Style Al Diaz x DARKCIRCLE®: la capsule SAMO© indossata da Kid Cudi
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Al Diaz x DARKCIRCLE®: la capsule SAMO© indossata da Kid Cudi

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Arianna Maria Leva

Prima di diventare un’estetica riconoscibile, una scritta sui muri di New York poteva essere un modo per interrompere il ritmo della città e attirare l’attenzione di chiunque le passasse davanti. È da questa idea che nasce SAMO©, il progetto sviluppato alla fine degli anni Settanta da Al Diaz insieme a Jean-Michel Basquiat. Oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, quelle parole continuano a circolare, questa volta anche attraverso una capsule collection realizzata da Diaz con lo studio britannico DARKCIRCLE® per D’Stassi Art.

Una felpa può riportare alla luce una storia che per troppo tempo è stata raccontata solo a metà. È successo quando Kid Cudi, in procinto di interpretare Jean-Michel Basquiat nel film JEAN, ha condiviso una fotografia in cui indossa una felpa SAMO© firmata da Al Diaz. Un’immagine apparentemente semplice, che riporta l’attenzione sul passato.

La collaborazione accompagna SAMO: TRANSATLANTICATION, la prima mostra personale di Diaz nel Regno Unito, inaugurata il 25 settembre 2026 a Londra. Il progetto porta il suo immaginario su T-shirt, felpe, una giacca chore, tote bag, stampe e arazzi, senza limitarsi a trasformare le opere in semplici grafiche da indossare. Al centro ci sono infatti le frasi che hanno reso SAMO© un’esperienza riconoscibile: messaggi brevi, enigmatici e provocatori, pensati per raggiungere un pubblico ben più ampio rispetto alla comunità dei writer. Tra questi compare AS AN END 2 MASS PRODUCED INDIVIDUALITY, una dichiarazione che conserva ancora oggi la sua carica critica nei confronti dell’omologazione e dell’identità costruita attraverso il consumo.

Alla fine degli anni Settanta, New York attraversava una stagione in cui molte delle forme artistiche più interessanti stavano prendendo vita lontano dalle istituzioni tradizionali. I muri, le metropolitane e gli spazi pubblici diventavano superfici su cui sperimentare nuovi linguaggi, spesso in contrasto con l’idea più convenzionale di opera d’arte. Graffiti, musica, fotografia e performance contribuivano a costruire una cultura visiva che non chiedeva necessariamente di entrare in una galleria per essere riconosciuta. In questo scenario, SAMO© si distingueva perché spostava l’attenzione dalla firma dell’autore al contenuto del messaggio: non soltanto un segno da riconoscere, ma una frase capace di provocare, ironizzare e mettere in discussione ciò che sembrava acquisito.

Il rapporto tra arte e abbigliamento si fa ancora più diretto nei pezzi lavorati individualmente da Diaz. La giacca chore, prodotta in un’edizione di appena cinque esemplari, e la T-shirt bianca Intervention, disponibile in 25 pezzi, portano sulla superficie del tessuto un intervento manuale dell’artista. Accanto ai capi, due grandi arazzi reinterpretano altrettanti simboli della collezione: il messaggio Individuality e una bandiera americana trasformata attraverso teschi, ossa incrociate e frammenti di lettering. Non mancano tre fotografie realizzate durante la visita di Diaz a Shoreditch, che documentano il suo passaggio a Londra e il legame tra il lavoro e lo spazio urbano. La capsule diventa così un’estensione della sua pratica, capace di spostarsi dal muro alla tela, dalla strada al guardaroba.

Per capire il senso di questa collaborazione bisogna tornare alla natura stessa di SAMO©. Diaz e Basquiat non volevano semplicemente lasciare una firma sui muri: costruivano frasi che potessero essere lette e interpretate da chiunque, utilizzando la città come uno spazio di comunicazione. Diaz ha descritto il progetto come un «prodotto immaginario», qualcosa che non esisteva ma che veniva presentato come un’alternativa possibile. È un’intuizione che attraversa anche SAMO: TRANSATLANTICATION: in mostra, le nuove tele dedicate a SAMO© dialogano con opere realizzate attraverso la segnaletica della metropolitana newyorkese, mentre un murale e alcuni interventi pubblici portano il lavoro fuori dalla galleria, nelle strade di Shoreditch. Anche la capsule con DARKCIRCLE® segue questa direzione: non si limita a recuperare un’estetica legata alla storia della street art, ma riattiva un linguaggio nato per essere condiviso, letto e discusso nello spazio pubblico.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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