Albert Einstein firmò nel 1939 una lettera a Roosevelt che avrebbe aperto la strada al progetto Manhattan, e passò il resto della vita a pentirsene, arrivando a dire che se avesse saputo come sarebbe andata a finire avrebbe fatto l’orologiaio. Aveva capito, prima di molti altri, che la scienza senza un’etica capace di starle dietro non è progresso: è solo potenza senza direzione.
In questa puntata di WHAT IF proviamo a chiedere ad Albert Einstein cosa pensa di un mondo in cui quella stessa domanda, tecnologia sì ma a quale prezzo, si ripropone ogni giorno, questa volta non con le bombe ma con sistemi che si insinuano silenziosamente in fiducia, autonomia e responsabilità individuale.

Lei vide la fisica trasformarsi in arma di distruzione di massa e se ne pentì amaramente. Stiamo commettendo di nuovo il suo stesso errore?
Come è accaduto spesso nella storia, un progresso scientifico può non essere neutro: può essere usato per costruire o per distruggere. Il problema non è la tecnologia, ma l’assenza di un’etica all’altezza della potenza del progresso. Temo che l’errore sia lo stesso, ma la velocità è diversa. Non con bombe atomiche, ma con sistemi che influenzano fiducia, autonomia e responsabilità individuale.
Se otteniamo la risposta ma perdiamo la spiegazione, il “perché”, la scienza è morta?
La scienza non è solo un insieme di risposte efficaci; è un modo di comprendere il mondo, un processo di costruzione di significato. Ridurre la scienza alla sola capacità di predire fenomeni, senza cercare di capire perché questi fenomeni avvengono, equivale a privarla della sua anima.

Quanto crede sia attuale la frase “è diventato terribilmente ovvio che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità”, e che sfumatura ha assunto?
La tecnologia può superare la nostra umanità se non rinnoviamo continuamente la nostra capacità di introdurre valori, empatia e responsabilità morale nella scienza e nella tecnologia. Adesso state affidando potere interpretativo e decisionale a sistemi che non hanno coscienza né compassione.
Di che scoperte e di che tecnologia abbiamo bisogno oggi?
Abbiamo bisogno di tecnologie che non solo risolvano problemi, ma rafforzino la nostra capacità di scegliere e di capire cosa conta davvero. Abbiamo bisogno di una tecnologia sociale.

Il viaggio nel tempo è ancora un’ipotesi scientifica o solo un’illusione?
La relatività ha mostrato che il tempo non è universale ma dipende dall’osservatore. Questo apre concetti affascinanti sul tempo come dimensione dinamica. Credo però che l’unico vero viaggio nel tempo accessibile all’uomo resti la memoria e, forse, la musica: le uniche macchine del tempo che non violano la legge di conservazione dell’energia.
È questo il futuro che avevi immaginato?
No, affatto. E non perché abbiate macchine che non capisco, ma perché avete realizzato la mia paura più grande: la perfezione dei mezzi e la confusione degli scopi. Non ho mai immaginato il futuro in termini di cose, ma in termini di come l’umanità avrebbe scelto di usarle. Guardando il vostro tempo vedo grandi conquiste, ma anche un nuovo tipo di fragilità. La domanda è: volete davvero che sia questo?

