Design I cibi in vetro di Miwa Ito
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I cibi in vetro di Miwa Ito

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Giulia Guido

Quando si pensa all’arte del vetro, la mente (soprattutto quella di noi italiani) va quasi automaticamente a Murano, alla laguna, ai maestri soffiatori, ai candelabri che riflettono la luce sulle pareti dei palazzi. È un’associazione comprensibile: Venezia ha custodito e protetto per secoli i propri segreti legati alla lavorazione del vetro, ma oggi il mondo è cambiato. Il vetro soffiato è una pratica millenaria che ha attraversato culture lontanissime tra loro: dal Medio Oriente alla Boemia, dagli Stati Uniti del movimento Studio Glass degli anni Sessanta al Giappone contemporaneo.
È proprio in Giappone che lavora Miwa Ito, designer di Osaka che ha scelto il vetro come linguaggio e il cibo come soggetto.

Le sculture di Ito non si possono sicuramente mangiare, ma sembrano progettate per confondere i nostri sensi. Un hot dog colato di salsa chili. Una ciambella punteggiata di zuccherini multicolori. Un gyoza semitrasparente, con le bruciature di cottura ancora visibili. Una ciotola di ramen. Un budino con tanto di ciliegina sulla cima. Ogni pezzo comincia come un bulbo di vetro fuso sulla punta di una canna da soffio e si trasforma, sotto l’azione del calore, del fiato, della gravità e di movimenti rapidi e irripetibili, in qualcosa che ha la consistenza visiva del cibo caldo

È il paradosso centrale del suo lavoro: un materiale che di solito si associa alla freddezza, alla durezza, all’intoccabilità, usato per evocare morbidezza, calore e appetito.

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Questo effetto non è accidentale né puramente tecnico. Ito ha studiato l’arte del vetro alla Kindai University di Higashiosaka e da allora lavora nel laboratorio GGG, affinando una padronanza del mezzo che le permette di far sembrare il vetro quello che non è. Ma dietro l’abilità manuale c’è un sistema di pensiero preciso. Le sculture di cibo sono collegate, nella poetica dell’artista, al concetto giapponese di itadakimasu, la formula che si pronuncia prima di un pasto e che esprime gratitudine non solo per il cibo in sé, ma per tutto ciò che è servito a portarlo in tavola: la terra, gli animali, i contadini, chi ha cucinato, chi è seduto accanto a te. Ito ha dichiarato di voler incorporare questa gratitudine dentro il vetro stesso, di voler rendere visibile, attraverso la materia, una rete di connessioni che normalmente rimane invisibile.

Traendo spunto dal mondo degli anime e dei manga, Miwa Ito ha costruito uno stile che unisce rigore artigianale e sensibilità pop. I colori delle sue sculture hanno la saturazione dei cartoni animati e la cosa più importante è che il lato ludico delle sue sculture in vetro ha tanto valore quanto quello estetico.

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Scritto da Giulia Guido

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