Cosa ci aspettiamo dal nuovo album di Devendra Banhart

Cosa ci aspettiamo dal nuovo album di Devendra Banhart

Claudia Maddaluno · 11 mesi fa · Music

Vado sempre nel panico quando mi chiedono qual è il mio artista preferito. Ascolto troppe cose e poi dai, pure tu, ma che domande sono.
D’altra parte, ogni volta che il vibrato di Devendra Banhart mi sfiora le orecchie, io ce l’ho una risposta a quella domanda così assoluta e pretenziosa: Devendra Banhart sta al mio regno di ascolti come Zeus sta all’Olimpo.

Il musicista e songwriter dall’aspetto un po’ naïf è nato a Houston in Texas da madre venezuelana e padre americano ma è cresciuto tra Caracas e Los Angeles studiando all’Istituto d’Arte di San Francisco e approcciando al mondo dell’industria musicale nel 2002 con il debutto freak folk The Charles C. Leary.

Da quell’album ha perfezionato sempre più il suo particolarissimo sound inspirato all’indie folk, alle influenze psych e al movimento tropicalista brasiliano che ha avuto tra i suoi esponenti eroi come Caetano Veloso, Gal Costa, Gilberto Gil e gli Os Mutantes. Così ha pubblicato i successivi Rejoicing in The Hands, Niño Rojo e Cripple Crow, profilandosi come uno degli artisti più bizzarri, incredibilmente creativi e completi della sua generazione.
Di Devendra potevi parlare con una nicchia non troppo ampia ma curiosa e affascinata da quelle atmosfere così intime, esotiche e a volte crepuscolari, dall’emozionante riverbero della sua voce e dalla sua figura misteriosa, un po’ pazza e fricchettona, ma indiscutibilmente adorabile.

Banhart non è solo un musicista e songwriter ma ha anche portato una collezione di opere originali in esposizione al MOMA nel 2007 al fianco del pittore Paul Klee, ha pubblicato di recente un libro di poesie e, ancora oggi, disegna bellissimi artwork per i suoi dischi.
Su YouTube c’è addirittura un video di sette anni fa in cui tatua e si fa tatuare dall’amico Marcelo Burlon.
Insomma, Devendra è un artista a tutto tondo, un neo-hippie che non piace agli hippie e ha tutta l’ambizione di uscire da quest’ingiusta definizione, sperimentando album dopo album in direzioni diverse pur sotto uno stesso inconfondibile marchio di fabbrica.

Da Smokey Rolls Down Thunder Canyon a What We Will Be, Banhart si infogna con la samba, il reggae, Arthur Russell, il rock e una psichedelia quasi doorsiana che però si sfoca nella singolarità delle sue composizioni storte, luminose, lisergiche e letargiche.

A un decennio dal suo debutto arriva anche l’album Mala che lo porta addirittura in direzione dell’elettronica, di brani più sottili e accessibili e di un’immagine più ripulita rispetto agli esordi. Per lui è l’occasione di dimostrare di sapersi prendere anche sul serio, anche se con brani meno complessi dei precedenti.

Ed è più o meno nella stessa direzione di Mala (ma più scura) che va l’ultimo album Ape In Pink Marble, a mio avviso, il più lontano da ciò che ho sempre amato e ricercato in un artista come Devendra Banhart.
Forse Ape è stato il suo prodotto meno riuscito per via di quelle soluzioni troppo dentro le righe ma fuori dal suo mondo, per questo si aspetta il decimo album in carriera perché rimetta a posto tutti i cardini Banhart.

L’uscita di Ma è prevista per il 13 settembre via Nonesuch Records ed è stata anticipata da tre singoli che fanno ben sperare in un cambio di direzione rispetto al precedente Ape In Pink Marble del 2016.
Il primo brano che abbiamo ascoltato dopo tre anni di astinenza è Kantori Ongaku che ci rimanda subito alle atmosfere di Cripple Crow perché ne riprende le sonorità briose e luccicanti, un accenno a quel mix carismatico di spagnolo e inglese che ci aveva conquistati agli esordi, così come le chitarre accoglienti e una voce che trema nei momenti giusti.
Non ultimo, Kantori ci ricorda con un video splendido diretto da Juliana e Nicky Giraffe, i colori e la follia estetica di Carmencita.

La conferma che Ma si stia muovendo in questa direzione ci arriva con il secondo singolo, Abre Las Manos, ancora più esotico e tropicale del primo e, questa volta, totalmente in spagnolo.
La sensazione è che Devendra voglia rimettere al proprio posto le pietre angolari della sua carriera (Cripple Crow, Smokey, What We Will Be) e cementificarle a imperitura memoria con il suo decimo album.

Certo non mancheranno tracce più riflessive come ci suggerisce il terzo e ultimo singolo uscito, Memorial, che ricorda Leonard Cohen e le atmosfere suggestive e solitarie di Last Song For B. Ma è un sollievo che ci siano, in luogo di meno consone sperimentazioni, e intervengano a spezzare una palette di colori vivaci o a riempire i vuoti creati dalle assenze.


Ma” è un termine della cultura giapponese (cui Banhart è molto legato) che indica un intervallo, uno spazio tra due elementi strutturali: un concetto filosofico che ha a che fare con dottrina buddhista del vuoto, unico spazio in cui può avvenire l’illuminazione della verità.
Immaginate quindi una pausa che, dopo una rottura, prepara a un nuovo tempo.

Ma è il nuovo tempo di Devendra Banhart. O, almeno, ci auguriamo lo sia.

Cosa ci aspettiamo dal nuovo album di Devendra Banhart
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Pocket, la console per giocare e fare musica

Pocket, la console per giocare e fare musica

Emanuele D'Angelo · 1 giorno fa · Design

Un palmare portatile con sistema multi-video-gioco. Una postazione di lavoro audio digitale con sintetizzatore e sequencer integrati.
Pocket è tutto questo, perfetto per gli amanti dei videogiochi ma anche e soprattutto per chi vuole fare musica.

Con un design retrò molto simile ai primi Gameboy progettati da Nintendo, la piccola console progettata da Analogue ha uno schermo LCD in Gorilla® Glass da 3,5″, con una risoluzione di 1600×1440 px.

La console è inoltre compatibile con la libreria di cartucce di gioco del Game Boy, Game Boy Color & Game Boy Advance.
Pocket funziona anche con adattatori per cartucce per altri sistemi portatili. Come Game Gear, Neo Geo Pocket Color e Atari Lynx.

Possiede anche una postazione audio digitale integrata chiamata Nanoloop, è un sintetizzatore e un sequencer. Progettato anche per la creazione di musica e per le performance dal vivo, crea suoni di forma, stretch e morph.

Ieri, il giorno del lancio, è andato letteralmente a ruba, tutto sold-out dopo pochissimi minuti.

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Galaxy Unpacked 2020: tutte le novità firmate Samsung

Galaxy Unpacked 2020: tutte le novità firmate Samsung

Giulia Guido · 1 giorno fa · Design

È bastato un video di 15 secondi, pubblicato circa un mese fa, che mostra una S Pen Samsung da cui cola una goccia di metallo fuso per mandare in visibilio gli amanti e gli appassionati di tecnologia di tutto il mondo. Il teaser è stato realizzato per annunciare il Samsung Galaxy Unpacked 2020, un evento imperdibile che verrà trasmesso in streaming mercoledì 5 agosto alle ore 16.00 italiane.

Durante l’evento, Samsung svelerà le novità che usciranno nella seconda metà di quest’anno. Si tratta di un vero e proprio nuovo ecosistema di dispositivi Galaxy che, nonostante non siano ancora stati presentati ufficialmente, hanno già creato un’atmosfera di trepidante attesa.

Se vi siete incuriositi e non vedete l’ora di scoprire tutti i dettagli, le caratteristiche e il design delle novità Samsung, non vi resta che seguire la diretta streaming del Galaxy Unpacked 2020 che inizierà domani, mercoledì 5 agosto alle ore 16.00!

Registrati qui per non perderti la diretta streaming.

Galaxy Unpacked 2020: tutte le novità firmate Samsung
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Le tende di Dré Wapenaar  sospese sugli alberi

Le tende di Dré Wapenaar sospese sugli alberi

Emanuele D'Angelo · 10 ore fa · Design

Se siete alla ricerca di una vacanza fuori dall’ordinario, il designer olandese Dré Wapenaar ha progettato delle tende a forma di goccia sospese tra gli alberi. Appese al di sopra del terreno e accessibili tramite una scala, le tende ad albero “Tranendreef” offrono una vacanza a stretto contatto con la natura.

In Belgio, come in Italia, quest’anno molti stanno decidendo di restare nelle vicinanze di casa e investire nel turismo del proprio paese per le vacanze estive.
Così l’area di Borgloon, famosa per il suo paesaggio verde mozzafiato, ha registrato un grande aumento delle prenotazioni. Qui si può soggiornare nella rovina aperta di Borgloon-Heers dove dal 2011 si trovano anche un gran numero di opere d’arte a cielo aperto.

Le tende “Tranendreef” sugli alberi di Dré Wapenaar sono dotate anche di mobili da campo che permettono di sedersi, lavarsi, usare la toilette e il barbecue progettati dall’artista Ardie Van Bommel.

Le tende sono pensate per garantire il massimo comfort e non sono in vendita per il grande pubblico perché sono considerate opere d’arte.
Ideate negli anni ’90 per supportare gli attivisti ambientali che cercavano di impedire l’abbattimento degli alberi, le tende sono state esposte a New York e in tutta Europa.

Le tende possono ospitare fino a due adulti e due bambini.
I costi si aggirano circa a 70 euro a notte, sono disponibili fino al 30 settembre e poi verranno rimosse.

Le tende di Dré Wapenaar sospese sugli alberi
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NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter

NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter

Emanuele D'Angelo · 5 giorni fa · Design

“Ci sono biciclette incatenate ai pali, muri con graffiti, il suono delle chiacchiere di un caffè. Quello che non si riconosce è il concetto di moto del designer Joey Ruiter.”

Designer pluripremiato e acclamato in tutto il mondo, Joey Ruiter si spinge oltre i confini per trasformare gli oggetti di uso quotidiano in prodotti tanto utili quanto stupefacenti. La sua prospettiva, il suo stile e il suo approccio unici sfidano i principi del design e ci portano a ripensare come vediamo le cose e cosa potrebbe essere possibile.

Secondo l’artista l’arte del design avviene quando si cambia il modo in cui le cose vengono percepite. Sfida le convenzioni e crea nuove storie, interazioni e la rarità che vogliamo e ricerchiamo.

Con la sua NOMOTO è riuscito a stupirci ancora con un design unico, quando si preme un pulsante, la moto si solleva, si apre e sbuca fuori un sedile. La moto diventa una tela per i graffiti, una panchina per un momento di riposo. Diventa quasi un elemento della città.

Il progetto di Ruiter non riguarda affatto una moto, ma l’ambiente in cui si trova. Si tratta di puro trasporto, qualcosa che fa parte del quartiere. Ruiter e il suo studio J.RUITER si occupano di “cercare di spingere il design al punto di non esserci”.

NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter
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