Con CIRCUS, il fotografo romano Emanuele Giacomini porta avanti una ricerca che si muove ai margini della realtà, là dove la vita si fa immaginario e l’immaginario denuncia il reale. Dopo aver raccontato l’intimità dell’essere umano in progetti come Fenditure e Il fiume della luce, Giacomini sceglie di attraversare i territori nascosti della mente, quelli che non compaiono sulle mappe ma che tutti custodiamo dentro di noi.


Il cuore pulsante del progetto è lo Psichiatric Circus, spettacolo teatrale e circense della compagnia Nouveau Cirque, che si ispira alle atmosfere visionarie del Cirque du Soleil ma le reinventa in chiave disturbante e provocatoria. Niente animali né trapezi: sotto il tendone si muovono figure grottesche, anime tormentate, personaggi sospesi tra follia e poesia. Sono maschere che rimandano a ciò che la società esclude, ma che nello sguardo dell’artista diventano specchi, superfici su cui riflettere le nostre stesse paure e fragilità.



Le fotografie di Giacomini non documentano e basta: diventano varchi visivi, finestre aperte su un universo parallelo in cui la realtà si contorce, si maschera e si reinventa. Volti, corpi e luci restituiscono storie di esclusione e resistenza, bellezze inquietanti e fragili che ci interrogano senza bisogno di parole.



CIRCUS è anche una riflessione sul nostro tempo, sul tramonto del circo tradizionale e sulla spettacolarità digitale che sembra aver sostituito lo stupore. In mezzo a pixel ed effetti speciali, Giacomini ci ricorda che le emozioni autentiche – quelle che nascono dal contatto umano, dal tremore di un corpo, da uno sguardo – restano le più potenti e universali.


Nel suo obiettivo, il circo diventa rito collettivo, spazio di catarsi, luogo in cui ridere, piangere e avere paura insieme. Ed è proprio lì, nel cuore della follia messa in scena, che CIRCUS rivela una verità più scomoda ma profondamente umana.




