Photography Il vagare visivo e la resilienza di Oliver Lei
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Il vagare visivo e la resilienza di Oliver Lei

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Collater.al Contributors

Oliver Lei, durante un viaggio solitario fra Francia e Inghilterra durato quindici giorni, ha scattato le fotografie che fanno parte di Vague, un progetto intimo e inedito. Un sussurro silenzioso, insieme a un vero e proprio vagare visivo, pervade queste immagini che fanno da eco della vita del fotografo, dissolta nell’invertezza. Se il mondo intorno a lui svanisce, i contorni di confondono e «mi perdo in questa nebbia interiore» racconta lo stesso Lei.

«Queste immagini riflettono la mia anima smarrita, incapace di trovare un senso o una direzione», continua il fotografo, eppure nel cuore di questa foschia, a rimanere sono i colori, vibranti e ostinati. Sono gli ultimi frammenti di luce a cui si aggrappa Lei, le sue ultime scintille di speranza nel buio che lo circonda. Come una lontana fiammella, mi ricordano che qualcosa di bello persiste, anche nel caos.

Attraverso queste foto, Oliver Lei ha cercato di catturare il mio percorso verso la resilienza.

Vague è un’ode allo smarrimento, una malinconia colorata che fluttua tra il vuoto e la speranza, tra la perdita e la luce. Ogni immagine è un sospiro, una domanda senza risposta, ma anche, forse, una fragile promessa.

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