Fernando Livschitz – Inception Park

Fernando Livschitz – Inception Park

Fontastiko · 8 anni fa · Style

Curve, grida e discese mozzafiato, è così che Fernando Livschitz, regista, fotografo e direttore artistico di Black Sheep Film, rende omaggio alla propria città.

Due minuti di autentica magia in cui Fernando, sulle note di “Worries” di Langhorne Slim, trasforma Buenos Aires nel più grande parco divertimenti al mondo. Un’operazione che ricorda da vicino High Wheel (il progetto confezionato per l’Ok Center of Contemporary Art di Bilbao da Maider López) ma che a differenza di questi sembra superare l’apparente etichetta di esercizio di stile per intraprendere la strada del racconto.

Un piccolo viaggio fantastico di cui tutti vorremmo essere protagonisti.

“L’arte vuol sempre irrealtà visibili”
Jorge Luis Borges

Inception Park - Video del regista argentino Fernando Livschitz.
Inception Park - Video del regista argentino Fernando Livschitz.
Inception Park - Video del regista argentino Fernando Livschitz.

Black Sheep Film

Fernando Livschitz – Inception Park
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InstHunt Special Edition – Safe place

InstHunt Special Edition – Safe place

Giordana Bonanno · 5 giorni fa · Photography

InstHunt Special Edition è la nuova raccolta fotografica delle vostre migliori foto, ideata per la prima volta seguendo un tema specifico. Ogni mese avrà un titolo dedicato e sarete voi a darle vita attraverso i vostri scatti. 

Il tema di questo mese era “Safe place”: tutti abbiamo un posto sicuro in cui rifugiarci, e voi ci avete mostrato il vostro. Scopri qui sotto le foto migliori e non perderti i prossimi appuntamenti!

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Fotografico: @marcopizza_ Scrittrice : @fra_not — Le parti del corpo si rinnovano continuamente, unghie, capelli, denti. È come se fossimo tante persone diverse in un'unica persona. Nascono nei e si formano nuove costellazioni, spariscono le fossette ma spesso rimangono i sorrisi, compaiono delle rughe che parlano di giorni vissuti e di notti perse, si screpolano le labbra ma si sente lo stesso il profumo di un bacio, si screpolano anche le dita, per il freddo, e perdiamo tutto quello che avevamo poggiato sulle mani, tra le mani. Ci coloriamo con dei tatuaggi, per riuscire a vedere su di noi quello che proviamo dentro. Accumuliamo ferite, da tutte le parti, sempre nuove, sempre diverse: sulle gambe quando la mattina assonnati sbattiamo al letto; sulle braccia quando trasportiamo pesi troppo grandi; sul cuore quando ci dimentichiamo di chiudere a chiave ed entrano i ladri; sugli occhi quando qualcosa che doveva esserci è partita via senza ritardi, senza biglietto di ritorno.Pensiamo stupidamente di abitare sempre nello stesso posto, ma non è così. Il nostro corpo cambia in continuazione, dentro la perenne lotta tra la vita e il tempo, è l'insieme di ciò che resiste, che non si arrende, che combatte. La persona che oggi guardo allo specchio non è la me di ieri, non sarà la me di domani. È semplicemente una possibilità, che però semplice non è stata mai.. . . . #project_uno #somewheremagazine #theportraitpr0ject #project_soul #thedarkproject #humanedge #thehub_portraits #bravogreatphoto #rawmates #igpodiun #hvmansouls #majestic_people #italian_portraits #vogueitalia #777luckyfish #creatorsmag #expofilm #bnwphotography #igersitalia #igcampania

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Camera bruciata #insthunt #specialed

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Soñar despierta

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Cinematography – Trainspotting

Cinematography – Trainspotting

Giordana Bonanno · 5 giorni fa · Photography

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. (…) Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”

È chiaro sin dall’incipit di Trainspotting lo scopo di Renton e dei i suoi amici: farsi di eroina. In breve è proprio questo che racconta Irvine Welsh nel suo romanzo e che in seguito Danny Boyle adatta per il grande schermo con questo film, la solidarietà che lega in maniera profonda chi mette la droga davanti a qualsiasi altro interesse. Il racconto segue un periodo della storia di questi giovani, senza schierarsi dalla parte di qualcuno e senza avanzare moralismi, tra bugie, disperazione, e anche un pò di humor britannico.

Ad averlo reso un vero cult, oltre all’ambientazione e la narrazione di una storia ai limiti del disagio, è l’espressione stilistica del punk anni 90 ispirata alla sottocultura dell’heroin-chic, che ha dettato legge tramite i look dei personaggi.

Trainspotting è un vero trip mentale ma soprattutto visivo e l’uso del grandangolo e la manipolazione dei colori nella fotografia ne giustificano l’effetto allucinogeno. Il regista vuole renderci partecipi di ciò che sta accadendo non solo mostrandolo ma suscitando in noi le stesse instabili sensazioni e stati d’animo di una realtà parallela.

Questa realtà, a volte occultata, esisteva davvero, e il fotografo tedesco Tilman non ha mancato l’opportunità di documentarla. Dalla Scozia ci spostiamo verso la capitale tedesca, la Berlino avanguardista che nel frattempo aveva anche istituito una sorta di legge non scritta contro la fotografia in alcuni club come il Berghain, al fine di assicurare protezione e privacy dei frequentatori.

Lì dentro tutto era possibile e ognuno poteva esprimere sé stesso.

Così Tilman decise di realizzare un reportage scattato in analogico di cui ogni fotogramma rappresenta testimonianze uniche di giovani eccitati, sballati che bramano la libertà. La sua raccolta contiene più di 10.000 immagini che vanno dal 1991 al 1997 e, nel trentesimo anniversario della caduta del muro, sono state inserite nell’esposizione chiamata “No Photos on the Dance Floor”.

Lo sapevi che: gli Oasis ricevettero la proposta di contribuire alla colonna sonora, ma Noel Gallagher rifiutò perché pensava che il film riguardasse in realtà gli “appassionati di treni” (trainspotters).

Genere: Drammatico
Regista: Danny Boyle
Direttore della fotografia: Brian Tufano
Scrittori: Irvine Welsh, John Hodge (screenplay)
Cast: Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller

Cinematography – Trainspotting
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Le periferie giapponesi nelle foto di Alessandro Zanoni

Le periferie giapponesi nelle foto di Alessandro Zanoni

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

C’è un momento della giornata, prima del suono stridulo delle sveglie, in cui ogni cosa sembra in pausa. La luce è lieve e svela solo le sagome degli edifici e le linee delle strade, i lampioni e le insegne al neon illuminano il paesaggio a intermittenza e anche le città più caotiche sembrano piccoli villaggi quasi disabitati. 

Sebbene bastasse svegliarsi un po’ prima, sono ancora poche le persone che sfidano il sonno per addentrarsi alla scoperta di questa bellezza urbana. Una di queste è Alessandro Zanoni, visual designer e fotografo part-time, che ha trascorso un paio di mesi tra le più importanti città giapponesi, da Tokyo a Nagoya, Osaka e Fukuoka. 

Qui, prima che la luce del sole e il caldo inondasse le strade, Alessandro Zanoni, armato della sua macchia fotografica, ha vagato per i quartieri periferici, in passeggiate al limite del surreale, immortalando la quiete e la tranquillità. 

Così è nato il suo progetto fotografico “Rising in the Dark”, arrivato ormai al suo terzo volume. Una raccolta di scatti che mostrano strade vuote su cui si affacciano ordinatamente piccole case ed edifici bassi e dove, di tanto in tanto, si vede una macchina parcheggiata. I fili dell’elettricità spiccano su uno sfondo fatto da un cielo che si sta schiarendo e sta abbandonando il buio per un’infinità di sfumature rosee e celesti. 

Ho vagato nelle ore piccole, mentre l’alba estiva si avvicinava velocemente, cercando di cogliere la sospensione di un tempo prezioso che si concede a pochi, inseguendo invano lo spirito della vita ordinaria in Giappone. 

Qui sotto puoi trovare una selezione di scatti, ma per scoprirle tutti vai sul profilo Behance di Alessandro Zanoni e sul suo profilo Instagram.

Le periferie giapponesi nelle foto di Alessandro Zanoni
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Le periferie giapponesi nelle foto di Alessandro Zanoni
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Brooks Reynolds, volti tra luci e ombre

Brooks Reynolds, volti tra luci e ombre

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

È difficile definire Brooks Reynolds con una parola sola. È un regista, ma anche autore, e fotografo. Nato a Burlington, in Canada, Brooks Reynolds si approccia per la prima volta alla fotografia durante gli anni del liceo, poi, con il tempo ha esplorato tutte le possibilità che questa arte aveva da offrire. Oggi Brooks trascorre la maggior parte del suo tempo dietro l’obbiettivo, a volte realizzato stupende fotografie, altre girando cortometraggi e spot. 

In questo caso vogliamo focalizzarci su un piccolo aspetto del suo lavoro, che vi consigliamo di scoprire interrante sul suo sito, ovvero sui ritratti. Scorrendo il suo portfolio, o il suo profilo Instagram, tra i frame dei suoi corti e i progetti per i clienti, ci si può imbattere in volti, in sguardi che spiccano nel buio di strade e stanze. 

Molte volte si tratta di estranei, incontrati per caso, ma quelle di Brooks Reynolds non mostrano solo banali visi, raccontano delle storie, possiamo percepire gli stati d’animo delle persone, riusciamo quasi a sentirne i pensieri. 

Caratteristica principale di tutti i suoi scatti è una visione cinematografica sella scena, messa a punto grazie ai suoi cortometraggi e che si sposa alla perfezione con un utilizzo esasperato della luce, che crea zone amplificate di luce e di ombra. 

Qui sotto trovi una selezione dei suoi scatti, ma per scoprire di più sul lavoro di Brooks Reynolds vai sul suo sito

Brooks Reynolds, volti tra luci e ombre
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