Valentino riscrive il concetto di bellezza in un viaggio emozionale

Valentino riscrive il concetto di bellezza in un viaggio emozionale

Andrea Tuzio · 2 anni fa · Style

Al centro del lavoro e della filosofia di Valentino, c’è la bellezza. Non intensa come una dittatura estetica che obbedisce a rigorosi e severi canoni, ma quella che nasce dall’armonia. La bellezza è un modo secondo Valentino.

Courtesy of Valentino

Venerdì scorso la maison fondata Valentino Garavani nel 1957, ha presentato la collezione haute couture Fall/Winter 2022-23 intitolata The Beginning.
E per farlo, il Direttore Creativo Pierpaolo Piccioli ha scelto un contesto unico, storico, quasi mistico, che però rappresenta anche un ritorno, la scalinata di Piazza di Spagna a Roma.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Pierpaolo Piccioli (@pppiccioli)

Uno show che è quasi un elogio della lentezza, in totale contrapposizione con la velocità con la quale si muovono le cose attorno a noi, dove il tempo sembra quasi contrarsi. Una frenesia estetica e visiva irragionevole, che sfocia nel patologico in qualche caso. In realtà il nostro cervello, la nostra mente, viaggia a ritmi lenti perché è una macchina lenta che dovrebbe reggersi sulla riflessività e sul pensiero, che sarebbe opportuno si muovesse su binari dove si cammina adagio.

Una collezione che esplica e fotografa in maniera chiara ed evidente l’idea di bellezza promossa e sostenuta da Pier Paolo Piccioli. Un’idea che rende centrale ciò che un tempo era periferico e protagonista chi prima non era nemmeno comparsa; che trova il glamour in ciò che è imperfetto e lontano dal canone. Un’idea che della bellezza amplia decisamente lo spettro rendendola vera e contemporanea.
Tutto inizia ancora dove ogni cosa ha il suo inizio, sempre: a Roma, in Atelier, il luogo in cui creazioni e invenzioni prendono vita attraverso le mani e le storie di chi gli abiti li fa, di chi imprime il carattere attraverso il lavoro. 102 look che abbiamo potuto ammirare mentre si susseguivano su questa passerella naturale e con la lentezza di cui parlavo prima, mentre la splendida voce di Labrinth faceva da tappeto sonoro all’incanto.

Colori, temi, momenti, materie, segni e linee che, in un ideale confronto tra chi ha fondato il marchio e chi lo dirige, esprime i giusti e i sentimenti che da sempre caratterizzano Maison Valentino. Ed è proprio la sfilata il fine ultimo di questo confronto/dialogo, la sua materializzazione, la realizzazione finale di un’idea.
Un viaggio fatto senza mai seguire il tragitto segnato su vecchie mappe ormai obsolete e che riscrive il concetto di bellezza basandosi esclusivamente sulle emozioni e sui sentimenti. 

Qui di seguito potete vedere l’intera sfilata Valentino The Beginning Haute Couture Fall/Winter 2022-23.


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Torna Liquida Photofestival a Torino

Torna Liquida Photofestival a Torino

Giorgia Massari · 20 secondi fa · Photography

Anche quest’anno torna a Torino il Liquida Photofestival. Giunto alla sua terza edizione e sempre sotto la cura di Laura Tota, il festival si terrà dal 2 al 5 maggio negli spazi del Complesso della Cavallerizza, la storica location di Paratissima che da tre anni accoglie Liquida sotto il suo ombrello. Come sempre, l’intenzione del festival è quella di dare voce ai nuovi talenti emergenti nel campo della fotografia contemporanea, che ritroveremo soprattutto nella sezione Exhibition. Ci sarà poi la mostra collettiva One Shot con una selezione di dieci scatti di dieci fotografi established, che vi sveleremo qui di seguito. Oltre alle due mostre principali, sono anche presentati altri tre progetti, vincitori dei premi Full Project, ArtPhilein e ImageNation. Tutto è inserito nella cornice del tema di quest’anno, Rebirth, che invita gli artisti e gli spettatori a considerare la propria esistenza come una seconda possibilità.

Uno spazio di possibilità

Liquida Photofestival esplora le infinite possibili declinazioni che la vita può offrire, oltre le aspettative imposte dai canoni sociali. «Ridefinirsi, re-inventarsi, ricollocarsi all’interno delle dinamiche della società e della relazione con noi stessi» – sottolinea Laura Tota, direttrice artistica del festival – «REBIRTH delinea lo spazio delle possibilità che ogni giorno possiamo e dobbiamo scegliere per essere entità consapevoli nel nostro viaggio».

I vincitori del Grant, qualche anticipazione

Come anticipazione dell’edizione di quest’anno, scopriamo i dieci fotografi vincitori del Grant – One Shot con i loro dieci scatti. La giuria è composta da esperti del settore come Vittoria Fragapane, Gabriele Stabile, Rebecca Delmenico e Alessia Caliendo, che hanno selezionato i fotografi Angela Crosti, Austin Cullen, Chiara Paderi, Claudia Deganutti, Elisa Roman, Guglielmo Cherchi, Ivana Noto, Lello Muzio, Nanni Licitra e Sebastian Bahr. I loro dieci scatti saranno esposti in una mostra collettiva che li vedrà in dialogo. Qui di seguito i dieci scatti selezionati.

Lello Muzio, Tintilla
Liquida Photofestival | Collater.al
Guglielmo Cherchi, Con desiderio
Liquida Photofestival | Collater.al
Nanni Licitra, Hell end in hell
Liquida Photofestival | Collater.al
Sebastian Bahr, Stacks
Angela Crosti, HIATUS
Ivana Noto, Senza titolo
Chiara Paderi, Cropped
Austin Cullen, Testing
Elisa Roman, HIGLY SENSITIVE
Liquida Photofestival | Collater.al
Claudia Deganutti, Billie
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Amore o odio? Il rapporto fraterno negli scatti di Karolina Wojtas

Amore o odio? Il rapporto fraterno negli scatti di Karolina Wojtas

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Photography

L’infanzia, per quanto gioiosa e spensierata, nasconde spesso risvolti drammatici. È origine di traumi complessi che si protraggono nella vita adulta e, per questo, è uno dei temi più esplorati dalla psicologia e anche dall’arte. La giovane fotografa polacca Karolina Wojtas (1996) ne è affascinata. I suoi progetti traggono ispirazione dai ricordi e dalle fantasie dei bambini, in un’ottica che oscilla tra l’ironia e la tragedia. La sfera infantile dalla quale Karolina Wojtas attinge la porta ad investigare spesso su se stessa e sul suo passato. Nel progetto dal titolo “We can’t live – without each other”, riflette sul rapporto di odio-amore con il fratello minore. Dinamica estremamente comune e diffusa, nella quale molti possono riconoscersi.

La serie è intima, ironica e cruda allo stesso tempo. Karolina, parlando di questo progetto, racconta come fino all’età di tredici anni era figlia unica, e così voleva rimanere. “Ogni volta che i miei genitori mi chiedevano dei miei fratelli, io dicevo loro: << Prendo un’ascia, li uccido!!! e poi li mangio!!!>>. Un giorno è arrivato lui e la nostra guerra è cominciata…Ora ho 26 anni e la guerra continua, non è cambiato nulla.

Il titolo stesso, letteralmente “Non possiamo vivere – l’uno senza l’altro”, nasconde una contraddizione, tipica dei rapporti fraterni. Da un lato l’odio, dall’altro l’amore. Da un lato l’impossibilità di vivere a stretto contatto, dall’altro il non poter far a meno della presenza reciproca. La rivalità e la gelosia che sfociano talvolta in amore, talvolta in vere e proprie lotte. Le fotografie infatti offrono una visione intima delle tipiche battaglie tra fratello e sorella, ma con risvolti estremi e violenti, portati all’eccesso. La giocosità, espressa dai colori saturi, rimanda ad una sfera divertente e leggera, mentre le immagini comunicano in modo diretto il lato più crudo del litigio. Uno scatto mostra il volto del fratello insacchettato, un altro un braccio bruciato dal ferro da stiro e un altro ancora è completamente riempito dai segni di morsi violenti. 

La mostra della serie in questione, svoltasi a Varsavia alla Galleria Naga nel 2020, è di per sé un invito per lo spettatore a fare esperienza di questa dinamica bivalente. La genialità dell’allestimento esprime da un lato la sfera giocosa, permettendo allo spettatore di giocare con le foto stesse, riprodotte in formato enorme ed appese alla parete a modi “calendario”, mentre dall’altro crea una situazione di disagio.

Courtesy Karolina Wojtas

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Jamie Nelson, l’edonismo glitterato nella sua Barbie Dreamhouse

Jamie Nelson, l’edonismo glitterato nella sua Barbie Dreamhouse

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Photography

Le sue fotografie sono decisamente erotiche e provocatorie, la sua villa di Los Angeles è tutta rosa, in stile Barbie Dreamhouse degli anni Settanta. Stiamo parlando di Jamie Nelson, Fashion & Beauty photographer, nota per i suoi scatti alle celebrities e per le sue pubblicazioni su Vogue, Allure, Harper’s Bazaar e Vanity Fair. Con la sua estetica iperfemminile, Nelson mette al centro della sua ricerca l’edonismo, attorno al quale ruotano i temi del sesso, del glamour e delle dipendenze, tutto rigorosamente circoscritto in un universo glitterato e scintillante. Alcune delle sue serie più emblematiche sono Hedonism, Self-pleasure e Addicted che mettono in luce gli eccessi del piacere, con una nota di decadenza tra il kitsch americano e l’erotismo senza filtri. Scorrendo il feed del suo profilo Instagram è subito chiaro che il suo stile artistico rispecchia in tutto e per tutto quello personale. Dalla sua pink house – nonché il suo set preferito per gli shooting – alla sua estetica anni Settanta che strizza l’occhio a Madonna. I selfie sulla sua Mustang rosa del ’68, così come quelli in bagno, avvolta da una vestaglia di raso rosa, ci dicono molto della sua personalità eccentrica, legata al passato, al rock and roll e alla ribellione. Ma scopriamo qualcosa in più sulla sua storia e su cosa si nasconde dietro i suoi scatti glitterati.

Jamie Nelson, Pool Party

Dal Texas conservatore alla città degli angeli

La storia di Jamie Nelson è di ispirazione. Da essere bullizzata a scuola per il suo abbigliamento vintage a rivelarsi una trend setter, vista la moda retrò spopolata qualche anno dopo. La sua storia parte dal Texas, dove è nata e cresciuta. Nello specifico a Colorado Springs, una città conservatrice che non lascia spazio agli eccessi, se non quelli dei fast food e dei centri commerciali. Dopo il college a Santa Barbara, Nelson si trasferisce a New York, decisa a diventare una grande fotografa. Con poche risorse economiche, non ha mai mollato, andando personalmente in tutte le redazioni delle riviste a chiedere di essere pubblicata. Il successo è arrivato a piccoli passi, mentre la sua estetica iniziava a consolidarsi. È stata la città di Los Angeles ad accogliere in pieno la sua stravaganza e a sposare la sua visione di una decadenza glamour.

Jamie Nelson, Addicted

La dipendenza è glamour?

Se guardiamo alle sue serie citate sopra, su tutte Addicted, è chiaro che dietro un mondo patinato, Jamie Nelson sta cercando di più. Le immagini di queste serie mostrano la glamourizzazione del consumo eccessivo di una particolare classe sociale, quella più abbiente, alla costante ricerca del piacere. In una società che vuole “tutto e subito“, incapace di accontentarsi, Nelson mostra come il bisogno di dopamina sia la più grande dipendenza dei nostri tempi. Lo stato di euforia dettato dal sesso e dal consumo di droga, alcol e tabacco contribuiscono ad aumentare il rilascio di dopamina che ci rende schiavi dello stesso mondo dell’abbondanza che abbiamo creato. Se da un lato, in particolare con Self-pleasure, Jamie Nelson celebra la libertà e incoraggia a una sessualità disinibita, dall’altro tutto è circondato da un’aura di decadenza che lascia spazio alla riflessione. La stessa Nelson ha dichiarato di star lavorando a una nuova serie che riflette sulle terribili conseguenze dell’inevitabile burnout sociale dettato dall’eccesso di dopamina.

Jamie Nelson, Self-plasure

Courtesy & copyright Jamie Nelson

Jamie Nelson, l’edonismo glitterato nella sua Barbie Dreamhouse
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Jamie Nelson, l’edonismo glitterato nella sua Barbie Dreamhouse
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Street photography e smartphone, il viaggio di Xiaomi e Leica continua

Street photography e smartphone, il viaggio di Xiaomi e Leica continua

Giulia Guido · 6 giorni fa · Photography

Il mondo cambia e quello della tecnologia sembra farlo più velocemente degli altri. La prova sono le decine di novità che ogni mese vengono presentate e ogni volta che pensiamo che non si possa andare oltre veniamo smentiti da una nuova invenzione. Qualcosa però resta uguale, ovvero l’importanza del legame tra telefonia mobile e fotografia. Quante volte, infatti, l’acquisto di uno smartphone si basa sulle qualità della fotocamera? Alla fine ciò che vogliamo è un dispositivo su cui contare non solo per chiamare, messaggiare o lavorare, ma anche per fermare in uno scatto il nostro quotidiano, quello che succede intorno a noi per strada, i volti che incrociamo ogni giorno. Questa cosa Xiaomi l’ha capita meglio degli altri ed è dal 2022, ovvero da quando ha deciso di unire le forze con Leica, che offre la possibilità di avere un dispositivo in grado di trasformare chiunque in fotografo professionista. 

Lo scorso 25 febbraio a Barcellona, Xiaomi ha ribadito la sua posizione presentando la nuova Xiaomi 14 Series di cui fanno parte i due smartphone Xiaomi 14 e 14 Ultra

Abbiamo deciso di mettere alla prova lo Xiaomi 14 e le sue tre fotocamere e quale posto migliore di Barcellona per farlo. Il reticolato di strade della capitale della Catalogna, che alterna ampie vie a stretti vicoli, ci ha dato la possibilità di giocare con zoom e grandangolo per catturarne tutti gli elementi, mentre per fermare nel tempo il dinamismo della città è arrivata in nostro aiuto la lunga esposizione. 

Non potevamo non sfruttare l’apporto che Leica ha dato. Lo stile Leica Vivace è venuto in nostro soccorso in uno dei luoghi più caotici di Barcellona, ovvero la Boqueria. Qui i colori e le luci al neon degli stand sono tanti quanti i profumi e gli odori dei prodotti tipici ai quali è impossibile resistere. 

Ci siamo spostati dall’altra parte della città, precisamente al Padiglione di Barcellona progettato dell’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe per l’Esposizione Universale del 1929, per utilizzare al meglio lo stile Leica Autentico. Qui la luce naturale tipica di Barcellona esalta le forme lineari e severe della struttura, esaltando i colori dei diversi marmi utilizzati. Lo Xiaomi è riuscito a catturane la bellezza, senza lasciare indietro neanche i riflessi dei due specchi d’acqua presenti nel Padiglione. 

Infine abbiamo puntato l’obiettivo dello Xiaomi 14 sulle persone, la vera anima della città. Con tanti chilometri nelle gambe e la galleria piena di foto ci siamo fermati per sfruttare al meglio la tecnologia dello smartphone che integra una tecnologia AI all’avanguardia e che ci ha permesso di donare agli ultimi giorni di febbraio barcellonesi un sole limpido e dei romantici tramonti. 

Il 25 febbraio Xiaomi ha presentato anche gli ultimi prodotti Smart Life: Xiaomi Pad 6S Pro 12.4, Xiaomi Smart Band 8 Pro, Xiaomi Watch S3 e Xiaomi Watch 2. Scoprite tutto il loro mondo sul sito di Xiaomi

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