Photography L’inquietudine della fine dell’estate negli scatti di Ann Cathrin Buchardt
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L’inquietudine della fine dell’estate negli scatti di Ann Cathrin Buchardt

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Collater.al Contributors

Nelle notti d’estate in Norvegia, è possibile vedere il sole toccare la linea dell’orizzonte, per poi risorgere immediatamente. È sicuramente un’esperienza che disorienta, avere sempre luce, anche di notte. È da questa sensazione che parte Shadows of Summer, il progetto fotografico ancora in corso di Ann Cathrin Buchardt.

Fotografa norvegese, Buchardt lavora da anni per sottrazione, non nulla alle sue foto, anzi punta a lasciare solo l’essenziale. In questo caso, a sparire è il colore. Shadows of Summer è un progetto in bianco e nero realizzato sulla costa sud-orientale della Norvegia, nei luoghi in cui la fotografa ha passato molte sue estati e che ha fotografato nel corso degli anni.

Lo stile scelto racchiude in sé una forte contraddizione: la stagione più vibrante e accesa dell’anno qui perde i suoi colori e spogliando le immagini del colore, Ann Cathrin Buchardt smonta l’iconografia rassicurante della bella stagione e restituisce ai paesaggi una strana quiete che precede o segue qualcosa che non possiamo conoscere. Non a caso l’artista parla di un’inquietudine sommessa, un presentimento che cova sotto la luce perenne, come acque scure che nascondono profondità silenziose dove il giorno non riesce ad arrivare.

Le immagini si muovono su due registri. Da una parte la natura con nuvole basse e minacciose, erba alta mossa dal vento, sassi levigati dall’acqua. Dall’altra, i corpi umani, figure che galleggiano immobili in un’acqua scura, un volto che riemerge dal buio con gli occhi già puntati altrove. Sono presenze più che ritratti, corpi che sembrano loro stessi parte del paesaggio.

L’acqua è un elemento che torna ricorrente in qualità di specchio, di soglia, di superficie che riflette il cielo. In questo senso Ann Cathrin Buchardt sembra dialogare, forse inconsapevolmente, con una certa tradizione visiva nordica (quella di Munch, tanto per fare un nome) per cui il paesaggio non è mai solo sfondo ma proiezione di uno stato d’animo. 

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Scritto da Collater.al Contributors

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