Il bisogno di solitudine nell’opera di Lossapardo

Il bisogno di solitudine nell’opera di Lossapardo

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Lossapardo è un giovane artista francese la cui arte spazia dalla pittura, alla musica, all’animazione.
Nella sua ultima serie riesce a unire queste tre differenti forme per raccontare la solitudine.

L’artista parigino non vuole mostrare la solitudine nella sua accezione negativa, ma vuole parlare di quel bisogno di stare con sé stessi, scollegati da tutto e da tutti. La rappresentazione è semplice, un appartamento vuoto in una notte uggiosa, televisore spento, telefono abbandonato da qualche parte.
I colori cupi e i giochi tra luci e ombre rendono l’atmosfera ancora più intima, più privata.

Ma il suo lavoro non si limita ai dipinti, a questa serie di opere ha abbinato due tracce musicali Home Alone (10.01 pm) e Sleep (3 am) che potete trovare su Spotify.

Con la sua opera Lossapardo prova a donarci il pretesto perfetto per goderci un momento di solitudine guardano i suoi dipinti ed ascoltando la sua musica.

Se volete vedere altri suoi lavori andare sul suo profilo Instagram.

   

Il bisogno di solitudine nell’opera di Lossapardo
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Astro Odv/Cbs crea pazzeschi portali geometrici

Astro Odv/Cbs crea pazzeschi portali geometrici

Claudia Fuggetti · 1 anno fa · Art

Astro Odv Cbs è uno street artist di Parigi attivo dai primi anni 2000 che ha fatto della combinazione di curve, calligrafia e forme dinamiche, un tratto distintivo. Il suo stile è stato influenzato da artisti come Hartung, Vasarely e Mucha e si basa sull’illusione ottica di disegni geometrici combinati con effetti tridimensionali. Enormi muri e grandi facciate di palazzi diventano la tela perfetta su cui aprire dei veri e propri portali, che invitano lo spettatore ad entrare in un’altra dimensione, in questo modo Astro cambia l’intera percezione dell’architettura di una struttura, ingannando chi guarda le sue opere .

Nel 2006 l’artista ha anche ideato una nuova tecnica chiamata “CelloGraff” creata insime a Kanos, che consiste nella stampa di un’opera su film stretch (cellophane), ciò fa di lui un vero e proprio sperimentatore, sempre alla ricerca di nuove soluzioni espressive. Astro ha partecipato a numerosi festival internazionali e fa parte del collettivo CBS, di Los Angeles.

Sulla sua pagina Instagram trovi altri lavori che ti faranno venir voglia di oltrepassare il muro.

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Astro Odv/Cbs crea pazzeschi portali geometrici
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Short video for Breakfast – The Chosen Generation, cosa scegli tra il Wi-Fi e la sopravvivenza?

Short video for Breakfast – The Chosen Generation, cosa scegli tra il Wi-Fi e la sopravvivenza?

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Ariel Victor, giovane illustratore e animator indonesiano, ha una visione abbastanza negativa del futuro. Nel corto animato The Chosen Generation seguiamo le vicende di sei ragazzi che vivono in un mondo post apocalittico.

La città non è più vivibile, è stata abbandonata e ha solo una cosa da offrire, il Wi-Fi. I protagonisti, però, sono troppo occupati a rimanere costantemente connessi alla rete e attivi sui social per rendersi conto della desolazione che li circonda.

La grande soluzione è andarsene, lasciare la città e quindi la connessione.
A me la scelta tra wi-fi e sopravvivenza non sembra complicata, saprei perfettamente cosa fare, ma non è lo stesso per i sei adolescenti.

In fondo, non tutti sono disposti a staccarsi completamente dal web.
Forse la paura di realizzare quanto sono soli, quanto tempo hanno sprecato è più forte della voglia di continuare a vivere, ma vivere davvero.

The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al The Chosen Generation | Collater.al

Short video for Breakfast – The Chosen Generation, cosa scegli tra il Wi-Fi e la sopravvivenza?
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The Machine Stops di Casey McKee è una storia di solitudine

The Machine Stops di Casey McKee è una storia di solitudine

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Quella di Casey McKee è un’arte in bilico tra pittura e fotografia. Dopo anni e anni di sperimentazioni e tentativi la sua tecnica ha raggiunto la perfezione, che possiamo vedere nella sua ultima serie di lavori The Machine Stops.

Casey è nato a Phoenix in Arizona per poi spostarsi a Berlino, dove oggi vive e lavora. Col tempo è riuscito a mettere a punto un processo creativo unico che unisce pittura e fotografia. Quest’ultima rappresenta la base del suo lavoro.
Grazie all’uso di emulsioni fotografiche liquide Casey è in grado di stampare le sue foto su diversi materiali. Iniziando dal legno grezzo e carta fatta a mano è arrivato a riuscire a stampare sulla tela. Da qui poi l’idea geniale, quella di incorporare la pittura, che man mano è diventata sempre più dominante.

L’interazione tra i due mezzi è talmente perfetta da non riuscire più a distinguere dove finisce la fotografia e inizia la pittura.

Un ottimo esempio è la sua ultima serie The Machine Stops. Il protagonista di queste opere è un astronauta solitario che vaga tra terre sconosciute. Il suo stato ricorda vagamente Meursault, il protagonista de Lo Straniero di Camus. Il titolo della serie riprende quello del romanzo omonimo di E.M. Foster, in cui le persone non sono più capaci di vivere sulla superficie della Terra.
Come l’astronauta che grazie alla migliore tecnologia riesce ad arrivare in luoghi lontani e sconosciuti, ma poi si ritrova solo, noi, grazie a internet e i social seguiamo e sappiamo tutto, ma rimanendo perennemente isolati. Per ricominciare l’unica soluzione è quella di fermare la macchina in cui siamo perennemente immersi.
Questa serie attualmente si trova alla galleria Space K di Seoul, dove rimarrà fino al 26 ottobre 2018.

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Il MacRo cambia aspetto grazie all’artwork Metamuseo di Greg Jager

Il MacRo cambia aspetto grazie all’artwork Metamuseo di Greg Jager

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

In occasione del nuovo allestimento del MacRo, il Museo d’arte contemporanea di Roma, curato dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla direzione di Giorgio de Finis, lo street artist Greg Jager ha realizzato Metamuseo.

Il murale prende spunto dall’idea dei responsabili del MacRo di rinnovare e rafforzare il rapporto tra il museo e i cittadini e si sviluppa su una superficie di 100m² partendo dell’ingresso. Per quest’opera Jager si è confrontato con il luogo che la ospita, costruendo un dialogo tra la sua arte e le architetture progettate da Odile Decq.

Nasce così un artwork grafico, caratterizzato da figure geometriche e con un rigoroso schema cromatico. Il nero e il grigio predominano nella lobby e nei percorsi sospesi, il rosso lo troviamo nell’auditorium e nello spazio dedicato alla caffetteria e il bianco, invece, è dedicato alle sale espositive.

Greg Jager riesce in questo modo a creare una dimensione astratta che il visitatore vive attraversando le gallerie e le sale del museo.

Dall’1° ottobre Metamuseo rientra tre le opere stabili del MacRo, visitabile nei giorni di apertura del museo.

Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al Metamuseo di Greg Jager | Collater.al

PH: Gianfranco Fortuna.

Il MacRo cambia aspetto grazie all’artwork Metamuseo di Greg Jager
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