Chi è l’artista dodicenne messo sotto contratto da Nike?

Chi è l’artista dodicenne messo sotto contratto da Nike?

Tommaso Berra · 5 mesi fa · Art

Ricordo bene il giorno in cui la bidella delle scuole medie che frequentavo entrò in classe dicendo alla professoressa che un banco in particolare era sempre scarabocchiato, tanto da non riuscire a pulirlo. La sua era una lamentela legittima, il banco era il mio, così come è stata mia la sgridata con conseguente senso di inconsolabile vergogna. Scarabocchiavo il banco per noia, lo incidevo anche con il taglierino e il compasso, lasciando solchi che non andavano molto d’accordo con i compiti durante l’ora di disegno. Quello che ha spinto invece Joe Whale aka Doodle Boy non è stata la noia, ma una propensione naturale a scarabocchiare e disegnare personaggi immaginari su ogni superficie, che ha spazientito in un primo momento i professori, fino a quando l’intuizione di una professoressa di arte non ha permesso al ragazzino dodicenne di Shrewsbury di lavorare per la NBC e di strappare un contratto con Nike.

Doodle Boy | Collater.al

La storia di Joe Whale è stata raccontata nei giorni scorsi dal Times, che ha spiegato le vicende che hanno portato un bambino di una cittadina inglese al confine con il Galles ad essere prima un fenomeno social con 125mila follower su Instagram, poi il volto scelto da Nike per una campagna digital che incoraggi la creatività dei bambini.
È stata quindi la maestra di disegno delle scuole medie di Joe ad accorgersi della propensione innata a creare disegni, spingendo i genitori a far aprire al ragazzo un profilo social nel quale poter sfogare la sua creatività. Da lì Doodle Boy ha iniziato a raccogliere le sue illustrazioni su un sito internet nel quale ha iniziato anche a vendere stampe e un merch con magliette e felpe. Tra le righe di presentazione si legge che i suoi soggetti preferiti sono “cibo, mostri e alieni”, sempre stilizzati in nero con uno stile che ricorda quello di Keith Haring.

In poco tempo sono arrivati anche i primi lavori per Doodle Boy, un ristorante di Shrewsbury gli ha commissionato la realizzazione di un murales, un piccolo passo che è continuato con la realizzazione di muri per un ospedale, ma anche delle illustrazione per una collana di libri per bambini e per il set di un programma televisivo della NBC. Il principe William e Kate Middleton hanno incaricato personalmente Doodle Boy di rappresentare uno dei tour in treno dei duchi di Cambridge, mentre l’ultima chiamata è arrivata direttamente dal più importante brand di sportswear: Nike.
Dopo aver visto il paio di scarpe Nike che Joe ha realizzato e personalizzato per suo padre, lo swoosh ha pensato di offrire un contratto all’artista, ingaggiandolo come co-creator per contenuti digital che incoraggino la creatività dei più piccoli. Doodle Boy si è applicato.

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Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico

Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Photography

Non dev’essere stato facile far volare un drone all’interno di un campo da squash di 20mq, ma il fotografo Brad Walls ha ritenuto fosse l’unico modo per esaltare in pochi scatti geometrie e movimento. La serie “Vacant” raffigura la geometria dei corpi, che si muovono un una coreografia all’interno di scene ispirate al surrealismo e al retrofuturismo.
L’idea di scegliere quel particolare luogo è nata da una visita dell’artista al campo da squash nel quale giocava ai tempi del liceo. Lo spazio vuoto le linee del campo hanno ispirato l’artista a realizzare una delle sue serie aeree, che avessero al centro il corpo umano distaccato dal contesto ma perfettamente inserito nell’impianto geometrico.

Squash | Collater.al

Una delle sfide di Brad Walls era quella di evitare un effetto claustrofobico, per questo il bianco è il colore predominante degli scatti, ripetuto anche nei vestiti delle modelle, una scelta che farebbe felici anche gli organizzatori di Wimbledon.
Proprio i vestiti sono un elemento che rinforza il concetto di retrofuturismo, creando una tensione tra passato e futuro grazie all’inserimento di un guardaroba futurista in un contesto anni ’80 come quello del campo da squash.
In attesa di pubblicare il suo primo libro, in uscita in autunno e intitolato intitolato “Pools from Above”, Brad Walls ha definito “Vacant” così: “La geometria fornisce un accenno di coerenza in un mondo sempre più incoerente. Gli esseri umani ne sono innatamente attratti. Io, forse, ancora di più“.

Squash | Collater.al
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Brad Walls sa che lo squash è uno sport geometrico
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Kaisar Ahamed  e “la città dei mille giardini” che non esiste più

Kaisar Ahamed e “la città dei mille giardini” che non esiste più

Tommaso Berra · 2 giorni fa · Photography

Il quartiere di Hazaribagh, nella città di Daka (Bangladesh), in lingua farsi significa “la città dei mille giardini”, e il nome rende l’idea di ciò che era il paesaggio, prima che le fabbriche di pellami inquinassero tutto.
Il fotografo Kaisar Ahamed ha raccontato nel suo ultimo progetto il paesaggio intorno al fiume Buriganga, reso biologicamente morto dai veleni riversati nelle acque dalle concerie. Il corso del fiume ora appare come un paesaggio irreale, scenografia di un film apocalittico in cui l’acqua sporca diventa un elemento di terrore più che di vita.
Kaisar Ahamed è un chimico, ma ha scelto di condurre le sue analisi sull’acqua di Hazaribagh attraverso la fotografia. Ha scattato campioni di acqua prelevati dal fiume Buriganga in diverse località, costruendo una sorta di laboratorio in cui la fotografia aiuta a raccontare un disastro ambientale.
Il titolo “A Thousand of Gardens” suona così un po’ ironico, una beffa al quale l’osservatore è messo subito al corrente.

È possibile sostenere la pubblicazione di un volume dedicato al lavoro del fotografo Kaisar Ahamed attraverso la raccolta fondi lanciata da SelfSelf, clicca qui per scoprire come aiutare a realizzare questo progetto fotografico.

Kaisar Ahamed | Collater.al
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Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi

Il racconto della pastorizia in Trentino di Giulia Degasperi

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

D’estate mandrie intere di bestiame si spostano dalle valli fino ai prati di montagna, a migliaia di metri di altezza, dove l’aria è più rarefatta e i ritmi sono dettati solo dai bisogni della natura. Insieme agli animali viaggiano pastori, che in alpeggio diventano parte di un unico ciclo della vita, che non subisce pause ma scorre lento e costante.
Giulia Degasperi ha rappresentato questa pratica millenaria delle montagne del Trentino, senza mostrare direttamente la bellezza dei paesaggi ma quella del lavoro, dello sforzo e della tradizione. La serie “These Dark Mountains” è uno studio antropologico che descrive l’abbandono dei piccoli centri di montagna e la difficoltà di conservare abitudini che legano da sempre uomo e natura.
La scelta di scattare in bianco e nero rende le fotografie quasi senza tempo. Non si riesce ad inquadrare un periodo storico perché tutto è rimasto uguale, dai luoghi fino ai vestiti dei pastori.

È possibile sostenere la pubblicazione di un volume dedicato al lavoro della fotografa Giulia Degasperi attraverso la raccolta fondi lanciata da SelfSelf, clicca qui per scoprire come aiutare a realizzare questo progetto fotografico.

Giulia Degasperi | Collater.al
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Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon

Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Un mondo senza “quando avevo la tua età era diverso”, senza “i giovani d’oggi non valgono nulla”, un mondo i cui quindi non esiste “adultsplanning” e i bambini sembrano poter fare tutto in totale autonomia.
Questo è il paesaggio rappresentato in fotografia da Julie Blackmon, artista americana legata ai temi della famiglia e alla vita nei piccoli centri abitati.
Gli scatti sono una satira sociale, mascherata all’interno di scene quotidiane in cui i bambini sono i veri protagonisti, per non dire gli unici. Tutti i dettagli rappresentati sono simbolici, così come la disposizione dei soggetti, ispirata alle scene dipinte dai pittori fiamminghi del XVII secolo.
L’obiettivo di Julie Blackmon è quello di rappresentare il contesto delle piccole comunità americane, tracciando i sogni promossi dal modello americano.

Una caratteristica dei bambini di Julie Blackmon è il loro totale distacco da qualunque elemento legato alla tecnologia contemporanea. Si trovano così a giocare “come ai vecchi tempi”, pitturando con i gessetti il vialetto di casa, o nella piscina costruita artigianalmente nel proprio cortile.
Di ispirazione per la visione della fotografa c’è il contesto delle famiglie numerose, essendo lei stessa la maggiore di nove fratelli. Così facendo ripercorre i ricordi e ciò che più in generale influenza l’infanzia, fatta di paesaggi e elementi che modellano il nostro modo di pensare anche da adulti, quelli che Julie non vuole rappresentare, lasciando volutamente la sensazione di un mondo in cui tutto è sconnesso.

Un mondo senza adulti nelle foto di Julie Blackmon
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