Photography Elena Prola racconta un lato inaspettato del Carroponte
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Elena Prola racconta un lato inaspettato del Carroponte

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Anna Frattini

Off Stage, il progetto fotografico in corso della fotografa Elena Prola, è iniziato nel 2024 e si muove ai margini di Milano, dentro e attorno al Carroponte di Sesto San Giovanni. Conosciuto per la sua identità notturna, fatta di concerti, corpi e suono, il Carroponte cambia radicalmente durante il giorno. Le luci si spengono, il pubblico scompare e l’arena si svuota, trasformandosi in uno spazio urbano silenzioso, quasi in attesa. Non è più un luogo di spettacolo, ma una condizione temporanea, una pausa. Ed è proprio in questa tregua che Prola decide di guardare.

Le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero, abitano questo vuoto senza mai riempirlo davvero. I soggetti – ragazzi e ragazze che attraversano o sostano nello spazio – non sembrano mai performare. Si sdraiano a terra, si appoggiano alle strutture, occupano l’arena senza reclamarla. La loro presenza è fragile, intermittente, quasi anonima. Essere lì non significa essere visti.

Il progetto nasce da una riflessione personale sul paesaggio post-industriale, una dimensione che a Milano non è mai davvero scomparsa, ma che continua a influenzare i modi di vivere e di attraversare la città. Il Carroponte, ex struttura delle acciaierie Falck, porta con sé una memoria stratificata: da simbolo della produzione industriale a spazio culturale contemporaneo.

elena prola

Ma Off Stage non si concentra sulla storia evidente del luogo. Piuttosto, si insinua nello scarto tra ciò che un posto è stato e ciò che diventa quando la sua funzione si interrompe. Quando il dispositivo dello spettacolo si spegne, resta una terra di nessuno, libera da aspettative e narrazioni. È qui che emergono forme di esistenza provvisoria, gesti minimi, tempi dilatati.

Le fotografie di Prola lavorano per sottrazione. Le scenografie restano, ma perdono la loro funzione spettacolare; i corpi ci sono, ma sfuggono a qualsiasi definizione identitaria. L’attenzione si sposta altrove, verso ciò che si sente più che verso ciò che si vede. Il vuoto non è assenza, ma possibilità.

elena prola

In questo senso, Off Stage diventa un esercizio di osservazione lenta, un modo per abitare le contraddizioni tra presenza e invisibilità, tra uso e abbandono, tra memoria e presente. È un lavoro che non cerca risposte definitive, ma continua a tornare nello stesso luogo, come a voler misurare ogni volta una variazione minima.

elena prola
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Scritto da Anna Frattini

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