Photography Mariam Dagga mostrava quello che non vogliamo vedere
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Mariam Dagga mostrava quello che non vogliamo vedere

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Collater.al Crew

È morta a 33 anni Mariam Abu Dagga (riportata anche come Mariam Dagga), fotogiornalista freelance di Gaza che collaborava con Associated Press. È rimasta uccisa ieri, il 25 agosto 2025 durante un bombardamento israeliano sull’ospedale Nasser a Khan Younis: nello stesso attacco hanno perso la vita altri quattro reporter. Un fatto avvenuto in due ondate, mentre soccorritori e giornalisti accorrevano sul posto. 

Miriam Dagga

Chi era Miriam Dagga

Nata e cresciuta a Khan Younis, si era laureata all’Al-Aqsa University ed era entrata nel giornalismo nel 2015. Una delle poche visual journalist donne nella Striscia, negli ultimi mesi aveva lavorato come freelance per AP e altre testate.

Il lavoro di Miriam Dagga

Il suo lavoro era quello di raccontare la vita quotidiana sotto assedio, con una particolare attenzione ai bambini malnutriti curati proprio al Nasser. Pochi giorni prima della morte aveva documentato quelle corsie per AP; sui social condivideva frammenti di lavoro di campo e parole rivolte al figlio, in un diario asciutto e coraggioso. I colleghi raccontano Mariam Dagga come una professionista tenace, capace di «portare la macchina fotografica nel cuore del campo» e di testimoniare con un’onestà rara il dolore di quello che succedendo in Palestina. 

Dal nostro punto di vista, il suo archivio fotografico è il contrario dell’eroismo spettacolare. Ai nostri occhi è quel che più di vicino c’è a una vera e propria presenza sul campo. Un modo di stare dentro le storie che mette al centro i gesti minimi, le mani dei medici, i respiri trattenuti dei familiari. È qui che la fotografia smette di essere mera immagine e diventa testimonianza, l’unica forma possibile di vicinanza per chi come noi non è in prima linea.

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Scritto da Collater.al Crew

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