5 cose essenziali per capire When I Get Home di Solange

5 cose essenziali per capire When I Get Home di Solange

Claudia Maddaluno · 12 mesi fa · Music

Lo scorso venerdì, a tre anni di distanza dal meraviglioso A Seat At The Table, Solange Knowles ha pubblicato il nuovo, attesissimo album When I Get Home.
Un disco che arriva a sorpresa e con una schiera di ospiti di un certo livello: in tracklist si leggono i nomi di Tyler, The Creator, Earl Sweatshirt, Panda Bear, Sampha (per citarne alcuni).
Insomma un disco che promette bene e che, in qualche modo questa promessa la deve mantenere.

In questi tre anni le aspettative su ciò che sarebbe venuto dopo A Seat At The Table sono diventate altissime e nel frattempo Solange ha fatto in modo di tenere sempre accesi i riflettori sulle sue doti artistiche, dirigendo video come quello di SZA per il brano The Weekend, annunciando la mostra Metatronia a Los Angeles e, ancora, collaborando con IKEA per la nuova collezione chiamata Objects, Space, Architecture e con Calvin Klein per la campagna #MyCalvins in cui ha posato con Kelela e Dev Hynes.

Del nuovo album ha dato qualche indizio qua e là, a partire dall’intervista per Billboard, uscita esattamente un anno prima della release ufficiale di When I Get Home. E, una volta che le sessioni di registrazione sono finite, ha fatto un paio di mosse misteriose sui social per farci capire che l’album era ormai dietro l’angolo, tipo quella di attivare un account sulla piattaforma social Black Planet contenente un form per iscriversi alla newsletter, un link alle date del tour e una serie di immagini e GIF in perfetto stile Solange.
Su Instagram, invece, ha pubblicato un numero di telefono (quello che un tempo apparteneva al rapper di Houston Mike Jones), invitando i follower a chiamare lì per ascoltare qualche snippet dal nuovo album.

E, ancora, una serie di teaser sono apparsi sui suoi profili social fino ad arrivare al rilascio ufficiale dell’album nella notte tra il 28 febbraio e l’1 marzo, esattamente all’intersezione tra la fine del Black History Month e l’inizio del Woman History Month.

Questo ed altri che elencheremo qui sotto sono i simboli che ci aiuteranno a capire meglio il concept album messo fuori da Solange connesso a un l’immaginario che elogia le origini, la blackness e l’orgoglio femminile in 19 tracce che esplorano la tradizione, la ripetizione, la memoria ma anche ciò che sarà il futuro della cultura pop post-Solange.

Le influenze

In un’intervista per il New York Times T Magazine, pubblicata lo scorso ottobre, Solange ha fornito i primi dettagli su When I Get Home facendo un po’ di chiarezza su cosa avremmo dovuto aspettarci.
There is a lot of jazz at the core” – disse – “But with electronic and hip-hop drum and bass because I want it to bang and make your trunk rattle“.
E aggiunse anche che sarebbe stato più fluido, caldo e sensuale del precedente A Seat At The Table.

Il seme del jazz è ben presente nelle 19 tracce che compongono When I Get Home: si sente l’influenza di Journey through the Secret Life of Plants di Stevie Wonder (da lei più volte citato), l’avant-jazz di Alice Coltrane, la ritualità della Sun Ra Arkestra.
Ma è pur vero che, accanto alla lezione dei classici, Solange fa sua anche la più moderna virtù di Tierra Whack (di cui assimila la leggerezza e la formula dei brani brevi) o di Noname, se vogliamo.

La stessa costellazione di collaboratori presi prevalentemente dal mondo hip-hop, contribuisce a svecchiare il classicismo del jazz (in My Skin My Logo in feat. con Gucci Mane, anche Solange tenta di rappare).
Allo stesso scopo servono le produzioni di Tyler, the Creator e Earl Sweatshirt del collettivo Odd Future: il loro intervento crea un gioco di alternanza di tessuti tra il setoso R&B di Solange e la texture più ruvida del rap. Il soul etereo che si sporca con dei beat più urban.
Così, l’intenzione “I want it to bang and make your trunk rattle” prende senso.
Come dice Craig Jenkins di Vulture: “When I Get Home is hip-hop that doesn’t tell you what to think. It’s soul music that doesn’t tell you what to feel. It’s the answer to the old Funkadelic question: “Who says a jazz band can’t play dance music?” 

Le radici

When I Get Home è un’ode al Texas. Dalla tracklist, ai testi, ai samples utilizzati (ce n’è uno nell’interlude S McGregor tratto dal film del 1987 Superstars & Their Moms dove recitano dei famosi nativi di Houston), tutto parla della sua Third Ward (Houston) e delle sue radici. È proprio durante il soggiorno nella città in cui è cresciuta che ha iniziato a scrivere l’album, come ha spiegato domenica scorsa durante la presentazione del film di 33 minuti che accompagna l’album.

There were a lot of things that were happening with my body and my spirit,” – ha detto – “When you go through something like that, you yearn for things that remain same. And I know, any time in my life, I can come back home to Houston, Texas—to Third Ward. So I quietly rented a home in Third Ward off Wichita and started to write new music, but more than anything reflect on my journey. There’s nothing like coming home, getting off the plane, getting in the car, listening to 97.9 The Box. Nothing like it.”

Questo spiega anche perché il film e la maggior parte dei visual a corredo dell’album siano ambientati in Texas.

Le ripetizioni

Ascoltando e leggendo i testi di questo nuovo album, ci si accorge della presenza costante di frasi ripetute.
Si pensi alla traccia d’apertura che dall’inizio alla fine ripete “I saw things I imagined / Things I imagined” ma anche a Dreams in cui ascoltiamo spesso la frase “Dreams, they come a long way, not today” oppure al manifesto blackness che è Almeda, traccia in collabo con Playboi Carti e The-Dream dove Solange insiste sugli aggettivi brown / black per rimarcare l’orgoglio dell’identità nera.

Reiterare certi concetti, certe frasi, serve a fissarli nella mente, a ripeterseli come un mantra al fine di interiorizzarli per non lasciarli andare mai più via.

I think repetition is a very strong way to reinforce those mantras that we’re given and we say,” spiega Solange. “But, once we really repeat them and say them out loud and call them in our lives… I said, ‘I saw things I imagined.’ And the first four times I didn’t believe it. But by the eighth time, I felt it. It came into my body. The things I had to do to reinforce these things. It’s one thing to think through your spirit. It’s another to live it through your body

A Seat At The Table vs When I Get Home

Ho letto da qualche parte che When I Get Home continua il discorso laddove A Seat At The Table l’ha lasciato tre anni fa, rappresentando, così, la sua naturale appendice (o il capitolo numero due).
Io credo che non ci sia nulla di più sbagliato che quest’affermazione.

Anzitutto perché (e qui entriamo in una sfera soggettiva) il nuovo album di Solange purtroppo fa fatica a raggiungere i livelli di A Seat At The Table (e per l’imperdonabile mancanza di brani come Cranes In The Sky, e per l’assenza di guizzi che facciano gridare al miracolo, nonostante la lunghissima lista di collaboratori e producer).
Vero che anche qui ritroviamo la formula degli interludi, il filo tra biografia e storia, la rivendicazione del corpo femminile.

Ma la principale differenza tra i due album ce la dice la stessa Solange: “With A Seat At The Table, I had so much to say. With this album, I had so much to feel. Words would have been reductive to what I needed to feel, so we focused on the sonics. My heart and soul is production.”.

Tornare a casa per Solange significa fare i conti con una miriade di sensazioni, profumi, ricordi, tradizioni per le quali probabilmente non esistono parole appropriate.
Quello che ci viene reso del suo viaggio a Houston è più direttamente la celebrazione della cultura afroamericana e, ad un secondo livello, il sentimento di “quanto abbiamo abbandonato nel corso della nostra evoluzione” e che cerchiamo di far tornare nella nostra memoria attraverso la ripetizione.

Diventare Solange

“Becoming Solange”. È così che intitola la sua copertina numero 355 i-D al cui interno c’è una bellissima intervista a cura di Stevona Elem-Rogers.
Il titolo è emblematico e ci viene reso più chiaro dall’album When I Get Home.
Se in A Seat At The Table, Solange ha raccontato un processo di guarigione, cercato risposte a un periodo di merda, facendo i conti anche con una disautonomia neurovegetativa, in When I Get Home (ma chiaramente in tutto il processo creativo dell’album) ha fatto un viaggio introspettivo e fisico, rimpossessandosi del suo corpo, della sua libertà e di tutte le manifestazioni della sua essenza.

In Can I Hold The Mic canta: “I can’t be a singular expression of myself, there’s too many parts, too many spaces, too many manifestations, too many lines, too many curves, too many troubles, too many journeys, too many mountains, too many rivers, so many.”

La sua è un’identità in continua evoluzione: è un “becoming Solange” che rifiuta l’immobilismo di “being Solange”.

5 cose essenziali per capire When I Get Home di Solange
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Questi sono i video più belli della settimana

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Claudia Maddaluno · 12 mesi fa · Music

Solange – Almeda

When I Get Home, il nuovo album di Solange, è uscito lo scorso venerdì e qui trovi 5 cose essenziali per ascoltarlo con la giusta consapevolezza. Oggi è fuori anche il video del brano Almeda, che è un estratto del film di 33 minuti che Solange ha diretto e pubblicato a corredo dell’album.
Sincronizziamo gli occhi e il cuore con ogni singolo movimento (di corpi e di camera) di questo video.

Nick Murphy – Sanity

Nick Murphy è tornato per dirci che il suo nuovo album Run Fast Sleep Naked uscirà il 26 aprile. Sanity è il primo estratto ed è accompagnato da un video girato alle Isole Canarie.

Faye Webster – Room Temperature

Un amplificatore fatto con la sabbia, uno scenario wes andersoniano a bordo piscina, danzatrici hawaiane in costumi rosso porpora. Il tutto condito dalla voce magica e rassicurante di Faye Webster che ha diretto il video e annunciato l’album Atlanta Millionaires Club per il 24 maggio.

Mick Jenkins – Consensual Seduction

Il rapper di Chicago pubblica un nuovo video per la traccia Consensual Seduction, un manuale di seduzione ambientato in Jamaica che ci insegna anche come mangiare la papaya in un certo modo.

Zacari – Midas Touch

Il nuovo EP di Zacari, Run Wild Run Free, uscirà la prossima settimana ma qui c’è il nuovo video di Midas Touch girato a Parigi da PANAMÆRA; è il video delle prime volte non solo perché è il primo che lui abbia mai girato ma anche perché è la prima volta di Zacari all’estero.

Barrie – Darjeeling

Happy To Be Here, il debutto dei newyorkesi Barrie, arriverà a maggio e Darjeeling è il secondo assaggio del loro dream pop soffice e melodioso.

Mac DeMarco – Nobody

Nobody è il primo singolo estratto dal nuovo album di Mac DeMarco, Here Comes the Cowboy, che uscirà il 10 maggio. Come sempre lo amiamo anche combinato così.

Kamaal Williams – New Heights

D’ora in poi guarderemo solo video di arti marziali con questo brano di Kamaal in sottofondo.

Eliza – Alone and Unafraid

Venerdì. Capelli al vento e ci prendiamo tutta la città.

Massimo Pericolo – Sabbie d’oro

Sparati sto video, va’. Poi ne riparliamo.

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Claudia Maddaluno · 11 mesi fa · Music

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Helado Negro – This Is How You Smile

Roberto Carlos Lange, meglio conosciuto come Helado Negro, ha pubblicato venerdì il suo sesto album This Is How You Smile. È un disco che ci ricorda nella maniera più precisa perché ne siamo così fan: perché ci riporta inevitabilmente a Devendra Banhart ma soprattutto perché ci porta esattamente nel luogo in cui vorremmo essere.
Quaranta minuti di paesaggi segreti, assolati, assonnati e un miscuglio intrigante di folk scuro, ritmi latini, bossa nova e synth-pop.
This Is How You Smile è un disco che ti conosce benissimo: sa quali sono gli abbracci in cui vuoi tornare, le mani che vuoi toccare, il modo in cui ti piace sorridere.

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Kyle Dion – SUGA

SUGA è il debutto in 13 tracce di Kyle Dion che arriva dal sud della Florida e ha pubblicato nel 2016 un primo EP dal titolo Painting Sounds. La passione per il mescolare tutti i colori sulla tavolozza e dipingere arcobaleni di suoni non l’ha abbandonata e, infatti, questo suo debutto è super variopinto con il più vibrante degli R&B unito al funk, al soul e al rap.
Dion descrive il progetto come “a poetic outlet exploring the intricate complexities Suga endures, as he rises to fame whilst fighting an ongoing battle with his own internal demons.”
In tracklist non si leggono feat., c’è solo Dion armato di uno sguai(n)ato falsetto a combattere il suo alter-ego.

3

Stella Donnelly – Beware of the Dogs

Quello di Stella Donnelly è uno degli album più delicati che vi capiterà di ascoltare nella vita. E siamo solo al debutto.
Lei ha 26 anni ed è originaria di Perth, ha pubblicato nel 2017 l’EP Thrush Metal e ora eccola qui a insegnarci come dovrebbe suonare sempre l’indie-folk: profondo, gentile, onesto e trasognato.
Beware of the Dogs è fatto di brani che fanno spuntare il sorriso sulle labbra, ma anche la pelle d’oca lungo la schiena: la materia complessa dei suoi testi è addolcita dal suono fresco del suo timbro così come dalla grazia delle sue chitarre.
Facciamo a questo disco una cornice.

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Claudia Maddaluno · 11 mesi fa · Music

Khalid – Talk

Possiamo parlare, sì.
Possiamo parlare di quanto siamo felici che Khalid abbia pubblicato il primo singolo dal nuovo album Free Spirit, in uscita il 5 aprile, e di quanto ogni cosa ci piaccia di questo video: dagli outfit, ai palloncini sul soffitto ai colori di queste stanze.

Solange – Binz

Ti vogliamo bene, Solange, perché balli e sorridi gratis per noi davanti a una webcam per 1 minuto e 26.

Toro Y Moi – 50-50 (feat. Instupendo)

Questa è la traccia giusta (col video giusto) per dimenticarti per un attimo chi sei, cosa stai facendo, dove volevi essere, dove sei.

King Gizzard & The Lizard Wizard – Fishing For Fishies

Certe volte la droga regala delle cose bellissime.

Vampire Weekend – Sunflower feat. Steve Lacy

Jonah Hill ha diretto il nuovo video dei Vampire Weekend per il brano Sunflower in cui c’è Ezra che fa un tour gastronomico nell’Upper West Side assieme a Steve Lacy. E mentre girano tra Zabar e Barney Greengrass, a un certo punto, un cameo stellare.

Sunni Colón – Psicodelic

Un video, tre tracce.
Si inizia con Morning Dew e poi si scivola senza nemmeno accorgersene in Baby I Don’t Mind e Technicolor. Sunni, che ha diretto il video, è sempre lì (a volte vestito, a volte meno) a ricordarci quanto spaccherà nell’immediato futuro.

M¥SS KETA – PAZZESKA feat. Guè Pequeno

IL 29 MARZO ARRIVA PAPRIKA E SARA’ MMMM PAZZESKO.

Dola – Supermercato

Il 5 aprile esce per Undamento l’album di debutto di Dola che, dopo Shampoo e Lil Pump, pubblica Supermercato, pezzo in cassa dritta prodotto con Ceri su cui atterra sicura la voce ruvida di Dola.
Se te servono du bire viè qua.

duendita – Magdalena

Poesia.

Orion – I’m Not

Musica elettronica e arti visive si uniscono in questo video diretto da Lorenza Liguori per il brano I’m Not del progetto Orion che fa parte di un EP che puoi acquistare qui.

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Claudia Maddaluno · 11 mesi fa · Music

Avey Tare – HORS

La nostra dose settimanale di psichedelia è offerta da Avey Tare che proprio oggi ha pubblicato il nuovo disco dal titolo Cows on Hourglass Pond.
Il video di HORS ci fa riflettere sul fatto che forse non abbiamo mai visto così tanti cavalli in tutta la nostra vita.

Chicano Batman, Caloncho – Hablame

Da un lato un video d’animazione dal sapore vintage coloratissimo, la musica tropicale e spensierata dei Chicano Batman con il messicano Caloncho. Dall’altro delle espressioni tristi che ci spezzano il cuore.

CLAVDIO – Nacchere

Il collettivo Ground’s Oranges ci regala sempre dei video bellissimi.

VanJess – Honeywheat

Questo video scivola liscio come l’indice su uno slip dress in raso. Il suono delle VanJess è morbido, elegante, sinuoso e ha una fascinosa patina anni ’90 alla quale non sappiamo resistere.

Weyes Blood – Movies

E adesso un film diretto da Weyes Blood, in cui i protagonisti siamo tutti noi.

We are enamored with Movies. Our generation is the most cinematically saturated of all time. Videotapes, DVD’s, streaming… Spielberg…all of it has thrust us into an endless loop of consumption. They provide formative experiences as children, standing larger than life before our fragile adolescent minds. I wanted to take a look into the emotionally manipulative powers of Movies – how have Movies succeeded in telling the myths of our time? How have they failed (miserably)? What is the consequent effect on a society of beings looking for themselves in the myths on the screen? It’s safe to say that they have failed us, but I can’t help it…I love Movies”.

Ryan Pollie – Aim Slow

Puoi piangere da qui a sempre.

Teyana Taylor – Issues / Hold On

So che stai provando della forte invidia per Teyana che si prende il rapper più bello di tutti, aka A$AP Rocky. Però poi guarda come va a finire.
(Spoiler: nel video c’è pure Tyler, The Creator)

Mereba – Stay Tru

Il debut album di Mereba, The Jungle is The Only Way Out, è uscito a febbraio per Interscope con i feat. di 6LACK e J.I.D.
Se ancora non hai avuto modo di innamorarti di lei, vedi che non è poi tanto difficile.

Joy Crookes – Since I Left You

Ti giuro che questa è l’ultima cosa triste che ti faccio vedere oggi. Però che bella è, dai.

No Vacation – Yam Yam

Allora ci lasciamo con questo lungo piano sequenza di dream pop e good vibes. Buon weekend!

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