Dimenticate la compostezza di Roger Federer o il minimalismo di Pete Sampras. Andre Agassi è la style icon che – forse più di tutti – ha scardinato l’approccio al vestirsi nel mondo del tennis. La sua carriera non è solo una storia di successi sportivi, ma un viaggio identitario raccontato in prima persona nella sua autobiografia cult, Open.
Attraverso look ribelli (e anche un po’ fluo se non sicuramente dal carattere anni ’90), tagli netti – anche di capelli – e collaborazioni iconiche, Agassi ha rivoluzionato l’immaginario di uno sport storicamente legato alla sobrietà. Ecco com’è cambiato il suo stile, stagione dopo stagione.
Fine anni ’80 (1986-1989)
Appena diciottenne, Andre Agassi entra nel circuito ATP quasi come una meteora fuori controllo. Gioca con i capelli lunghi raccolti in un mullet e indossa completi Nike che sfidano apertamente il dress code del tennis classico. I jeans shorts indossati agli US Open del 1988 diventeranno iconici. Nessuno aveva mai osato tanto su un campo da tennis. A livello estetico, sembra insieme una rockstar e un surfista californiano sul campo da tennis.


Il momento fluo di Andre Agassi (1990-1992)
In questi anni la collaborazione con Nike comincia a raccogliere frutti. Agassi porta in campo una palette di colori fluo, stampe geometriche e capi futuristici. Indimenticabile il completo con leggings fucsia e canotta nera sfoggiato agli Australian Open 1990.


Un momento che ha anche citato recentemente qui. Il suo stile è irriverente, volutamente provocatorio. È l’era dello slogan Image is Everything, tratto dalla pubblicità della Canon EOS Rebel in cui Agassi è protagonista. La moda diventa così parte integrante del suo personaggio e, di fatto, della sua immagine.
1995: l’anno in cui Andre Agassi taglia i capelli a zero
Agassi si rade a zero. Letteralmente. Il taglio netto ai suoi capelli – che si scoprirà in seguito essere in parte una parrucca – è anche un taglio con il passato. Il suo look diventa più sobrio, anche se resta rigorosamente personale: completi aderenti, occhiali sportivi e colori più scuri. È il momento di una nuova maturità, dentro e fuori dal campo.

Negli anni della piena maturità sportiva, Agassi continua a collaborare con Nike, ma il suo stile evolve. I colori si fanno meno eccentrici, le linee più pulite, i completi più tecnici. Abbandonati gli eccessi fluo, resta però fedele a un’estetica personale fatta di bandane, calzature personalizzate e completi che uniscono performance e identità. In campo alterna momenti di crisi a una sorprendente rinascita, culminata con la vittoria del Roland Garros nel 1999: un’impresa che lo consacra come uno dei pochi tennisti ad aver vinto tutti i tornei dello Slam. Il suo stile, ora, riflette una nuova consapevolezza, più profonda e meno urlata.

Dalla fine degli anni ’90 fino al ritiro nel 2006
Negli ultimi otto anni della sua carriera, Andre Agassi smette di sorprendere con i colori, ma continua a distinguersi con la sostanza. Il suo stile cambia ancora, ma stavolta non è una rottura: è un’affermazione. Più asciutto, più tecnico, più vero. Agassi non ha più bisogno di vestire per provocare — ora veste per confermare chi è diventato.

Sul campo, Nike firma per lui una serie di completi pensati per la performance pura: materiali traspiranti, tagli ergonomici, linee essenziali. I colori si spengono, dominano il bianco, il nero, il blu navy, a volte spezzati da inserti neon minimi, come se ci fosse stata la volontà di un rimando ai suoi anni fluo, ormai meno urlato.


Nel 1999 vince il Roland Garros, completando il Career Grand Slam. Nel 2001 raggiunge i quarti a Wimbledon. Nel 2003, a 33 anni, torna numero 1 al mondo. Durante tutti questi momenti, il suo stile visivo riflette la sua trasformazione: una leggenda che non ha più bisogno di quella teatralità che lo contraddistingueva nel passato.

Bandane e scarpe
L’elemento ricorrente resta infine la bandana, non più simbolo di ribellione, ma di continuità: un vero e proprio totem visivo che lo accompagna fino alla fine. Da quelle più essenziali fino a quelle più coprenti passando per elementi creativi – senza dimenticare quelle più seriose e tecniche firmate Nike.



Ma non possiamo non parlare anche delle scarpe. Modelli come l’Air Tech Challenge III (risalente al 1990) e l’Air Tech Challenge II “Hot Lava” (del 1991), create dai due famosissimi designer Nike Tinker Hatfield e Wilson Smith, divennero iconiche grazie al loro design aggressivo e ai colori accesi, riflettendo lo stile di Agassi.

Il ritiro
Nel 2006, quando annuncia il ritiro agli US Open, il suo outfit è bianco con qualche riga nera. È un’uscita di scena coerente con l’ultima parte della sua carriera: sobria, potente, elegante, come un punto vincente messo sulla riga. Ritiratosi nel 2006, Andre Agassi continua a ispirare per la sua capacità di aver trasformato ogni fase della sua carriera in una dichiarazione di stile. Se oggi vediamo atleti mixare sportswear e personalità con naturalezza, è anche grazie a lui. Dal fluo al minimal, Agassi ha dimostrato che l’identità visiva può evolversi senza mai tradire sé stessi.
