Art Il viaggio immersivo pensato da Precious Okoyomon alla Kunsthaus Bregenz
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Il viaggio immersivo pensato da Precious Okoyomon alla Kunsthaus Bregenz

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Anna Frattini

La mostra di Precious Okoyomon alla Kunsthaus Bregenz, ONE EITHER LOVES ONESELF OR KNOWS ONESELF, è un viaggio immersivo tra arte, poesia e installazioni sensoriali, dove il confine tra natura, sogno e identità si dissolve. Attraverso un intreccio di materiali organici, ambienti evocativi e riferimenti alla psicoanalisi, l’artista esplora temi come la memoria, la fragilità e la trasformazione, invitando il pubblico a confrontarsi con le proprie emozioni più profonde.

Miro Kuzmanovic © Kunsthaus Bregenz

Le sue installazioni di Okoyomon, che spesso incorporano elementi naturali come terra, piante e animali, hanno attirato l’attenzione del pubblico già dalla Biennale di Venezia del 2022, quando l’artista ha trasformato la sala dell’Arsenale in un ecosistema selvaggio, unendo sculture monumentali e vegetazione rigogliosa in un’esperienza immersiva che rifletteva sulla migrazione e lo spostamento delle piante.

Markus Tretter © Precious Okoyomon, Kunsthaus Bregenz | Courtesy of the artist

Per il Kunsthaus Bregenz, Okoyomon ha sviluppato nuove opere che approfondiscono questi temi. Al piano terra, due stanze ricreano gli studi di Carl Gustav Jung, con mobili d’epoca pensati ad hoc. Qui, “detective esistenziali” in camici decorati coinvolgono i visitatori in un dialogo su sogni, sui ricordi e sulle emozioni nascoste, mentre questionari e acquerelli invitano a lasciare tracce silenziose delle proprie confessioni. Una libreria raccoglie testi su amore, cucina, filosofia e poesia araba, accanto agli scritti di Édouard Glissant, che esplorano il dialogo tra le culture. Le pareti sono decorate con disegni dell’artista, popolati da figure ibride dai corpi di bambola e occhi infuocati, sospese tra sogno e incubo.

Markus Tretter © Precious Okoyomon, Kunsthaus Bregenz | Courtesy of the artist

Le scale del Kunsthaus Bregenz sono state volutamente oscurate e ristrette per creare una sensazione di oppressione, introducendo lo spettatore a un percorso che si fa sempre più onirico. Al primo piano, peluche realizzati con giocattoli di recupero e decorati con piume vere pendono dal soffitto, evocando la fragile ambiguità degli angeli: creature infantili e giocose, ma segnate da un destino crudele. Al secondo piano, un enorme orso di peluche, dimenticato su un soffice tappeto rosa, invita all’abbandono e alla rêverie, accompagnato dalle melodie ipnotiche di Takiaya Reed. Salendo al terzo piano, i visitatori si trovano in un giardino chiuso, dove bruchi in metamorfosi e farfalle appena nate si muovono nell’aria. Oltre la rete che separa lo spettatore dall’habitat, un filmato mostra Okoyomon mentre sorvola i sobborghi dell’Ohio, recitando poesie al cielo: un’immagine di libertà e infinito, che resta però inaccessibile al pubblico, confinato nella propria prospettiva.

Markus Tretter © Precious Okoyomon, Kunsthaus Bregenz | Courtesy of the artist

Oltre alle installazioni monumentali, Okoyomon integrata nelle performance le sue poesie. Nel secondo volume di poesie, But Did You Die?, pubblicato nel 2024, l’artista affronta le dinamiche della violenza strutturale con una scrittura intensa e diretta, che oscilla tra innocenza e disincanto, intimità e provocazione.

Markus Tretter © Precious Okoyomon, Kunsthaus Bregenz | Courtesy of the artist
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Scritto da Anna Frattini

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