Style Il thriller che non esiste: così Margiela presenta la FW26
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Il thriller che non esiste: così Margiela presenta la FW26

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Arianna Maria Leva

“Who are you?”. È la domanda che accompagna Anonymity, il nuovo progetto audiovisivo di Maison Margiela, diretto da Thibaut Grevet e interpretato da Rebecca Hall. Ma la risposta, almeno questa volta, non arriva attraverso un film tradizionale: Anonymity è infatti il trailer di un thriller psicologico che non esiste. Un film immaginario costruito intorno a una domanda molto reale: quanto dell’identità che mostriamo appartiene davvero a noi?

Maison Margiela torna a usare il cinema come spazio di ricerca. Dopo Joy, il cortometraggio realizzato per la Primavera/Estate 2026 con il compositore Max Richter e un’orchestra di 43 giovani musicisti. Il titolo dice già molto. Anonymity sembra tornare a uno dei principi attraverso cui Maison Margiela ha costruito la propria identità: la possibilità di creare senza mettere necessariamente l’autore al centro. L’anonimato, per Margiela, non è infatti soltanto una questione di immagine. Fin dagli esordi della maison, il volto è stato progressivamente sottratto alla scena: nelle prime sfilate del 1988 le modelle apparivano con il viso coperto da veli, mentre negli anni successivi maschere, tessuti e dispositivi di occultamento sarebbero diventati parte integrante del vocabolario della casa.

È una scelta particolarmente significativa se si pensa alla figura di Martin Margiela, che per tutta la sua carriera ha rifiutato la tradizionale esposizione mediatica dello stilista. Il suo volto non è mai diventato il logo della maison: al contrario, Margiela ha costruito una delle identità più riconoscibili della moda contemporanea proprio attraverso la propria assenza.

Anonymity arriva quindi come un’estensione naturale di questa ricerca, ma anche come un suo possibile rovesciamento. Se la moda ha permesso a Margiela di nascondere il corpo e il volto, il cinema offre ora alla maison un altro linguaggio con cui interrogare ciò che rimane quando l’identità viene sottratta. È forse questo il punto più interessante di Anonymity. In un momento in cui moda e cinema sembrano inseguire continuamente volti, personalità e riconoscibilità, Maison Margiela sceglie ancora una volta la direzione opposta: trasformare l’assenza in linguaggio.

È qui che il progetto si allontana dalla classica campagna di moda. Maison Margiela non utilizza il cinema soltanto per presentare una collezione, ma costruisce un piccolo dispositivo narrativo attorno ai propri codici. La collezione Fall–Winter 2026, presentata a Shanghai, non viene semplicemente mostrata: entra nella costruzione del thriller e diventa parte del modo in cui il personaggio di Rebecca Hall prende forma.

Il guardaroba segue infatti la stessa logica di trasformazione che attraversa il film: ciò che appare riconoscibile viene coperto, alterato, ricomposto. Anche i look quindi diventano parte della narrazione, second Skin, tessuti recuperati, superfici trattate con la tecnica Bianchetto e soprattutto le maschere artigianali realizzate dall’atelier della maison non funzionano come semplice styling: contribuiscono alla trasformazione di Rebecca Hall nel proprio alter ego. In questo modo la collezione non interrompe la narrazione per diventare “moda”, ma ne diventa uno degli strumenti. Gli abiti contribuiscono a costruire l’identità dei personaggi e, allo stesso tempo, a metterla in discussione.

In un sistema della moda sempre più fondato sulla presenza dei volti, sui social e sulla personalità di chi indossa o crea un abito, Anonymity sceglie di complicare proprio quella certezza. La domanda “Who are you?” non riguarda soltanto Rebecca Hall e nemmeno soltanto Margiela. Riguarda il modo in cui oggi costruiamo un’immagine di noi stessi e quanto rapidamente quell’immagine finisca per diventare un personaggio.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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