Photography La fotografia come ultimo atto di resistenza
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La fotografia come ultimo atto di resistenza

Il collettivo fotografico Activestills arriva a Milano con la mostra "Documenting life, death and resistance in Palestine" ricordandoci l'importanza della fotografia documentaria
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Giulia Guido

C’è un tipo di coraggio che non fa rumore. Non si annuncia, non cerca applausi. È il coraggio di chi imbraccia una macchina fotografica, di chi continua a documentare anche quando la luce manca, anche quando internet non c’è, anche quando i colleghi vengono uccisi uno dopo l’altro.
Dal 3 al 17 maggio 2026, alla Fabbrica del Vapore di Milano, nell’ambito del festival LIFE di Zona K, arriva la mostra del collettivo fotografico Activestills, Documenting life, death and resistance in Palestine, curata da Prospekt Palestine Project.

Foto di Doaa Albaz

Fondato nel 2005, Activestills nasce da un gruppo di fotografi attivisti con un’intenzione precisa: documentare e sostenere la resistenza popolare palestinese di fronte alla violenza coloniale israeliana. Nel tempo, quel piccolo nucleo si è allargato fino a includere fotografi palestinesi, internazionali e israeliani uniti dal rifiuto del progetto coloniale sionista. Il loro archivio online conta oggi più di 56.000 immagini: una memoria collettiva, viva e in espansione, di ciò che accade sotto l’apartheid.

La mostra che arriva a Milano è una selezione di oltre vent’anni di lavoro: gli attacchi su Gaza e il genocidio in corso, la pulizia etnica sistematica in tutta la Palestina, i resti dei villaggi svuotati dalle forze sioniste nel 1948. Ma anche – ed è qui che risiede la forza più intima di questo progetto – i volti, i corpi, le storie di persone che non sono solo vittime. Sono individui. Sono un popolo con una propria capacità di agire, resistere, scegliere.

Da ottobre 2023, Israele ha vietato ai giornalisti internazionali l’accesso non supervisionato a Gaza. Questo significa che il lavoro dei fotografi palestinesi non è semplicemente importante: è l’unica documentazione esistente di un genocidio in corso. Più di 240 tra giornalisti, fotografi e operatori dei media palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano dall’inizio del conflitto, spesso in attacchi deliberatamente mirati. Il genocidio di Gaza è diventato il conflitto più letale per i giornalisti nella storia contemporanea.

Foto di Mohammed Zaanoun

Tra i fotografi in mostra ci sarà Mohammed Zaanoun, che si è unito ad Activestills nel 2018, ha fotografato il genocidio fin dal primo giorno. È stato sfollato più volte. Ha scavato con le mani tra le macerie della sua casa per salvare i suoi figli. Ha visto i colleghi morire. Dopo essere riuscito a lasciare Gaza con la sua famiglia, altri due fotografi gazawi si sono uniti al collettivo: Yousef Zaanoun, suo fratello, e Doaa Albaz, che ha perso tutta la sua attrezzatura durante gli sfollamenti successivi e oggi continua a fotografare con il telefono.

Foto di Ahmad Al-Bazz

In mostra anche Ahmad Al-Bazz ha documentato la Palestina tra il 2021 e il 2023, fotografando ciò che resta dei villaggi spopolati durante la Nakba del 1948: cimiteri distrutti, moschee trasformate in stalle, chiese abbandonate, case murate con il cemento. Il suo lavoro è un atto di memoria e di resistenza alla cancellazione, perché raccontare il 1948 significa rifiutare l’idea che la storia cominci altrove, in un punto più comodo da cui guardare.

Prospekt Palestine Project, che cura la mostra, nasce nel 2025 da un gruppo di fotografi dell’agenzia Prospekt con l’obiettivo di contrastare la distorsione del dibattito pubblico sulla questione palestinese, sostenere i professionisti locali e costruire infrastrutture educative e di ricerca permanenti. Una solidarietà che non si esaurisce nell’indignazione ma si trasforma in struttura, in progetto, in azione continuata.

Vedere queste fotografie non è un gesto neutro. È scegliere di non voltarsi dall’altra parte, di non cedere a quella “stanchezza da compassione” che il flusso ininterrotto di immagini sui social sembra volerci imporre come destino. Le fotografie di Activestills non chiedono pietà: chiedono presenza, consapevolezza, responsabilità.

La mostra è gratuita. È alla Fabbrica del Vapore. E non c’è motivo per non andarci.

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Scritto da Giulia Guido

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