Se si dovesse stabilire un momento preciso grazie al quale la carriera di Yves Saint Laurent ha subito una svolta decisiva, questo momento è di certo la presentazione della collezione Fall/Winter del 1965.
Ispirata alle opere del pittore olandese Piet Mondrian, la collezione ha dato il via a una rivoluzione nel rapporto estetico che esiste tra l’haute couture e il mondo dell’arte ponendo le basi di quello che sarebbe diventato un connubio sempre più intrinseco.

Mondrian iniziò a produrre i famosi quadri “a griglia” verso la fine del 1919 e, già nel 1920, quello stile divenne emblematico e tratto distintivo dell’artista. Il dipinto Tableau I del 1921, non solo è la perfetta esemplificazione dell’estetica di Mondrian ma è anche l’ispirazione principale della collezione FW 1965 di Yves Saint Laurent.
Lo stilista francese in quel periodo pareva essere a corto di idee e sfogliando un libro dedicato proprio al pittore olandese trovò l’ispirazione: “Mondrian è purezza. Non credo esista qualcosa di più puro nel mondo dell’arte”, queste le parole di Saint Laurent parlando di Mondrian.

Questo tipo di rappresentazione pittorica serve al designer per semplificare le linee di un abito che, quasi in maniera tacita, scorre sul corpo femminile donandogli quell’estetica mod, minimale e spaziale cogliendo a pieno le tendenze che caratterizzarono tutti gli anni ’60.

La “collezione Mondrian”, così definita nonostante soltanto 6 degli 80 look facessero riferimento alle opere del pittore, giocò un ruolo notevole nel rendere famosa la corrente artistica del neoplasticismo o De Stijl all’epoca non molto conosciuta.

Gli abiti da cocktail, realizzati in lana e jersey, nascondevano la complessità della lavorazione dietro le linee della composizione. Un lavoro artigianale molto difficile che denota la maestria dello stilista francese nell’adattare uno stile grafico preciso alle forme del corpo femminile. Il richiamo alle cromie tipiche di Mondrian e al color-blocking non è una banalizzazione bensì rappresenta un’eternizzazione di una ricerca che accomuna l’artista olandese e lo stilista francese: l’essenzialità e la geometria applicata all’estetica.

Finito sulla copertina di Vogue Paris, venne definito “l’abito del domani”, ebbe così tanto successo che le imitazioni furono tantissime spingendo lo stilista francese ad aprire nel 1966 la boutique di Rive Gauche rendendo popolare il concetto di prêt-à-porter.

La passione per l’arte di Yves Saint Laurent è sempre stata enorme, nel corso della sua vita ha messo insieme una collezione di opere d’arte davvero importante che comprendeva lavori di Andy Warhol, Henri Matisse e Van Gogh. Dopo la sua morte più di 1200 opere sono state vendute dalla casa case d’aste Christie’s per una cifra record di 470 milioni di dollari.

