Photography Trovare sé stessi secondo Marco Frattaruolo
Photographyreportage

Trovare sé stessi secondo Marco Frattaruolo

-
Anna Frattini

C’è un momento, durante ogni viaggio, in cui ci si accorge che la destinazione non è mai stata geografica. È esattamente lì che comincia Where I Met Myself – Portugal, il progetto fotografico di Marco Frattaruolo nato da un attraversamento solitario e intuitivo del Nord e del Centro del Portogallo.

Siamo tra settembre e ottobre 2024, e Porto è avvolta in una cortina di fumo. Gli incendi hanno trasformato il cielo, la cenere si deposita come un presagio. È da questo scenario quasi post-apocalittico che Marco Frattaruolo parte, senza mappe né obiettivi precisi. «Cercavo qualcosa», scrive, ma non sapeva ancora cosa.

Da lì il percorso si scompone in frammenti: Braga, Guimarães, Amarante. Città dove il tempo sembra avere smesso di correre, abitate da anziani che si muovono con lentezza, da facciate che raccontano secoli. Non c’è nostalgia, ma una strana calma. Una pausa necessaria prima di scivolare verso la costa.

La Silver Coast, infatti, è tutto tranne che placida. Dune selvagge, cieli agitati, surfisti inquieti per onde che non arrivano, fidanzate distratte che leggono libri, vecchie auto dimenticate al sole. Ogni dettaglio sembra provenire da un mondo parallelo in cui la realtà si è decentrata, lasciando spazio a una dimensione sospesa e rarefatta.

Il progetto si muove per accostamenti più che per descrizioni: una ragazza concentrata sul suo lavoro manuale, un uomo nudo immerso nel fango, rosari intrecciati a dita rugose, un polpo senza vita cullato come un oggetto sacro. Sono immagini che sembrano emerse da un sogno lucido, in cui il confine tra tenerezza e desolazione si fa sottilissimo.

Where I Met Myself – Portugal non è un reportage, non è un diario di viaggio, e forse non è nemmeno solo fotografia. È un’esplorazione visiva del momento in cui ci si guarda allo specchio attraverso gli occhi degli altri — che siano persone, luoghi o gesti quotidiani. È un tentativo di dare forma a quell’inquietudine che non chiede risposte ma solo di essere ascoltata.

Il mare, in tutto questo, diventa simbolo e presenza costante. Blu, freddo, impenetrabile. Le onde, silenziose e sempre pronte a esplodere, sembrano contenere la stessa tensione del progetto: quella di un presente che non si riesce più a decifrare, ma che continua a chiamarci a sé.

Photographyreportage
Scritto da Anna Frattini

Editor's Picks

x
Ascolta su