Tanmay Saxena è un artista multidisciplinare e fotografo. Nato in India e trasferitosi a Londra ormai da diciotto anni, ha trascorso i suoi primi venticinque anni tra Muzaffarnagar e il resto del paese prima di lasciare tutto per il Regno Unito nel 2007. Ha studiato informatica e finanza e ha lavorato per un decennio come business analyst, solo dopo anni Saxena capisce che quella strada non gli appartiene davvero. Da quella presa di coscienza nasce un percorso artistico che oggi lo vede muoversi tra fotografia, cinema, moda, scrittura e illustrazione, con un linguaggio visivo riconoscibile fin dal primo sguardo: figure solitarie, atmosfere sospese, un senso di calma che si insinua in ogni scatto. Tanmay Saxena non nasce fotografo per mestiere, ma per necessità, per il bisogno creativo di produrre.


Tanmay ha vissuto fin da bambino il contrasto tra due mondi culturali distinti, un’esperienza che gli ha lasciato uno sguardo capace di muoversi tra appartenenze diverse senza mai sentirsi costretto a sceglierne una sola. Nei suoi progetti ha spesso coinvolto amici e persone conosciute per caso, disposte a mettersi in gioco in un momento storico in cui il tema religioso è tutt’altro che neutro: un rischio calcolato, portato avanti nonostante le perplessità di chi temeva una lettura superficiale o provocatoria del suo lavoro. Le sue immagini non raccontano semplicemente ciò che si vede, ma quello che resta non detto, un commento sociale, politico ed emotivo espresso attraverso la luce piuttosto che attraverso le parole. È forse per questo che Tanmay non parla mai delle proprie radici indiane e della vita britannica come di due mondi da conciliare, ma come di una doppia sensibilità che si intreccia senza soluzione di continuità, l’India gli ha dato una ricettività emotiva profonda, Londra gli ha offerto la piattaforma per trasformarla in linguaggio artistico. Il risultato è un corpus di lavori che non si accontenta di essere bello solo esteticamente, ma che chiede di essere sentito, capace di trattenere lo sguardo di chi osserva ben oltre il primo istante.

Il colore è percepito come scelta quasi obbligata nelle sue fotografie, uno strumento per dare rumore alla scena e mettere in risalto l’aspetto giocoso, la relazione tra i soggetti, la texture della pelle, del pelo, della pelliccia, la grana della luce naturale. L’artista non cerca la perfezione tecnica a tutti i costi, anzi, spesso lascia grana, sfocature, imperfezioni volute, che danno alle immagini un senso di autenticità quasi documentaristica, più vicina alla fotografia analogica che a quella patinata da studio fotografico. Uno dei tratti più distintivi del suo modo di lavorare è la definizione che lui stesso dà della propria pratica: una collusione di fantasia, a volte con una vernice fattuale. Le sue immagini non sono mai pura documentazione della realtà, ma nemmeno finzione pura, si muovono in una zona intermedia, dove il dato reale viene reinterpretato, piegato, trasfigurato attraverso uno sguardo personale.



I temi principali ritratti nelle fotografie di Saxena sono svariati. Uno dei più ricorrenti è la relazione uomo-animale, letta come una sorta di specchio emotivo: gli animali non compaiono mai come semplici comparse, ma come presenze quasi sacre, complici silenziosi attraverso cui l’artista riesce a raccontare intimità e protezione, dando forma a legami che le parole faticherebbero a esprimere allo stesso modo. Accanto a questo, il corpo diventa esso stesso un territorio narrativo, tatuaggi, cicatrici e imperfezioni non vengono mai nascosti, ma al contrario valorizzati come vere e proprie mappe di vissuto, tracce visibili di una storia personale.
A questi temi si aggiunge una costante attenzione alla solitudine e al non detto. Lo stesso Saxena descrive la propria produzione come una raccolta di storie volutamente ambigue, in cui è l’osservatore a dover completare il significato dell’immagine. Non a caso, i suoi soggetti sono spesso ritratti in solitudine, oppure accompagnati da presenze silenziose, creando anche un contrasto evidente con il primo impatto eccentrico delle fotografie.

È proprio questa capacità di affrontare temi delicati senza cercare scorciatoie che rende il percorso di Tanmay Saxena diverso da tanta fotografia contemporanea patinata perchè non insegue il consenso immediato, ma costruisce immagini che restano addosso, che continuano a fare domande anche dopo che lo scatto è stato osservato. Oggi, da Londra, quella tensione tra due mondi, quello in cui è nato e quello in cui ha scelto di reinventarsi, resta il motore silenzioso di ogni sua opera: fotografie che non spiegano, ma invitano a restare a guardare un po’ più a lungo del previsto.


