Riturné, in dialetto piemontese, si riferisce al tentativo di preservare e perpetuare un legame vivo con un passato che sta diventando storia. Una parola che dà nome anche al progetto fotografico di Mauro Curti e che parla proprio di questo, di congelare piccoli frammenti prima che si sciolgano e che si perdano. «Con Riturné affronto il ritorno a casa sentendo il bisogno di stabilire una nuova connessione con la mia terra natale, dopo diversi anni vissuti all’estero» racconta il fotografo.

Nelle immagini di Curti si vedono al microscopio le relazioni uomo-terra, i propri conflitti e la ricerca di un’identità legata al concetto di famiglia e di appartenenza. Qualcosa che ha a che fare con tutti noi. Per il fotografo, questo è un progetto particolarmente personale che parla delle sue origini, del luogo dove è cresciuto – Bene Vagienna, in provincia di Cuneo – e della sua gente.


La ruralità nella fotografia di Mauro Curti
Il punto di svolta per il percorso fotografico di Curti, quindi, è legato a doppio filo con la ruralità. «La vita quotidiana e ordinaria in un processo creativo influenzato dallo stare all’aria aperta e dall’esplorare l’ambiente circostante, senza alcun tipo di confine geopolitico» – è così che il fotografo racconta come concepisce e di come agisce nella fotografia.



Insomma, Riturné ci avvicina a un’atmosfera sicuramente rurale che ci riconnette con il concetto di terra, quotidianità fuori dal concetto di metropoli per come lo conosciamo. La delicatezza e l’accuratezza di degli scatti di questa serie ci incuriosiscono e ci avvicinano a qualcosa che sembra stia scomparendo sempre più velocemente.



