Ora che viviamo nell’epoca della post-verità, saturi di informazioni e nella dimensione in cui le verità si diluiscono e le bugie possono diventare mera opinione, c’è qualcuno che ha pensato a un dispositivo piuttosto curioso. Si chiama TOTEM, e a lanciarlo è uno studio londinese ancora giovanissimo: Niice Studio. Questo oggetto sembra arrivare da un futuro prossimo – o da un passato analogico mai esistito. Non si usa, ma si ascolta. Non segnala semplicemente cosa è vero o falso, ma invita a percepire l’atmosfera in cui queste affermazioni esistono.



Si tratta di un oggetto multisensoriale che fonde design, tecnologia e scultura per creare un’esperienza contemplativa sull’informazione. Non ha schermi né suoni digitali: comunica con movimenti, materiali, luci. La verità risulta quindi come qualcosa di non binario, non è una checklist da spuntare. È qualcosa che fluttua, si sposta, cambia forma a seconda del contesto, della ripetizione, del linguaggio.

Com’è fatto TOTEM di Niice Studio
Il cuore del progetto è un modulo centrale, chiamato T0 – il Centro di Controllo. Qui, l’utente può interagire con una serie di controlli analogici che non cercano di semplificare, ma di rivelare la complessità. Ci sono leve per regolare lo spettro politico, ruote per sintonizzarsi su temi differenti come cultura, scienza o economia, manopole per osservare la scala del discorso – dal sussurro locale al trend globale. E poi ci sono gli equalizzatori della verità: cinque cursori che analizzano le menzogne non per negarle, ma per capirne l’impatto, l’artefatto, la portata, la sicurezza con cui vengono dette.

Ma TOTEM non è solo un centro di controllo: è un ecosistema distribuito. C’è il Grande Capo, una presenza visiva che mostra l’intensità dei flussi di disinformazione e ne registra la storia mensile. C’è l’Orso, che dorme silenzioso ma si sveglia quando l’aria si carica di falsità, segnalando picchi significativi nel sistema. Infine c’è il Gufo, che analizza i contenuti prima che raggiungano l’utente, intercettando distorsioni e trasformandole in simboli o silenzi, rendendo la manipolazione evidente senza eliminarla.

Invece di offrire una risposta, TOTEM pone una domanda. È un oggetto rituale, quasi spirituale, che ci ricorda che la verità non è sempre una certezza, ma spesso una tensione. Una dinamica. Una responsabilità condivisa tra chi comunica e chi ascolta.
Niice Studio, con questo progetto, non costruisce un’arma contro la disinformazione, ma una lente. TOTEM non protegge, non censura, non giudica. Invita a rallentare, a osservare, a sentire. Perché prima di credere, forse, è il caso di ascoltare meglio l’aria che respiriamo.
