Guardando le opere di Rebecca Stevenson ti verrebbe quasi naturale regalarle alla tua nonnina per Natale.

Lei le metterebbe in bella vista sulla credenza, sopra il centrino fatto col chiacchierino dalla sciura Maria, la sua amica con cui gioca a briscola ogni martedì alle 16.30 davanti al tè. Poi un bel giorno, mentre impasta le tagliatelle da fare col sugo di cinghiale, guarderebbe meglio queste sculture ed esclamerebbe qualcosa tipo USSIGNUR!. Lesclamazione potrebbe variare in base alla provenienza geografica della vostra beneamata nonnina, la mia ad esempio direbbe una cosa tipo BEDDAMATRIII!!! MA CHI È STU SCHIFIU?!.
Quello che sarebbe saltato allocchio di vostra nonna è il fatto, molto semplice in realtà, che queste belle sculture barocche in resina di poliestere e cera, rappresentano animali e persone morte.
Molto morte a dire il vero. Tanto morte che la natura, nel suo ciclo naturale, le sta richiamando a sé.
Questa artista londinese ha la capacità di far rifiorire la bellezza insita nella natura biologica della morte. Il ciclo organico della vita scaturisce da queste opere in cui lartista non cerca affatto di mascherare la bellezza macabra del processo di decadimento.
My work is concerned with the visceral and the sensual. It draws upon anatomical drawing and botanical illustration, but occupies a liminal territory between scientific enquiry and the subjective, imaginary body.
La morte è solo linizio di una vita, quella di qualcun altro.











