A prima vista sembra una sedia che lentamente affonda in una pozza di rosso vivido. In realtà, The Sinking Chair del designer Philipp Aduatz è molto più di un oggetto di design: è una riflessione sulla memoria, sul conflitto e sulla capacità del progetto di affrontare esperienze profondamente umane.

In mostra all’Isola Design Festival, durante la Milan Design Week 2025, la sedia è stata realizzata in edizione limitata attraverso stampa 3D in calcestruzzo e completata da resina, legno e fibre di vetro, la sedia prende ispirazione dall’immaginario di Shining di Stanley Kubrick, evocando un senso di inquietudine che nasce dal contrasto tra la sua forma architettonica, pulita e rigorosa, e la fluidità organica della resina che richiama il sangue. Un’immagine potente che porta lo spettatore a interrogarsi sulle tracce che il trauma lascia nel tempo, sulle cicatrici collettive che continuano a riaffiorare.


In questa tensione tra ciò che rimane in superficie e ciò che affonda, The Sinking Chair invita a riflettere non solo sul passato, ma anche sul presente. Allude ai conflitti contemporanei, alla ricomparsa di derive autoritarie e divisioni ideologiche, sottolineando l’urgenza di restare vigili e coltivare empatia. È un design che si fa linguaggio critico, capace di confrontarsi con le fragilità dell’essere umano e di trasformarsi in strumento di consapevolezza.

Il processo di costruzione racconta a sua volta questa unione tra solidità e fragilità: una sedia stampata in calcestruzzo, sostenuta da una base in legno e fibre di vetro, immersa infine in resina epossidica rossa, colata in uno stampo per ottenere un corpo compatto e lucido, al tempo stesso scultoreo e funzionale. Il risultato finale non è solo un pezzo di design, ma un’opera che mette in dialogo forma, emozione e materia, spingendo chi la osserva a ripensare al ruolo del design nel nostro presente.

The Sinking Chair non chiede semplicemente di essere guardata, ma di essere ascoltata: come un monito silenzioso, ci ricorda che dietro ogni oggetto può nascondersi una storia, e che anche attraverso un gesto progettuale si può parlare di memoria, resilienza e guarigione.

ph. courtesy © by Paris Tsitsos
