Style È il momento delle T-shirt sui red carpet
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È il momento delle T-shirt sui red carpet

Dalle dichiarazioni politiche al marketing virale: le slogan tee conquistano il tappeto rosso
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Giulia Guido

C’è un capo che, contro ogni aspettativa, sta riscrivendo le regole dell’eleganza da red carpet: la T-shirt. In particolare, la slogan tee, una semplice maglietta con una frase stampata sopra, si sta imponendo come veicolo di messaggi, ironie, provocazioni o, dobbiamo essere sinceri, semplicemente di branding. Il suo ritorno non è una novità improvvisa: negli ultimi anni, tra nostalgia degli anni ‘90 e un maggior interesse in questioni socio-politiche da parte di brand, le slogan tee hanno riconquistato le passerelle e le strade, varcando anche uno dei luoghi più canonici di sempre: i festival del cinema.

Il primo grande segnale di questo cambiamento – o tendenza – è arrivata un paio di anni fa quando tutti sono impazziti per la maglietta con la scritta “I TOLD YA” firmata Loewe, prima indossata da Zendaya per le strade di New York, poi da Jonathan Anderson – all’epoca direttore creativo di Loewe – e da Josh O’Connor in stile camicia sul red carpet della premiere di Challengers di Luca Guadagnino e infine re-indossata da Zendaya in una scena del film. 

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Sembra proprio che a Luca Guadagnino piacciano particolarmente le slogan tee e a riconfermarlo è stata la sua apparizione qualche giorno fa sul red carpet della 82ª Mostra del cinema di Venezia. Il regista siciliano – che ha presentato fuori concorso After the Hunt – Dopo la caccia – si è presentato sul tappeto rosso con una maglietta greige con scritto “No Dior No Dietrich”. Non si tratta di un semplice riferimento allo stretto legame tra l’attrice tedesca naturalizzata statunitense e Christian Dior, ma è una frase detta realmente dalla stessa Dietrich quando Hitchcok le offrì il ruolo di Charlotte Inwood in Paura in palcoscenico (Stage Fright). L’attrice impose una sola condizione al regista, di indossare esclusivamente abiti Dior, pronunciando proprio le parole “No Dior No Dietrich”. E così fu.
Diverse testate nazionali e internazionali ipotizzano che la scelta di Guadagnino di indossare questa t-shirt sia stata fatta per sottolineare il legame tra lui e Jonathan Anderson – con cui ha collaborato per Challengers, Queer e After the Hunt -, un po’ come quello tra la Dietrich e Dior. Chissà se la prossima maglietta che indosserà dirà “No Anderson No Guadagnino”. 

Non tutte le magliette, però, parlano solo di moda. Alcune alzano il tono del discorso. Una fra tutte quella ideata dal giovane designer Conner Ives con la scritta “Protect the Dolls”, a sostegno delle donne transgender.

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Lo slogan – che arriva dagli anni’80 – è apparso per la prima volta su una t-shirt bianca alla fine della sfilata di Conner Ives alla London Fashion Week dello scorso febbraio. Da allora è stata indossata da diverse celebrità tra cui Madonna, Troye Sivan e Pedro Pascal che l’ha scelta per il red carpet della premiere del film Marvel Thunderbolts. 

t-shirt

E poi ci sono delle t-shirt che diventano il manifesto di un film. Sempre alla 82ª Mostra del cinema di Venezia, l’altro ieri è stato presentato il film La Valle dei Sorrisi di Paolo Strippoli. Per l’occasione il giovane regista italiano ha deciso di presentarsi sul red carpet con una maglietta bianca con un disegno. Il suo film racconta di Remis, un paesino tra le montagne i cui abitanti sono tutti insolitamente felici. Ma dietro a questa apparente serenità si cela un inquietante rituale: la notte gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. E allora, sulla sua maglietta è stato illustrato dall’artista italiano Ale Giorgini un abbraccio in maniera talmente semplice e minimale da poter diventare non solo il manifesto del film, ma il suo logo. 

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Insomma, citazione del passato, posizionamento da parte di brand e direttori creativi, scelta di marketing, presa di posizione, auto-promozione, manifesto politico. Una t-shirt indossata sul red carpet può valere più di mille parole, confermandosi come un mezzo di comunicazione immediato e potente, perché una maglietta non è mai solo una maglietta. 

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Scritto da Giulia Guido

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