Negli ultimi anni parlare di generazioni è diventato complicato. Non è più solo una questione di età, ma di accesso a risorse, opportunità e spazi. I social media lo mostrano chiaramente: meme, sfottò e trend virali mettono a confronto Generazione Z, Millennials, Generazione X e Baby Boomers. Dietro l’ironia, però, c’è un fenomeno concreto: l’ageismo, ovvero discriminazione, pregiudizio o stereotipo basato sull’età, che limita la partecipazione e la visibilità di persone sia giovani sia adulte.

Da qui parte la riflessione del quarto episodio di Cantiere Scandurra, il podcast di Scandurra Studio realizzato in collaborazione con Collater.al. Alessandro Scandurra, architetto fondatore dello Studio e voce narrante di questo viaggio, che inizia con una considerazione: oggi, la frattura generazionale non è solo culturale, ma anche spaziale e urbana. Le nuove generazioni reclamano più spazi pubblici, più luoghi di condivisione e innovazione, ambienti dove possano crescere, lavorare, sperimentare. Allo stesso tempo, una fetta consistente della popolazione adulta e anziana continua a incontrare barriere all’accesso ad abitazioni adeguate, spazi comuni e infrastrutture urbane inclusive. È un problema concreto, non solo teorico: senza luoghi che traducono in forma fisica questi bisogni, dialogo e inclusione restano parole vuote.

Il contesto italiano lo conferma. La Generazione Z cerca co-living, student housing e spazi culturali condivisi; i Millennials e i Baby Boomers hanno esigenze diverse, ma sovrapposte: servizi accessibili, quartieri sicuri, possibilità di partecipare alla vita della comunità. Progettare per le generazioni significa costruire ambienti che permettano a questi bisogni di incontrarsi senza conflitti, non isolando più le fasce d’età in isole anagrafiche.
In questo senso, la progettazione intergenerazionale diventa strategia urbana: studentati affiancati a residenze per anziani, cortili comuni, laboratori condivisi, cucine collettive, orti e spazi pubblici flessibili. Materiali naturali, percorsi pedonali sicuri, ambienti luminosi e servizi accessibili non sono solo scelte estetiche: sono dispositivi concreti per favorire incontro, collaborazione e cura reciproca. Luoghi dove l’età non è una barriera, ma un valore che arricchisce il quotidiano.

L’architettura e il design urbano, come osserva Alessandro Scandurra, hanno un ruolo diretto in questo processo. Possono tradurre tensioni sociali e bisogni emergenti in spazi vivi, capaci di stimolare apprendimento, innovazione e partecipazione. Quartieri intergenerazionali e student housing diventano così strumenti di inclusione e opportunità, non solo contenitori funzionali, ma veri dispositivi culturali che affrontano il gap generazionale in termini pratici.
Il punto è chiaro: le generazioni più giovani chiedono possibilità concrete di esprimersi, sperimentare e creare comunità; le generazioni adulte e anziane chiedono accessibilità, dignità e rappresentanza. La città che li sa ascoltare e tradurre in spazi fisici e servizi adeguati non è solo più equa: è più innovativa, resiliente e sociale. L’ageismo si combatte con spazi che permettano a età diverse di abitare, condividere e imparare insieme, giorno dopo giorno.

