Una lezione di black culture all’Università di Beyoncé

Una lezione di black culture all’Università di Beyoncé

Claudia Maddaluno · 10 mesi fa · Music

When I decided to do Coachella, instead of me pulling out my flower crown, it was more important that I brought our culture to Coachella“.

È questa l’urgenza che viene fuori fortissima nelle due ore e più di Homecoming, il docu-fim di e con Beyoncé appena sbarcato su Netflix che ci fa vivere dietro e davanti al palco l’esperienza enorme del “Beychella”, ossia la performance di Queen B all’edizione del Coachella del 2018.

L’intero show e il relativo documentario sono stati pensati da Beyoncé come una maestosa celebrazione della black culture, la più grande e insolita che sia mai stata fatta a un festival. Dagli outfit, alla scelta della band, dal corpo di ballo al font scelto per il merch, dalle citazioni che scandiscono i diversi momenti del film ai riferimenti ai college afroamericani, tutto in Homecoming trasuda orgoglio nero, senso di appartenenza alla comunità afroamericana, la rilevanza culturale delle HBCU (Historically Black Colleges and Universities) e, non ultima, l’importanza di essere una donna nera.

Proveremo di seguito a canalizzare attraverso le citazioni che sembrano scandire il documentario in diversi capitoli, il significato di questa enorme operazione firmata Beyoncé che ha, a questo punto, consacrato l’artista oltre che come inimitabile performer, ballerina, cantante e attrice, anche come regista assolutamente capace e direttrice creativa in grado di seguire, coordinare e supervisionare con ambizione, determinazione e tenacia le centinaia di persone coinvolte nel progetto.

“If you surrender to the air, you can ride it”
– Toni Morrison, Howard University, 1953

Con questa citazione di Toni Morrison, scrittrice afroamericana premio Pulitzer nel 1988, Beyoncé apre il suo docu-film, suggerendo già da qui l’omaggio alla cultura nera che ritornerà in tantissimi altri punti dello show e delle scene di backstage che impreziosiscono Homecoming.

Rullo di tamburi. Fischio d’inizio. Lo show di Beyoncé al Coachella fin dalle prime battute ha un’energia indescrivibile, scandita dal ritmo tribale delle percussioni, dalla cavalcata fiera di B sulla passerella e dal suo primo outfit stile Nefertiti firmato Balmain (elemento, questo egizio, ripreso anche nell’artwork dell’album uscito proprio in concomitanza col documentario).
Come una regina, accompagnata da un esercito di donne in tute intere che raffigurano sfingi e da una folta orchestra, Beyoncé è pronta a dominare quel palco a forma di piramide che si è fatta costruire per incantare tutti i suoi fan al Coachella.

Nel primo segmento di backstage inserito in questo documentario che alterna frame in 16mm e non, Bey ci parla di quest’esperienza come di un momento di crescita e di miglioramento, per se stessa e per tutto il team di Homecoming. Un’esperienza fatta di persone diverse che, pur mantenendo la loro diversità, nello show dovranno sembrare un qualcosa di omogeneo e unitario. Duecento persone, una sola famiglia.
Il tono di Bey, quando inizia a raccontare questo suo progetto, è un tono orgoglioso, motivato e motivazionale.
Ciò che preme all’artista è dimostrare alle persone che non ci sono limiti, che chiunque può superare un pregiudizio, sentirsi parte di qualcosa di colossale, pop, lavorare duro per mostrare a se stessi di potercela fare, sempre.

Questo vale in particolar modo per la comunità afroamericana, per le donne afroamericane che Bey a volte chiama “regine”, altre volte “dive” e che sprona a liberarsi dalle “stronzate”, dalle oppressioni e dalle offese in diverse parti dello show.

All’inizio di questo Homecoming c’è un’altra voce femminile importante che ascoltiamo mentre scorrono le immagini di backstage: è quella di Nina Simone che parla dell’importanza della black culture e della sua ambizione di insegnarla agli altri.
To me, we are the most beautiful creatures in the whole world, Black people” e Beyoncé dà nuovo vigore a quest’affermazione citando nel suo documentario quelle che sono state le personalità di rilievo della cultura afroamericana e insistendo sull’importanza di preservarla nel tempo.

“Education must not simply teach work – it must teach life.”
– W.E.B Du Bois, Fisk University 1888.

Questa citazione dell’attivista politico afroamericano W.E.B. Du Bois ci introduce nel vivo dei quattro mesi di preparazione allo show con una carrellata di immagini di repertorio di cheerleaders e bande musicali appartenenti a diverse HBCU d’America.

Fin dall’inizio del film, Beyoncé dichiara di non aver mai frequentato un HBCU ma di aver sempre sognato di farlo ed è come se il Beychella e l’Homecoming fossero stati in qualche modo la sua “rivincita”.
Con questo show Bey ha messo su un laboratorio culturale, una sua propria Università afroamericana in cui non si “insegna soltanto il lavoro, ma la vita”.

“Our mothers and grandmothers… moving to music not yet written”
– Alice Walker, Spelman College 1965

La poetessa e scrittrice Alice Walker (Premio Pulitzer per Il colore viola) dà a Bey il la per introdurre il discorso sulla maternità e su quanto la sua abbia inciso, nel bene e nel male, sulla preparazione allo show.
Ricordiamo che l’Homecoming al Coachella è stato rimandato di un anno proprio per via della maternità inaspettata di B, incinta al tempo dei due gemelli Sir e Rumi.

Il documentario a questo punto segue la dura preparazione di Beyoncé al Coachella, dalla prima prova post-parto agli spasmi dovuti all’eccessivo sforzo fisico, a come si è divisa tra prove e allattamento, donna di successo e madre. Nei video di backstage la figura di JAY-Z emerge come quella di un padre che se ne sta lì dietro le quinte con la figlia Blue Ivy a supporto della propria compagna, facilitandole per quanto possibile il compito di conciliare il ruolo di madre con quello di donna creativa.

La Beyoncé che si prepara al Coachella dopo aver messo al mondo due bambini e dopo una gravidanza piena di complicazioni, non è la stessa Beyoncé che prima poteva permettersi un’intera giornata di sole prove. Non è più lo stesso nemmeno il suo corpo: “There were days that I thought I’d never be the same. My strength and endurance would never be the same“, dice a un certo punto e la lezione più importante che ha imparato da quei 4 mesi di prove è che non sottoporrà mai più il suo corpo a uno sforzo simile.

“You can’t be what you can’t see”
– Marian Wright Edelman, Spelman College 1959

Questa parole che appartengono all’attivista americana per i diritti dei bambini vengono subito seguite dalla voce di un’altra donna che è la nigeriana Edidiong Emah la quale dice che mai avrebbe pensato di poter prendere parte a quello show “perché troppo bassa e grossa”.
Questa è la parte di Homecoming che più di tutte parla alle donne e lo fa con una spinta motivazionale molto forte e radicata nella convinzione di Bey che ogni donna ha in sé un potenziale infinito.

Homecoming è la dimostrazione che le donne nere possono arrivare ovunque.
Basti pensare al fatto che la stessa Beyoncé è la prima donna nera che ha fatto da headliner al Coachella nella storia e questa è per lei l’occasione di rappresentare il black power.

It was important to me that everyone had who never seen themselves represented felt like they were on that stage with us. As a black woman, I used to feel like the world wanted me to stay in my little box. And black woman often feel underestimated. I wanted us to be proud of not only the show, but the process. Proud of the struggle. Thankful for the beauty that comes with a painful history and rejoice in the pain. Rejoice in the imperfections and the wrongs that are so damn right. I wanted everyone to feel thankful for their curves, their sass, their honesty – thankful for their freedom. It was no rules and we were able to create a free, safe space where none of us were marginalized.

Mentre lei si esibisce sul palco del Coachella, una voce fuori campo durante lo show dice in fila una serie di frasi tipo: “la persona cui si manca più di rispetto in America è la donna nera”, “la persona meno protetta in America è la donna nera”.

Ecco, nell’Homecoming di Beyoncé la donna nera ringrazia Dio per essere nera, per avere le curve, per la sua onestà e i suoi difetti. Non c’è spazio per l’emarginazione o il body shaming: Homecoming è “uno spazio libero e sicuro in cui nessuno è stato emarginato”.

“Keep going, no matter what”
– Reginald Lewis, Virginia State University 1965

In questo particolare segmento del documentario emerge il talento di Beyoncé come regista e direttrice creativa, maniaca del controllo, autoritaria, perfezionista. E un JAY-Z muto.

I personally selected each dancer, every light, the material on the steps, the height of the pyramid, the shape of the pyramid. Every patch was hand-sewn. Every tiny detail had an intention“, Beyoncé è l’unica a capo di tutto, l’unica che ha controllato ogni minimo dettaglio e che ha scelto miratamente ogni cosa con l’obiettivo di trasmettere la bellezza non tanto a quelli che avrebbero guardato dal vivo sotto al palco, ma a noi che avremmo visto tutto attraverso le telecamere.

E c’è un meraviglioso momento in cui, durante un brainstorming, Beyoncé parla a tutto il suo team spiegando forse per la trecentesima volta il mood, lo script e tutte le cose che restano da fare a ormai poche settimane dal festival. E a un certo punto un uomo dice “ok, buon anniversario” e capiamo che quello è il giorno dell’anniversario di matrimonio di Bey con JAY-Z che, seduto accanto a lei, non può fare altro che ascoltarla e assisterla in silenzio ed esclamare, soltanto alla fine del discorso di B., un esemplare “Ok, guys”.

Questa è anche la parte in cui, tornando allo show, finalmente sale sul palco con Beyoncé anche JAY-Z e insieme cantano “Déjà Vu”, sorridendosi e non perdendosi di vista nemmeno per un attimo.

“Without community, there is no liberation”
– Audre Lorde

Come la sorella Solange in When I Get Home, così Beyoncé in quest’ultima fatica rende omaggio a Houston, alle sue radici e alla sua gente.
Più in particolare, in questo segmento del documentario emerge il concetto di famiglia, intesa non soltanto come legame di sangue.

I suoi collaboratori parlano di Homecoming come di un’esperienza unica in cui si è creato un ambiente estremamente familiare e comunitario che ha messo insieme normali studenti delle HBCU coi ballerini e i musicisti dell’entourage di Beyoncé.

Sul palco Bey a questo punto fa salire quelle che definisce “la sua personale HBCU”, ovvero Kelly e Michelle delle Destiny’s Child con tutta la nostalgia che si portano dietro brani come “Say My Name” o “Lose My Breath”.

In un capitolo dedicato alla famiglia, non poteva mancare il duetto con la sorella Solange su “Get Me Bodied”, scivolone sul palco compreso.

Si avvicina il finale di questa lunga performance che ha preso il nome di Beychella e B. regala alla sua Beyhive (così si fanno chiamare i suoi fan) hit come “All The Single Ladies” e “Love on Top”.
Una delle ultime scene del documentario ha per protagonista un’adorabile Blue Ivy che nel backstage canta per sua mamma davanti alle telecamere e alla fine dell’esibizione dice “voglio farlo ancora, perché mi fa stare bene”.

E mentre ce la ridiamo su questa scena che ci fa capire un po’ di cose sulla genetica, arriva in voiceover proprio un monito per le generazioni future che appartiene alla scrittrice statunitense Maya Angelou:

Tell the truth, to yourself first, and to the children. Live in the present. Don’t deny the past… And know the charge on you is to make this country more than it is today“.

Di questa enorme lezione di cultura afroamericana diretta da Beyoncé con i contributi di tutta una serie di intellettuali di spessore di quel segmento culturale, ciò che ammiriamo è la straordinaria abilità di dosare entertainment e insegnamento.
Durante la visione del documentario non siamo mai annoiati e, dall’altro lato, neppure mai avvertiamo il senso di un divertimento fine a se stesso: ci rapisce ogni dettaglio, ogni riferimento a questa o a quell’altra cosa, ci fa riflettere ognuna di quelle citazioni, così come la ferma volontà di Beyoncé di voler superare ogni suo limite per creare qualcosa che le sopravvivesse.

I 22 anni di carriera che lei dice di aver messo in queste due ore di show, assieme ai suoi errori e alle sue vittorie, riusciamo a vederli tutti, così come vediamo cose che non ci aspettavamo di vedere e che, forse, nessuno mai e neppure lei stessa potrà ripetere.

Una lezione di black culture all’Università di Beyoncé
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Una lezione di black culture all’Università di Beyoncé
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“Earth”, Lil Dicky celebra l’amore per il nostro Pianeta con Leo DiCaprio e tanti altri

“Earth”, Lil Dicky celebra l’amore per il nostro Pianeta con Leo DiCaprio e tanti altri

Giulia Guido · 10 mesi fa · Music

Si potrebbe dire che il nuovo singolo di Lil Dicky cada a pennello, allineandosi con tutte le manifestazioni contro l’inquinamento ambientale e le iniziative realizzate per ridurre gli sprechi. Si intitola “Earth” ed è stato accompagnato dall’uscita di un video ufficiale letteralmente da urlo! 

Ma certe cose è meglio farle insieme a qualcun altro e così alla causa di Lil si sono uniti un po’ di amici, tra cui spiccano Ariana Grande, Justin Bieber, Snoop Dogg, tanti altri e ciliegina sulla torta, Leonardo Dicaprio che, a quanto sembra, sta aiutando il rapper americano a scegliere un’organizzazione ambientalista a cui donare i ricavati del video. 

Il video animato vi farà di sicuro impazzire dato, escluso Lil, tutti gli altri protagonisti sono stati rappresentati come animali, così Ed Sheeran è un koala, Katy Perry è un pony, Hasley è un piccolo leoncino, ma non vi dirò altro perché dovete vederlo con i vostri occhi.

Ciò che ha fatto Lil Dicky è bello, utile e giusto, per questo bisogna ascoltare Earth, cantarla, guardare il video e condividerlo!

earth lil dicky | Collater.al
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“Earth”, Lil Dicky celebra l’amore per il nostro Pianeta con Leo DiCaprio e tanti altri
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Claudia Maddaluno · 10 mesi fa · Music

Kevin Abstract – Baby Boy

Kevin Abstract della Brockhampton ha pubblicato ieri il suo nuovo EP dal titolo Ghettobaby, arrivato dopo ARIZONA Baby della scorsa settimana. Ad accompagnarlo il video di Baby Boy, diretto dallo stesso Kevin, in cui se ci vediamo doppio di certo non è perché abbiamo problemi di diplopia.

Lizzo – Juice (feat. RuPaul’s Drag Race Queens)

Lizzo ha pubblicato un video nuovo per la sua hit Juice con delle drag queen solo per ricordarci in maniera coloratissima ed esagerata che oggi è uscito il suo album Cuz I Love You e dobbiamo correre ad ascoltarlo.

Billie Eilish – you should see me in a crown

Creepy è bello. Ce lo insegnano Billie Eilish e Takashi Murakami in questo nuovo video d’animazione per you should see me in a crown in cui Billie è un manga e si trasforma presto nel ragno più brutto che tu possa mai vedere.

Kevin Morby – OMG Rock ‘n’ Roll

Kevin Morby, ti stiamo aspettando.

DOLA – Non esco

Fatte le dovute presentazioni con Dola, non ti resta che rincorrerlo sullo skate mentre sfreccia verso il successo.

maggio – Piano Rialzato

Manuale di sopravvivenza per chi soffre le mancanze.

Flying Lotus – Fire Is Coming (David Lynch)

Flying Lotus pubblicherà dopo cinque anni un nuovo album dal titolo Flamagra con i contributi di Anderson .Paak, Denzel Curry, Little Dragon, Tierra Whack e altri. Fire Is Coming è il primo singolo e FlyLo l’ha pubblicato assieme a un video da paura con la partecipazione di David Lynch.
L’album esce il 24 maggio. Fire is coming.

KOTA The Friend – Birdie

Traccia troppo breve per godersela all’infinito mentre si viene scaldati dal sole.

Kelsey Lou – Blood

Questo live intenso come il rosso porpora degli studi di Colors ti serve a riattivare la circolazione e a ricordarti che proprio oggi esce il debut album di Kelsey Lu.

Leven Kali – Do U Wrong feat. Syd

Se hai pianificato un viaggio, una gita fuori porta per questo lunghissimo ponte, per i primi 5 minuti abbiamo la soundtrack ideale.
Braccia fuori dal finestrino, si parte.

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Claudia Maddaluno · 10 mesi fa · Music

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Lizzo – Cuz I Love You

Qualche tempo fa, in un pezzo dedicato a Missy Elliott, parlavamo proprio di quanto Misdemeanor fosse stata un tassello importante nella storia del rap, sia per i suoi meriti artistici, sia per il fatto di aver abolito, in quanto donna, una serie di tabù di genere, attraverso la libera espressione del corpo.
Non è un caso, credo, che Missy Elliott sia presente nell’album di Lizzo che, in qualche modo, ne continua il discorso, mettendosi letteralmente a nudo nel suo primo full-length per una label.
In Cuz I Love You, la musica è solo un mezzo per spogliarsi, brano per brano, e affermare la fiducia in se stessi.
Le undici tracce non spiccano per eccellenti produzioni ma ci sorprendono sul versante della vocalità – potentissima – e di un rappato incendiario che Lizzo incastra anche nella più classica delle melodie soul.

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Loyle Carner – Not Waving But Drowning

Loyle Carner è uno che non ha paura a raccontarti di quella volta che le onde erano così alte che pensava di annegare. Così in questo disco viene fuori tutta la fragilità di un artista sensibile che con la sua vocalità morbida e rilassata scende a fondo nei dettagli emotivi della sua vita personale.
In tracklist si leggono i nomi di Jordan Rakei, Sampha e Jorja Smith che assieme a lui nuotano in questo mare di emozioni e drammi esistenziali, fornendogli e fornendoci quasi un giubbotto di salvataggio per evitare il rischio di esserne travolti e annegarci dentro.
Ecco, ascoltalo come se fosse un manuale per imparare a nuotare.

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Kelsey Lu – Blood

Il disco si apre con una dichiarazione di non amore che poi è una cover, in versione più o meno gospel, di I’m Not In Love dei 10cc.
Nonostante questo, Blood di Kelsey Lu è un disco che ci fa innamorare subito, già da quel primo brano. 
Un debutto, quello della cantautrice del North Carolina, che ci assorbe pienamente, ipnotizzandoci traccia dopo traccia con quel miscuglio di pop barocco, folk, ambient e, non ultima, la musica classica. 
Tra i producers, Skrillex, Jamie xx e Rodaidh McDonald che contribuiscono a dare all’album un’impronta scura, sperimentale e sofisticatissima.
Blood è un album in cui si sentono tutte le influenze degli artisti con cui Lu ha collaborato, da Solange a Florence + The Machine, rielaborate in una proposta tutta nuova e autentica in cui spiccano testi profondi e melodie evocative. 

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Claudia Maddaluno · 10 mesi fa · Music

FKA twigs – Cellophane

FKA twigs è tornata con un nuovo brano mozzafiato dal titolo Cellophane, accompagnato da una clip diretta da Andrew Thomas Huang (collaboratore di Björk) in cui twigs tira fuori tutto quanto ha imparato nell’arte della pole dance, muovendosi sinuosa davanti ai suoi mostri e alle sue fragilità.
Su quel palo lei si arrampica come un’edera, mentre noi restiamo appesi a quel suo filo di voce, così delicato e vulnerabile che sembra stia quasi per spezzarsi e invece è sottile e resistente quanto una pellicola di cellophane e ci tiene per tutto il brano stretti in una nube densa di synth, di archi e stupore.

Cuco – Hydrocodone

Hydrocodone is a music video dedicated to the memory of our past and future selves. It’s an abstract journey through a young man’s memories before and after a big accident“.

Ciao Cuco, andrà tutto bene.

Kevin Abstract – Peach

Kevin Abstract is on fire. Dopo aver pubblicato due EP e due video nel giro di due settimane, ora mette fuori una terza clip per il brano Peach che, stavolta, vede anche la partecipazione di altri due membri di Brockhampton, Bearface e Joba, che cantano in falsetto e se la spassano da mattina a sera con Kevin in giro per LA.

Loyle Carner – Angel ft. Tom Misch

Qui ci sono Loyle Carner e Tom Misch che girano in bici per il Portogallo, mangiano fusilli e ci fanno sentire come in Paradiso.

Divino Niño – Maria

Finalmente il 21 giugno esce Foam, il nuovo album di questi cucciolotti di Chicago che nel frattempo hanno pubblicato il nuovo singolo Maria, ispirato alle telenovelas messicane. Dimmi tu come fai a non amarli.

Jackie Cohen – Chico Chico

Ballare nel parcheggio di un supermercato non è mai stato così divertente.

SIRUP – Pool

Non so ancora benissimo chi, come e perché ma lui è SIRUP e il suo primo album Feel Good esce il 29 maggio. Ora non farti troppe domande e schiaccia play qui su.

Goldwash – You Don’t Wanna Feed the Fire Anymore

Dedicata a tutti i fan delle melodie dreamy, dei suoni lo-fi e di Mac DeMarco. Lui è Goldwash e presto diventerà una star.

IAMDDB – Urban Jazz

Dall’hotel, al soundcheck, al dietro le quinte, al live. In questo video messo su in 24 ore puoi seguire IAMDDB in ogni sua mossa prima di un concerto, attraverso una serie di scene principalmente in bianco e nero con cui l’artista dichiara di voler esprimere “the vulnerability it takes to make timeless music“.

Mark Ronson – Late Night Feelings ft. Lykke Li

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