Per Lim Wootek, fondatore di STUDIO EGOSYSTEM, la spazzatura non è mai davvero da buttare. È materia sospesa e potenziale in attesa di essere riattivato. Con Dip, la sua nuova collezione, il designer mette in discussione l’idea stessa di riciclo, scegliendo di non distruggere ma di conservare.

Il progetto parte da oggetti comuni, quotidiani, spesso obsoleti. Invece di smontarli o trasformarli fino a renderli irriconoscibili, Wootek li immerge nella resina, li incapsula in una colata solida che ne blocca la forma e ne cristallizza la storia. È un gesto quasi archeologico: non si cancella il passato dell’oggetto, lo si rende visibile.

Un iMac diventa così lo schienale di una sedia. Il monitor resta lì, riconoscibile, mentre tastiera e contenitori di memoria si trasformano nella seduta. La tecnologia, simbolo di velocità e aggiornamento continuo, viene congelata in una nuova funzione, più lenta, più fisica. Non è nostalgia, ma consapevolezza dell’obsolescenza programmata che governa il nostro rapporto con i dispositivi.

Altrove, uno sgabello da studio si solidifica in una seduta triangolare compatta, quasi primitiva. Uno specchio regolabile perde la sua funzione riflettente, soffocata dalla trasparenza lattiginosa della resina, e si trasforma in pura scultura. L’oggetto smette di servire e inizia a esistere.

“Dip” si oppone alla logica del riciclo tradizionale, che frammenta e riassembla fino a cancellare ogni traccia dell’identità originaria. Qui il processo è un casting: la resina diventa pelle, teca, reliquiario. Ogni graffio, ogni segno d’uso resta intrappolato, trasformato in valore estetico.

