Style Carhartt, la storia di un’icona americana
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Carhartt, la storia di un’icona americana

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Andrea Tuzio

Con i suoi oltre 130 anni di storia, Carhartt è un punto di riferimento, un brand di culto assolutamente trasversale che ha fatto breccia a tutti i livelli, dalla working class dell’America rurale di inizio ‘900 fino ai più grandi nomi dell’industria musicale americana.

Fondata a Dearborn, appena fuori Detroit in Michigan, da Hamilton Carhartt nel 1889 per produrre abbigliamento da lavoro per gli operai che lavoravano nelle ferrovie, inizialmente l’azienda si chiamava Hamilton Carhartt & Company, conosciuta affettuosamente come “Ham” e iniziò con la produzione di tute da lavoro avendo a disposizione due macchine da cucire e un motore elettrico in una piccola soffitta. 

In un’epoca di acciaio, vapore e locomotive, il fondatore Hamilton Carhartt si dedicò principalmente alla realizzazione di capi adatti, affidabili e durevoli per i lavori manuali più duri, Carhartt lavorò a stretto contatto con gli operai delle ferrovie locali per garantire che gli abiti da lavoro che produceva rispondessero alle loro esigenze. 

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Il primo slogan dell’azienda fu “Honest value for an honest dollar” e il successo fu enorme, entro 20 anni dalla sua fondazione Carhartt aveva ampliato le sue produzioni in altre otto città, arrivando persino in Canada e nel Regno Unito.
Durante la Grande Depressione che colpì gli Stati Uniti nel 1929, l’azienda dovette ridimensionarsi a causa del drastico calo delle vendite ma riuscì a riprendersi a pieno durante la seconda guerra mondiale.

Da quel momento storico in poi la crescita dell’azienda fu costante e continua, negli anni ’70 e ’80 la sua popolarità crebbe sia tra gli operai che al di fuori del settore lavorativo e sempre più persone, anche in Asia e in Europa, iniziavano a conoscere e indossare i capi workwear del brand.

Questa notorietà acquisita portò l’azienda a fondare una divisione europea del marchio Carhartt in occasione dei 100 anni dalla nascita e, nel 1989 nacque Carhartt WIP (Work In Progress) che ridefinì, modificò e adattò le caratteristiche principali dei capi prodotti in America per un pubblico diverso – quello asiatico ed europeo – che apprezzava il design e la qualità, pur restando fedele alle origini e al DNA del brand.
Sin dal principio Carhartt WIP ha costruito un rapporto forte e organico e che dura ancora oggi con giganti dello streetwear come BAPE e NEIGHBORHOOD, designer di altissimo profilo come Junya Watanabe e tantissimi altri.

WIP ha di certo cementato la posizione di Carhartt nel mondo streetwear ma in realtà sono stati i rapper della scena undergorund di New York e Los Angeles, che già da tempo indossavano i capi Carhartt “originali”, a far diventare il brand un punto di riferimento della scena street globale.

Eazy E e i NWA furono tra i primi a sfoggiare pezzi Carhartt, i baggy jeans e le giacche da lavoro diventarono una divisa non solo per i rapper, ma anche per gli spacciatori di strada. In un articolo del New York Times del 1992 si spiega che gli spacciatori di New York “avevano bisogno di indossare qualcosa di comodo, che avesse molte tasche e che li tenesse al caldo”, cavalcando questo tipo di popolarità l’etichetta newyorkese Tommy Boy Records fece ricamare il suo logo sulle giacche Carhartt e ne regalò 800 a svariati artisti tra cui Dr. Dre e Tupac.

Nel corso dei decenni Carhartt ha continuato a mantenere il proprio status di brand cool grazie anche a figure come quella di Kanye West, che è stato visto spesso indossare i capi dell’azienda di Detroit ma anche e soprattutto grazie alla legacy che da oltre 130 anni resta intatta, facendone una vera e propria icona americana.

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Scritto da Andrea Tuzio

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