A Vatolla, piccolo paese del Cilento, le donne piantano e intrecciano da generazioni. Lo fanno con le mani, lo fanno cantando, lo fanno con la stessa cura con cui si tramanda qualcosa che non si vuole perdere. Barbara Di Maio, fotografa e interprete di conferenza nata a Salerno nel 1974, ha seguito quel gesto fino in fondo e ne ha fatto un progetto fotografico presentato nel 2025 alla sezione Talents del Festival Internazionale di Fotogiornalismo di Padova.



Chianda e Ndrezza prende il nome dal dialetto cilentano: “pianta e intreccia”. Il titolo condensa in due parole l’intera logica del progetto, che segue il ciclo completo della coltivazione della cipolla di Vatolla, presidio di biodiversità che sopravvive grazie a una comunità di donne che non ha smesso di coltivarla. Ogni fase del lavoro è accompagnata da canti tradizionali, alcuni dei quali invocazioni contro il malocchio, tramandati di madre in figlia come una protezione sacra contro le forze che potrebbero minacciare il raccolto. Non è folklore conservato in teca: è una pratica viva, radicata, capace di tenere insieme terra, memoria e identità collettiva.



Di Maio lavora da oltre dieci anni sull’antropologia visiva del Sud Italia, con un’attenzione costante alle donne e al loro ruolo nelle comunità tradizionali. Il suo percorso passa per il ICP di New York e per un Master in Fotogiornalismo alla Scuola Romana di Fotografia, ma la sua pratica ha una matrice più intima: la necessità di documentare ciò che rischia di sparire, di costruire un archivio visivo che non appartenga solo al presente. La sua fotografia non osserva dall’esterno, partecipa, ascolta, restituisce. In Chianda e Ndrezza questa postura è particolarmente evidente: le immagini non mostrano soltanto cosa si fa, ma cosa significa farlo, cosa si porta dentro ogni gesto, ogni canto, ogni stagione di raccolto.


Il progetto si inserisce in una ricerca più ampia che Di Maio porta avanti in parallelo su maschere, carnevali storici della Campania e processioni religiose, sempre con le donne al centro del frame. Una coerenza di sguardo che trasforma ogni singolo progetto in un capitolo di qualcosa di più grande: un atlante visivo del Sud che non cede alla nostalgia, ma sceglie la testimonianza.
