mortage – Jason Mamoa

Come sarebbe Jason Mamoa senza il suo fisico statuario, senza i suoi muscoli e, soprattutto, senza la sua chioma selvaggia? Scoprirlo è stato divertente, ma fortunatamente è tutto frutto di effetti speciali. 

Genesis USA – Going Away Party ft. John Legend and Chrissy Teigen

Una delle coppie più amate di Hollywood e un suv di lusso. Impossibile non fare centro con una combo del genere. 

Audi presents: Let it go 

Il solo fatto di vedere Maisie Williams, la piccola di famiglia Stark, dietro a un volante fa già un certo effetto. Seguirla mentre canta Let it go di Frozen driblando il traffico è quasi surreale! 

Michelob Ultra – Jimmy Works It Out

Lo showman per eccellenza e il wrestler più conosciuto sono compagni di allenamento. E la differenza si vede, per fortuna alla fine di ogni sessione c’è una bella Michelob Ultra ad attenderli. 

Alexa

Ma come facevano le persone prima di Alexa? Ellen DeGeneres e Portia de Rossi si domandano all’inizio dello spot di Amazon. Non potete immaginarvi che cosa si sono inventati per dare una risposta a questo quesito. 

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Panolo Blahnik, le bready shoes di Na Kim e June Park

Panolo Blahnik, le bready shoes di Na Kim e June Park

Giulia Pacciardi · 3 settimane fa · Art

Prendete uno dei brand di scarpe da donna più celebri del mondo, sostituite la sua iniziale e il gioco è fatto.
Da Manolo Blahnik a Panolo Blahnik il passo è breve, soprattutto quando gli ideatori del progetto sono due book cover designer con base a New York pieni di fantasia e di tanti pranzi, soprattutto quelli che intervallano le giornate lavorative, non proprio colmi di gioia e divertimento ma solo di noiose lunchbox consumate davanti ad un computer.

Ma Na Kim e June Park non si sono lasciati scoraggiare e quella che, durante un pranzo a settembre, sembrava essere solo una fetta di pane a forma di scarpa, oggi è diventata la base del loro ironico progetto.

Giorno dopo giorno, utilizzano la loro immaginazione per dare vita a nuovi modelli la cui costruzione diventa sempre più complicata, andando ad aggiungere anche altri elementi che collezionano e tengono da parte fino al momento giusto, certi che arriverà.
È cosi che il quadratino di un Loacker diventa il dettaglio di una ballerina, un biscotto quello di una sneaker e tre ciambelline il tacco alto di una décolleté.

Nonostante la pratica e il tempo che dedicano a questo progetto collaterale, Na Kim e June Park ci tengono a sottolineare come tutto questo sia solo un gioco e un’attività utile per incanalare la loro creatività in più modi possibili, sfidarla e rimanere sempre attivi.

Un progetto simile ma con materiali completamente diversi è quello di Nicole McLaughlin, leggi qui per scoprire di più!

Panolo Blahnik, le bready shoes di Na Kim e June Park
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Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva

Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva

Emanuele D'Angelo · 3 settimane fa · Art

L’ultima spettacolare e controversa installazione di Vincent Leroy si chiama “illusion leans” e  si trova esattamente all’eliporto di Mori Tower a Tokyo.
Leroy, erede del cinetismo francese, realizza opere che coinvolgono tutto l’ambiente circostante, si è fatto conoscere nel mondo dell’arte internazionale per le sue sculture in movimento.

L’artista che spezza ogni ritmo e lentamente coinvolge chi guarda dentro la sua personale dimensione, dopo aver frammentato l’architettura novecentesca di Parigi, ritorna nuovamente in Giappone.
Circa un mese fa a Kyoto, è stato capace di trasformare il Gion district  in un universo onirico creando con le sue lenti sfocate un enigmatico e irriverente gioco di prospettive, coadiuvato anche dagli effetti audio di Adorable studio.

Per l’installazione, Leroy ha utilizzato le lenti di Fresnel, inventate dall’omonimo fisico che permettono la costruzione di ottiche senza l’ingombro, lo spessore ed il peso del materiale necessario per costruire una lente sferica convenzionale di equivalente potere diottrico.
A causa della frammentazione che introduce nelle immagini, la lente è utilizzata dove sia importante ridurre il peso dell’oggetto anche a scapito di una qualità nell’immagine ottimale.

Come nei suoi ultimi lavori, Vicent Leroy è capace di trasportarti delicatamente dalla realtà in un sogno fatto di immagini che riflettono in loop lo skyline di Tokyo.
Lontano, come desidera  lui stesso, dall’intenso rumore e dal caos e, invece, vicino alle nuvole e all’ambiente, nell’intento come nelle precedenti installazioni di coinvolgere chi guarda l’opera dentro l’universo dell’artista, alla ricerca della propria armonia interna frazionata dalle sue lenti.

Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva
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