Ieri abbiamo riportato la notizia che il brand indipendente Brain Dead, fondato da Kyle Ng, ha messo in vendita una T-shirt in collaborazione con Blood Orange, il cui ricavato verrà interamente devoluto in parti uguali tra il Movement for Black Lives (M4BL) e il fondo che sostiene la comunità LGBTQ.

In 24 ore sono stati raccolti più di $500,000, una cifra enorme se si pensa alla realtà che Brain Dead rappresenta in termini di fruizione. Questa è soltanto una delle iniziative concrete che piccoli brand indipendenti stanno mettendo in piedi per supportare in modo fattivo le comunità nere che, in questo momento, stanno portando avanti una battaglia per i diritti civili e contro ogni forma di razzismo.

Un altro esempio è quello del brand di borse tutto italiano MEDEA, fondato dalle gemelle Giulia e Camilla Venturini, che a partire da ieri e fino a domenica devolverà il 100% del ricavato del suo webstore special sale, al The Bail Project, un’organizzazione no-profit che combatte le disparità razziali ed economiche nelle incarcerazioni di massa e che si è resa disponibile a offrire assistenza ai partecipanti delle manifestazioni ormai diffuse in tutti gli Stati Uniti.
A-COLD-WALL* di Samuel Ross ha istituito un sussidio di 25.000 sterline da suddividere tra 10 aziende indipendenti di proprietà di persone di colore. Questa sovvenzione potrà essere richiesta da qualsiasi tipo di impresa che operi nei settori del design, della tecnologia, dei servizi di alloggio e ristorazione, nel mondo dell’arte e ricreativo, nell’istruzione e nella formazione, nella pubblica amministrazione e sicurezza e nei servizi scientifici e tecnici, la domanda può essere inviata a questo indirizzo: [email protected].
Tantissimi altri piccoli brand hanno seguito questa linea di solidarietà, condivisione e impegno concreto in quella che è una battaglia che riguarda ognuno di noi.
E i big brand?
La maggior parte dei colossi della moda hanno manifestato la loro solidarietà sui loro canali social, nelle risposte degli utenti però non sono mancate le polemiche.
Le grandi aziende hanno una grossa responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica, di conseguenza la collettività chiede a questi stessi brand di agire in modo sostanziale alla lotta contro ogni forma di discriminazione razziale e che, nella situazione in cui ci troviamo, non può bastare una semplice presa di posizione.
Alcuni big brand lo hanno fatto, hanno istituito fondi e donato grosse cifre: UNIQLO USA ad esempio, sta lavorando con con l’American Civil Liberties Union e donerà $100,000 alle organizzazioni sparse in tutto il paese che sostengono la comunità nera;
Stella McCartney ha fatto una donazione al NAACP Legal Defense Fund e supporta tante altre associazioni; Gucci, attraverso il North America Changemakers Impact Fund, sosterrà molte organizzazioni con delle donazioni.
Nelle ultime ore, si stanno susseguendo gli impegni concreti delle grosse aziende e delle maison più importanti, forse anche grazie alla mobilitazione di massa scatenatasi sui social network, che hanno capito l’importanza di un impegno concreto in una lotta fondamentale come quella contro il razzismo.
Balenciaga ha fatto sapere, tramite il suo account twitter, che si impegna a sostenere attraverso una donazione la National Association for the Advancement of Colored People e che istituirà un fondo in Francia per sostenere gli sforzi nella lotta al razzismo nel paese. In più, come recita lo statement della maison francese: “A partire dal 2020, e ogni anno a seguire, comunicheremo il nostro impegno e la nostra donazione. Questo gesto di sostegno finanziario è solo l’inizio di ciò che deve essere fatto a sostegno del movimento #BlackLivesMatter. Crediamo che il progresso sia possibile se tutti noi siamo uniti.”
Molti altri giganti del settore non hanno fatto altrettanto, non hanno programmato un piano tangibile e a lungo raggio per contrastare l’emarginazione razziale e la violenza. Ed è proprio a questi ultimi che l’opinione pubblica chiede un impegno serio, concreto, trasparente e quotidiano nella lotta alle discriminazioni razziali in generale e all’interno delle stesse aziende.
Le donazioni sono soltanto l’inizio di un lungo percorso virtuoso ed esemplare che deve necessariamente mirare a un cambiamento radicale anche e soprattutto nell’approccio alle disparità razziali e sociali.
