La nostra intervista a Stephen Ajao, fondatore di Uneasyness

La nostra intervista a Stephen Ajao, fondatore di Uneasyness

Giulia Pacciardi · 3 anni fa · Style

Quando si parla di brand emergenti, in un mercato in continua evoluzione e che appare quasi saturo come quello dello streetwear, lo si fa sempre con una certa dose di scetticismo.
Per ogni brand che nasce ce ne sono già due che combattono per fare la differenza, per risultare voci soliste in un coro arrogante che urla tantissimo.
Ma non è questo il caso di Uneasyness, brand fondato da Stephen Ajao, che con tre collezioni all’attivo, e una che sta per nascere, sa bene cosa vuole e come raccontarlo.
Con le sue tre collezioni passate, Elusive Beauty, Lost in the World e Altered Existence ha iniziato un lavoro che, come ci ha raccontato, non si focalizza solo sul prodotto ma sul voler trasmettere l’intera cultura, visione e filosofia che si nasconde dietro i suoi capi.

Per sapere di più su Stephen e sul suo brand, non ti resta che leggere la nostra intervista e dare un occhio alle sue collezioni che trovi qui sotto.

Raccontaci di te, del tuo background e di tutto quello che hai fatto prima di decidere di avviare un tuo brand.

Mi sono diplomato come geometra, poi mi sono iscritto all’università e ho cambiato totalmente, ho deciso di studiare Medicina. Poi ho avuto un crollo esistenziale e ho mollato. 
Al tempo avevo 20 anni e ho iniziato a farmi i miei viaggetti per capire cosa volevo fare, così sono approdato al product design. Avendo fatto gli studi tecnici ero abbastanza bravo nel disegnare al computer e mi occupavo prettamente di prototipi in 3D. Quello del 3D era un mercato super emergente, la situazione era abbastanza dinamica solo che, anche lì, dopo un anno mi sono stufato perché non avere la possibilità di usare la propria creatività è un po’ come essere sempre legati a una sedia. 
Essendo sempre stato un grande appassionato di vestiti, per provocarmi mia mamma mi disse di farmi fare qualche camicia su misura dalla nostra sarta di famiglia.
Ho seguito il suo consiglio e ho cominciato a disegnare e a farmi confezionare questi pezzi unici. 

Ero appena tornato a Mantova e con i miei amici organizzavo eventi di musica elettronica ed entrò nel nostro gruppo un ragazzo che a quel tempo aprì un negozio in centro città e aveva quasi tutti i brand d’avantgarde. Fatalità, durante una serata gli piacque una mia camicia, mi chiese di chi fosse, io gli dissi che era mia e da quel momento cominciò a prendere le mie camicie e venderle da lui.
Così senza motivo mi sono detto che se la facevo funzionare a Mantova potevo farla funzionare anche a Milano dove potevo lavorare a un mio brand e così, dall’oggi al domani, è stato.

Il mondo dello streetwear è in continua evoluzione e il mercato diventa sempre più competitivo, quali credi siano gli elementi in grado di determinare il successo di una collezione o, più in generale, di un brand?

È difficile a dirsi. Per quello che è la storia io penso che sia essenziale per un brand cercare di trasmettere un certo tipo di cultura, di filosofia o un certo tipo di visione che abbia senso e si differenzi dagli altri.
Credo che per avere successo sia essenziale che la gente riesca a percepire tutto quello che sta al dì fuori del brand che non è il prodotto.

Quindi tutto il suo contorno, ci deve essere una base a livello culturale, una visione comune. 

Sì, poi è più complicato perché adesso se uno fa un bel lavoro di marketing o di product placement comunque il brand viene conosciuto, però è una cosa che va a snaturare tutto quello che è il mondo dello streetwear. Secondo me, per far sì che un brand prosperi nel tempo, è essenziale che ci sia un rapporto diretto tra le persone che lavorano nel brand e quello che loro trasmettono e fanno a livello culturale. 
Quello che voglio e spero di fare io con il mio brand è fare qualcosa di innovativo, ed essere innovativi non vuol dire fare sempre cose nuove. Essere reali perché, alla fine, la persona che ti compra non compra solo perché gli piace il tuo capo, lo fa anche per la filosofia e quello che trasmette il brand.

Quali sono le tue principali fonti d’ispirazione e come funziona il tuo processo creativo?

Beh l’ispirazione è un po’ strana, io guardo sempre a tutto ciò che può essere considerato nuovo.
La mia prima fonte è sicuramente la musica, fino a rompere le scatole a tutti. Io sono quello che si sveglia, fa colazione, si lavo i denti e ha già la traccia che vuole ascoltare in testa. Poi la storia, leggo un sacco di libri che raccontano di storie di artisti, designer, stilisti, ecc. storie di prodotti, storie di come i prodotti sono entrati nella nostra vita quotidiana. 
La musica elettronica, quadri, più o meno questo. 

Cosa succede quando ti approcci alla creazione di una collezione? 

È come se sentissi delle cose a pelle, nello stomaco e cercassi di dar loro un senso il più largo possibile.
Inizio sempre interrogandomi su qualcosa, la domanda mi gira in testa tutto il giorno e comincio a cercare delle risposte, è il mio punto di partenza.

L’idea di Lost in the World, che è anche la canzone di Kanye West, nasce in un periodo in cui facevo un sacco di graffiti per strada, avevo iniziato a ristudiare un po’ la storia dei graffiti, delle crew che mi interessavano di più come i 1up di Berlino e i più grandi come Banksy, Bansky in realtà no (ride). Quelli più conosciuti della nostra era e poi essendo uno che ha un sacco di dilemmi esistenziali mi sono detto “beh secondo me l’idea di incappucciarsi di notte e andare a scrivere sui muri, vuol dire che devi sentirti proprio solo nel mondo”. Da questo pensiero è nata questa collezione. In quel periodo lì ascoltavo sempre l’album Oxymoron (Schoolboy Q) e sulla copertina c’è lui tutto bendato, all’inizio era famoso perché si vestiva old school, allora sono andato a vedere quali erano i cinque capi più utilizzati negli anni ’80, quando partì il movimento, e mi venne l’idea di ridare lustro a questi capi, di fargli fare un upgrade a livello di tessuti e di qualità, di dargli il mio taglio personale, quella verve classica che deve avere Uneasyness, e così nasce la collezione. 

C’è un personaggio iconico, del passato o del presente, che vorresti vedere indossare i tuoi capi? 

Non saprei, così su due piedi ti direi che forse non c’è perché magari ancora non esiste.

E un personaggi che magari rispecchia il tuo stile e che sarebbe perfetto per le tue creazioni?

Forse Moodymann, perché anche come personalità sento che è un artista abbastanza affine alla mia personalità, che ha fatto un lavoro culturale super interessante, lui è nella prima schiera di quelli che hanno lanciato la musica elettronica nel mainstream mondiale, che è sempre stato ai margini della scena dei media, suona quasi sempre col volto coperto ed è uno che se ne frega di tutto e quando suona non segue mai le direzioni artistiche ma suona per il piacere di suonare quello che lui vuole. Anarchico al 100%. Lui potrebbe essere uno che mi piacerebbe vestire. 

Progetti futuri?
Beh, far sfondare il brand è il primo. 
Poi io sono un grafico, faccio graffiti, tag e sono innamorato delle lettere mi piace un sacco l’arte della parola in tutti i sensi, quindi la mia idea sarebbe quella di fare un’esposizione delle mie grafiche su larga scala, vediamo se riuscirò a farlo, sicuramente non sarà quest’anno, e se dovesse essere quest’anno vuol dire che mi è andata davvero di culo. Questo è il mio progetto parallelo più forte al momento. 
Cominciare a far qualcosa con l’azienda con cui sto collaborando Wonderglass, con cui mi misuro con i migliori designer del prodotto del mondo quindi credo che ci vorrà diverso tempo. 

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Quella noia mortale delle code in autostrada

Quella noia mortale delle code in autostrada

Chiara Sabella · 3 giorni fa · Art

Quando rimaniamo imbottigliati nel traffico siamo tutti uguali, ognuno nella sua auto avverte un fastidio universale, si intrattiene come può e aspetta. Questa situazione diventa un viaggio immaginario in Jamming, l’ultimo racconto illustrato del designer Sebastian König, che raffigura il viaggio in macchina come un’ironica avventura.  

Tutto si ambienta nell’Autobahn, il sistema autostradale tedesco e parte dei ricordi d’infanzia di König. Qui il tempo si dilata e viene scandito da piccole gag, tra le aree di sosta, le carovane di automobilisti e le stazioni di servizio. “É come un nuovo mondo in cui entri, quando sei sulla strada se rimani bloccato non c’è modo di scappare, tu e gli altri guidatori dovete accettare nuove regole” spiega l’illustratore in un’intervista a It’s Nice That. 

Lavorando per semplificazione di forme e colori, König utilizza uno stile minimal e texture granulose che ricordano la cartapesta. L’estetica rétro rimanda volutamente alla “scatolosità delle vecchie auto” e alla “brutta bellezza” delle infrastrutture contemporanee, che da sempre affascinano l’illustratore. Per l’artista, nonostante la loro artificialità i paesaggi costruiti dall’uomo, come le autostrade, rappresentano un luogo d’incontro e un punto di vista inedito da cui riscoprire l’umanità. 

Un lungo viaggio in auto comporta anche una serie di esigenze collaterali, dal dover sgranchire le gambe con una passeggiata nel traffico, alle liti tra i bambini piccoli che condividono la noia e il piccolo spazio. Sono bisogni primari, spesso urgenti, che mostrano l’aspetto più umano dei nostri viaggi e danno al racconto il sapore di un diario di sopravvivenza. 
Gli sketch comici rappresentano la varietà delle situazioni attraverso dettagli semplici e ironici che rendono unica ogni mini serie, mostrandoci l’autostrada da ogni punto di vista. 
Da veterano dei viaggi in auto, König prende spunto dalle proprie esperienze divertenti, puntando sull’umorismo e la goffaggine di certe situazioni. Un modo di ridere dei propri disagi, quando le code e gli incidenti mettono fretta anche se realmente non abbiamo niente di urgente da fare.

Quella noia mortale delle code in autostrada
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Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Art

All’interno del corpo umano, dalla testa ai piedi, ci sono circa 100000 chilometri tra vene e altri vasi sanguigni. Un reticolo fittissimo di canali, che come le vie di una città porta il sangue a tutti gli organi, tenendoli in vita e rigenerandoli. Partendo da questo concept l’artista Gabriele Mundula ha realizzato “Sorgente Urbana”.
L’opera d’arte interattiva affronta il tema dello spopolamento delle aree rurali e dei piccoli borghi italiani, in particolare quelli del Sud Italia. A Noci (Bari), in occasione del festival Esseri Urbani 2021, Mundula ha teso lungo le vie del borgo un reticolo di corde rosse di diversi spessori, simili a vene. Annodate a balconi, grondaie e finestre, le corde scorrono sopra le teste di coloro che camminano tra i vicoli, creando un legame corrisposto tra città e persone.

Alcune delle corde di “Sorgente Urbana” sono state lasciate libere, a disposizione dei cittadini, che potevano tirarle tendendo tutta la struttura. Si ricrea il momento in cui le vene pompano sangue dando energia a tutto il corpo, solo nell’interazione tra uomo e contesto l’opera si completa.
L’idea di Gabriele Mundula oltre ad essere molto scenografica è una lettura simbolica del significato delle tradizioni. Tirare le corde o unire pietre di case vicine crea un legame fisico e generazionale, la città diventa un nucleo che dipende dall’insieme di piccole identità, di nodi, collegati da corde tese.

Gabriele Mundula | Collater.al
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Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere

Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere

Giulia Guido · 4 ore fa · Art

La prima volta che abbiamo parlato di Pascal Campion è stato ormai 4 anni fa. Già al tempo l’illustratore franco-statunitense era seguitissimo a livello internazionale e contava importanti collaborazioni con testate e brand come New Yorker, Dreamworks Animation, Warner Bros, Hasbro, Paramount Pictures, Disney Feature, Disney Toons, PBS e molti altri.
Durante tutti questi anni lo abbiamo sempre seguito, come dei veri e propri fan, apprezzando la delicatezza e la puntualità con cui, attraverso i colori, ha sempre dimostrato di saper interpretare il mondo. I suoi sono scorci in cui anche se c’è il lockdown e siamo chiusi in casa ci piacerebbe vivere. 

Nel tempo la sua arte e il suo talento si sono adattati a diversi format e supporti, dalla carta alle illustrazioni digitali, fino a lavorare per la televisione e il cinema. Ora le sue opere, che ogni volta sembrano ricordarci che la semplicità delle forme e delle emozioni non passa mai di moda, sono arrivate in Italia in una forma tutta nuova. 

Lo scorso sabato, 27 novembre, la piazza di Lovere, un paesino che si affaccia sul Lago d’Iseo e che rientra ne “I Borghi più belli d’Italia”, si è illuminata con uno spettacolo di proiezioni a tema natalizio. Non è la prima volta che uno spettacolo di questo genere approda in Italia, basti solo pensare alle illuminazioni di Como, ma anche solo al fatto che a Lovere è il decimo anno di fila che si opta per una manifestazione di questo tipo. 

La particolarità è però che per quest’anno i lavori proiettati su una superficie di 10.000 metri quadrati sono proprio di Pascal Campion che come sempre è riuscito a racchiudere in immagini comprensibili da adulti e bambini la magia del Natale. 

Da sabato fino a domenica 9 gennaio sarà possibile vedere il gioco di luci e proiezioni ogni sera da quando tramonta il sole fino a mezzanotte, ma non finisce qui. Infatti, in questo periodo il comune di Lovere accoglierà l’artista che si recherà di persona a vedere le sue creazioni. 

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Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”

Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”

Tommaso Berra · 3 ore fa · Art

In occasione dell’uscita dell’ultimo album di Drake “Certified Lover Boy”, il rapper canadese aveva collaborato per la copertina nientemeno che con Damien Hirst. La copertina disegnata dall’artista inglese prevedeva 12 emoji di donne incinte, diventando presto una delle cover più discusse nel momento della sua uscita e base per meme di ogni genere.
Ora Hirst ha presentato la serie “Great Expectations“, una raccolta di 10000 NFT che creano altrettante variazioni della cover di CLB. Negli artwork le donne sono modificate da piccoli dettagli come teschi, fiocchi, occhiali o cappelli, o con sfondi realizzati da Hirst.
La vera notizia riguardo “Great Expectations” è che gli artwork saranno disponibili a tutti, gratuitamente per coloro che hanno acquistato la collezione NFT di luglio di Damien Hirst intitolata “The Currency“.

“La mia speranza è che con questo regalo gratuito possiate condividere e provare l’eccitazione che provo per gli NFTS e il mondo digitale, lo adoro!” ha dichiarato l’artista spiegando il significato del progetto, promosso anche da Drake.
Nel post pubblicato su Instagram, Hirst spiega bene le intenzioni del progetto, della volontà di renderlo “ottimista e speranzoso, internazionale, incredibile ma anche senza tempo”.
Tutti i dettagli per ottenere uno degli NFT di Hirst ispirati a “Certified Lover Boy” sono qui, mentre alcuni utenti hanno già messo in vendita la loro copia a quasi quattromila euro.

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