Art La nostra intervista a Fumettibrutti in occasione del 50° anniversario di Lavazza Qualità Rossa
Artartinterview

La nostra intervista a Fumettibrutti in occasione del 50° anniversario di Lavazza Qualità Rossa

-
Giulia Guido

Ben 50 anni fa, tra cambiamenti sociali e culturali, a Torino Lavazza inventava Qualità Rossa, diventando il simbolo di quel momento quotidiano di piacere che tutti ci concediamo. Da allora il mondo è cambiato e, per il 50° anniversario della miscela, Lavazza ha colto l’occasione per raccontare un’Italia diversa, nuova, più aperta, inclusiva e multiculturale. 

È nato così il progetto “Tutta l’Italia in un caffè – un viaggio lungo 50 anni”, un vero e proprio viaggio attraverso il nostro Paese alla scoperta non soltanto dei luoghi, ma soprattutto alla scoperta dei nuovi giovani talenti italiani. Partendo da Catania verso Roma, Bologna, Trieste e Torino, Lavazza ci presenta le storie di Josephine Yole Signorelli in arte Fumettibrutti, l’attore romano Phaim Bhuiyan, Madame, la capitana della Nazionale di calcio femminile Sara Gama e Samuel

Per raggiungere un pubblico ancora più ampio, il progetto “Tutta l’Italia in un caffè – un viaggio lungo 50 anni” è stato declinato in un format televisivo dal titolo “Nuove Strade”, che andrà in onda su Italia 1 dal 12 al 16 ottobre, e nel brano “Nuove Strade” firmato da alcuni dei migliori artisti emergenti del panorama musicale italiano. 

Noi di Collater.al abbiamo partecipato all’evento dedicato al 50° Anniversario di Lavazza Qualità Rossa e ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda proprio a una delle protagoniste di questo progetto, Josephine Yole Signorelli in arte Fumettibrutti. Non perderti la nostra intervista qui sotto. 

Parlaci di te e di come è nato Fumettibrutti?

Io sono Josephine Yole Signorelli in arte Fumettibrutti e quella di chiamarmi Fumettibrutti è stata una scelta un po’ casuale e un po’ pensata. In pratica è successo che ho capito che disegnando e scrivendo riuscivo a raccontare più cose e molto più liberamente, questo mi ha portato a usare uno stile espressivo. Poi, quando uno dei miei professori vide le mie tavole mi disse che i fumetti, anzi, soprattutto il font era brutto. È stato in quel momento che ho pensato che il nome Fumettibrutti potesse funzionare. 
È un nome che ti avvisa, ti mette di fronte alla realtà: i miei fumetti o ti piacciono o non ti piacciono, o ti fermi all’apparenza o decidi di andare oltre. 
È un concetto che mi piace molto, anche applicato alla nostra società. Non devo piacerti per forza, soprattutto noi donne, non dobbiamo per forza inserirci, possiamo pure dare fastidio, senza sentirci in colpa. 

Come nasce una tua tavola?

Tecnicamente, per i post su Instagram, ogni vignetta è un foglio A4. Ora mi sono evoluta e uso anche l’i-Pad, però tendenzialmente prendo un foglio A4 e faccio un riquadro al centro che divido nelle vignette che decido di fare. Quando la finisco mi alzo e per venti minuti faccio altro, se dopo quel tempo, riguardando la vignetta mi fa ancora ridere, allora vuol dire che va bene, se no ricomincio da capo.

È quello che è successo anche con la vignetta delle farfalle nel cesso, ovviamente era una risata amara. Quella fu la vignetta che mi lanciò, fece due milioni e mezzo di visualizzazioni in un giorno. 

Sia nel caso di “Romanzo Esplicito” che di “P. La mia adolescenza trans” parli apertamente di te stessa condividendo la tua storia. Com’è stato scriverli e qual è stato il feedback?

Nel caso di Romanzo Esplicito mi sono concentrata di più sulla storia d’amore, andando a toccare anche il tema del piacere, fondamentale nei miei racconti e nei miei lavori, perché io penso davvero che ogni volta che faccio l’amore mi riprendo una parte del mio corpo. È una cosa che fai per te stessa, con il sesso, ma anche facendoti delle foto, è un modo per celebrare il proprio corpo. 
Ma la vera vittoria è stato notare che molte ragazze si sono rivista anche in“P. La mia adolescenza trans”, nonostante non conoscessero la mia condizione. Anche perché spesso accade che alcune persone siano trans senza saperlo ed è per questo che è importante parlarne, anche se alla fine l’unica condizione che serve per essere trans è decidere di esserlo, senza l’approvazione di nessuno. Ancora oggi bisogna seguire un percorso psicologico, come se qualcuno dovesse approvare le mie scelte, cose se io avessi bisogno di qualcun altro per essere me stessa. 

Visto da fuori il mondo dei fumetti sembra quasi esclusivamente maschile. Tu hai la possibilità di viverlo dall’interno, cosa puoi dirci a riguardo?

Una dimostrazione l’abbiamo avuta con il manifesto che ho fatto per Lucca che mostrava una ragazza trans che ha deciso di non fare il tucking, ovvero quella pratica con cui si nascondono i genitali tra le gambe per sembrare piatti. Ecco, oltre a invitare ogni persona con un pene a provare a nasconderlo tra le gambe, volevo toccare il tema del nascondersi, del dover nascondere qualcosa per essere se stessi, cosa che succede soprattutto per le donne. 
Ecco, vedere così tanti commenti negativi per quel manifesto, attaccando anche il tipo di disegno, quando io sono dichiaratamente Fumettibrutti, ha dimostrato come il mondo del fumetto sia visto ancora come un mondo nerd e molto chiuso. 
Anche da altri colleghi non ho ricevuto l’appoggio che pensavo, sembra che sia impossibili essere felici per i successi degli altri, mentre io sono felice e rilassata e sono contenta anche per i successi degli altri. Per me è questo che dovrebbe essere tra colleghi. 
Devo essere sincera, quello che è successo con il manifesto per Lucca è stato proprio brutto e mi è dispiaciuto, però, alla fine, ciò che mi importa è vedere a chi il mio lavoro è davvero arrivato. 

https://www.instagram.com/p/CE9WWykqUlX/

Il 29 gennaio hai postato una vignetta che mostra una ragazza che si chiede “cos’ho che non va”? Che consiglio daresti a chi sta vivendo la stessa situazione? 

Innanzi tutto di analizzare la propria situazione, a partire dall’età fino ad arrivare all’ambiente in cui si vive, lo schema in cui si vive e capire se ci si vuole rimanere. Io vorrei che come me anche tutti gli altri si sentissero liberi dagli schemi. 

Però, se a volte ci si sente in quel modo, chiedendosi cosa ho che non va, bisogna cercare di non soffocarlo, anzi bisogna cercare di viverlo. Questa cosa del dover essere sempre positivi, di dover sempre sorridere credo che possa provocare l’effetto contrario, soprattutto nei più giovani. Quindi il mio consiglio è vivi il dolore, non soffocarlo, serve per liberarti da ciò che ti fa star male. Quello che provi va bene.  

Il caso di qualche settimana fa legato alla vicenda di Maria Paola Gaglione e Ciro ha dimostrato come l’Italia e, a volte anche la stampa, non sia ancora in grado di affrontare temi legati alla transessualità, a partire dalla conoscenza dei termini giusti da utilizzare. Cosa pensi possa aiutare un cambiamento e favorire una maggiore presa di coscienza? 

Guarda anche io ho notato questa cosa grazie a un’amica che scrive pezzi per grandi testate e spesso viene rimbalzata perché non è il grande nome di turno, mentre in realtà, in quanto persona transgender potrebbe parlare di questi temi meglio di chiunque altro. 
Io l’unica cosa che posso dire, a parte dare la possibilità a persone transgender di parlare, è di evitare di dover arrivare sempre alla tragedia. 
Il caso di Ciro e Maria Paola è una tragedia e non dobbiamo imparare a non misgenderare le persone o a usare i pronomi giusti perché muore qualcuno, perché a quel punto abbiamo fallito. 
Io quando ho realizzato che potevo portare al grande pubblico la storia di P., che era una storia che avevo cancellato totalmente e avrei potuto andare avanti senza fare coming out, ho capito che mi ha dato la possibilità di dire che ci siamo, siamo tanti e siamo in mezzo a voi. 
Quindi, direi che bisognerebbe dare sempre più spazio alle nostre storie, anche da parte di brand. Ben venga Lavazza che chiama noi e ci dia lo spazio per raccontare le nostre storie. 

Com’è stato collaborare con Lavazza? 

Io, lavorando con Feltrinelli, ero già disposta a confrontarmi con un tipo di pubblico che non è il mio e non è quello che io ho costruito su Instagram negli anni. 
Se ti danno uno spazio in cui puoi parlare di te, ma anche di tante altre cose, riuscendo ad arrivare a un numero di persone che non immaginavi di poter raggiungere, ben venga, per me quella di Lavazza è stata una bella mossa. 
Se riesco anche solo a recuperare una stella in più io sono contenta. 

Oltre ad “Anestesia“, il tuo prossimo libro in arrivo il 29 ottobre, stai lavorando ad altri progetti?

No spoiler. Però non si ferma niente, sono continuamente impegnata a fare cose e sono felice di farle. Riposerò quando sarò morta. 

Artartinterview
Scritto da Giulia Guido
x
Ascolta su