Nel corso dell’Ottocento il paesaggio luminoso e gli scorci pittoreschi offerti dei due piccoli villaggi, oggi uniti nel comune francese di Bourron-Marlotte, catturarono l’attenzione di una ricca comunità di artisti rivoluzionari. Cézanne, Pissarro, Monet, Renoir e Corot trascorsero nell’area, che costeggia la nota foresta di Fontainebleau, giorni felici e carichi di creatività e condivisione.
In una delle belle dimore appartenute alla famiglia Cézanne, la Galleria Sébastien Bertrand presenta la personale Façades dell’artista coreano, da tempo residente a Londra, Sang Woo Kim (Seoul, 1994). Contando su un raffinato e impeccabile allestimento, le opere pittoriche di Kim giungono ad abitare gli spazi pietrosi di una sorta di cripta, silenziosa ed evocativa come l’antro di un tempo collocato simbolicamente altrove.

L’adempimento pittorico, inteso come la più preziosa forma di meditazione, incontra il corpo e il volto dell’artista nella qualità del più affezionato modello, da cui tutto deriva. Se i primi anni di sperimentazione hanno visto Kim focalizzarsi sui singoli dettagli espressivi e anatomici, l’attuale personale francese espande l’allargamento della visione nella restituzione di ben cinque facciate, ovvero cinque ritratti del sé, in cui a mutare sono la posa, l’inclinazione e gli sguardi. Pittura a olio e inquadrature ravvicinate giocano a tessere equilibri precari e riccamente fluidi con una presenza del corpo, che mentre sonda il tema dell’identità si prepara ad invocare l’intromissione di diversi e sempre nuovi punti di vista e, così, diversificate interpretazioni.


«Come funziona la visibilità?», è l’interrogativo sotteso all’intera prassi creativa, cui Sang Woo Kim si accompagna sin dagli anni della sua formazione. Investigando il territorio della rappresentazione, Kim ha condotto in arte la sua esperienza di giovane arrivato in una terra, l’Europa, ben distante, nelle abitudini e nei costumi, dalla sua casa d’origine. Vivendo il tema della diversità e dell’incontro in un quotidiano dell’infanzia trascorso tra i giochi e i banchi di scuola, il giovane artista ha iniziato presto a sperimentare la pittura a olio attraverso un substrato di immagini e ingorghi, derivanti da molteplici incontri e interrogativi riguardanti l’essere e l’ideazione. Gli occhi a mandorla, che, nei primissimi anni dal suo arrivo a Londra, lo differenziavano da una buona parte di coetanei dal colore della pelle diverso, lungo i decenni sono giunti ad abitare una piccola tela dalla potente espressività.


Gesti, sguardi e pose timidamente concesse attivano la cifra stilistica di una pittura interessata a stabilire una dinamica relazione con quanto nel passato è stato sperimentato e codificato. Il gioco dell’interazione e di un diverso focus, che muove nelle cinque facciate pittoriche allestite, dialoga con il ricordo che fu della grande e decisiva innovazione impressionista. Argomentare il taglio di una rappresentazione sulla tela, che investe un differenziato posizionarsi del consueto corpo protagonista, equivale sottilmente a condurre alla memoria del pubblico quella che fu la scelta rivoluzionaria di Claude Monet di mettersi in ascolto della luce nella sua celebre serie di dipinti dedicati alla Cattedrale di Rouen.
Con Façades Sang Woo Kim rende omaggio alla bellezza e alla necessità sempre più viva dell’incontro e della condivisione.







