Style Cosa sta facendo AVAVAV
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Cosa sta facendo AVAVAV

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Anna Frattini

Vi ricordate quella sfilata dove le modelle – una volta in passerella – cadevano rovinosamente? Oppure quella volta che durante la sfilata i vestiti cadevano in continuazione? Ecco, tutta opera di AVAVAV che ieri ha conquistato tutti con la sua “No Time to Design, No Time to Explain” Spring collection. La sfilata – marcatamente stress-inducing – si è rivelata una vera e propria performance. Oggi, sul finire della Milano Fashion Week, scopriamo perchè e qualcosa in più su questo brand.

Chi c’è dietro al successo di AVAVAV

La direttrice creativa è Beate Karlsson, una designer svedese formatasi a Londra e New York (ma ora al lavoro fra Stoccolma e Firenze). È al timone di AVAVAV dal 2020 e le sue sfilate sorprendono sempre. Questa volta il risultato ci porta a riflettere ancora una volta sul behind-the-scenes del mondo della moda. I tempi sono veloci e la creatività tende a esser messa da parte. Un problema molto vicino a Karlsson che ha messo in piedi una sfilata che comunica un forte senso di frustrazione, di rabbia e di ansia in questo contesto. Il tutto, senza mai prendersi troppo sul serio e con una buona dose di ironia. Un approccio molto simile alla sfilata di un anno fa, “Filthy Rich”, che si focalizzava sull’ossessione della fashion industry con lo status e la ricchezza.

I pezzi migliori della sfilata

AVAVAV è un brand che si concentra sullo streetwear femminile e che porta in passerella felpe con il cappuccio e capi in maglia con un twist da vero disruptor messo in moto da scritte come “Made in Italy (or China, can’t remember)”. Nota di merito per il completo Post-it che si mostra in passerella come una serie infinita di cose da fare.

Le modelle con il trucco sbavato – come se avessero appena finito di piangere – sono solo uno degli elementi che testimoniano il bisogno di fare ironia sul mondo della moda di AVAVAV. In termini di marketing, questo modo di approcciarsi risulta estremamente funzionale per un brand ancora poco conosciuto. In tre anni, infatti, il brand si è fatto largo grazie alla reputazione di disgregatore senza farci mai dimenticare quanto la moda vada sempre troppo veloce.

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Scritto da Anna Frattini
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