È facile pensare che un’insegna pubblicitaria sia solo qualcosa di potenzialmente kitsch, un’esplosione di caratteri e colori piazzata lì per venderci qualcosa di cui non abbiamo davvero bisogno. Ma nel progetto fotografico Urban Tattoo – “This is beautiful.”, il fotografo Jung Ui Lee ci invita a guardare più a fondo, a leggere dentro le stratificazioni visive delle città satellite della Corea del Sud come Suwon, nate negli anni ’90 per decongestionare una Seoul già troppo affollata.

Queste città, costruite in fretta e senza particolare attenzione all’estetica, sono oggi la tela vivente di un paesaggio urbano tutto coreano, dove le insegne commerciali si sovrappongono come tatuaggi su una pelle viva e mutevole. Colori saturi, tipografie urlate, luci al neon: un caos apparente che racconta invece storie di resistenza, di sogni, di persone che cercano di costruirsi una vita, un futuro, una felicità.

Lee fotografa le facciate di questi edifici come se fossero manifesti dell’ambizione umana. Ogni insegna è la voce di un piccolo commerciante che cerca di farsi notare, di sopravvivere in un’economia spietata dove solo il 38% delle piccole imprese riesce a durare più di tre anni. In questo contesto, l’estetica non è fine a sé stessa, ma è uno strumento, un’arma, un atto di volontà.

Le immagini di Urban Tattoo sembrano catturare un’energia collettiva: un “rumore visivo” che però non è disordine, ma linguaggio. Un linguaggio che il governo sudcoreano ha iniziato a reprimere, classificando queste insegne come “inquinamento urbano” e promettendo di regolarne l’uso. Ecco perché il lavoro di Jung Ui Lee assume un’urgenza documentaristica: queste superfici colorate, così vive e stratificate, potrebbero scomparire da un giorno all’altro.

Nel frattempo, le facciate continuano a cambiare. Gli affitti aumentano, i negozi chiudono, altri aprono, e con loro arrivano nuove insegne, nuovi colori, nuove speranze. Lee cattura questo flusso incessante, questo ciclo continuo di cancellazione e riscrittura, come un archivio emotivo di un’urbanità che non chiede di essere bella, ma di essere vista.





Gli scatti di Jung Ui Lee sono in mostra al Fotografia Calabria Festival fino al 12 ottobre.
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