Da ieri fino al 6 settembre 2026 il centro storico di Palermo ospita la prima edizione di Palermo Sound, un festival diffuso tra le dimore storiche del capoluogo siciliano. Quattro giorni di eventi e performance, non solo musicali, che animano la città.
Negli spazi del Giardino dei Giusti l’artista Guido Filosto porta in scena un lavoro sulla materia che coinvolge chi guarda: dal legno segnato dalla memoria al rame battuto, lavorato con l’energia di chi vuole far emergere delle tracce. L’obiettivo è far diventare l’opera parte viva dell’incontro, capace di durare oltre i giorni del festival.

Come osserva la storica dell’arte e curatrice Barbara Martusciello: «Tutto ha l’aspetto di un ritrovamento: come se l’opera non fosse stata lì collocata appositamente, piuttosto, e in qualche modo mirabile, fosse apparsa. Si tratta, insomma, di un unicum fatto da tre forme protagoniste che si stagliano coese come una sentinella che però non vuole sovrintendere bensì essere possibilità e soglia: tra il passato e il presente (e verso il futuro), tra un prima e un dopo, un qui e un altrove, un interno e un esterno, l’arte e la vita».
Nel progetto, Guido Filosto (Montecarlo, 1996) ha usato soprattutto tronchi d’albero recuperati dall’area del Policlinico di Palermo, dove sono rimasti a lungo. Un lavoro che racconta la materia senza nascondere quello che ha di ignoto, di “inconfessabile naturale”, ogni volta che qualcosa viene affidato alla vita. Specchi luminosi e riflessi mettono in gioco la maschera e l’apparenza, illuminando ciò che è rinato da un pezzo di territorio devastato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale: il Giardino dei Giusti sorge infatti sulle rovine del settecentesco Palazzo Greco.


Nel racconto di un Sud che attraverso il suono e l’incontro di tradizioni diverse celebra una bellezza fatta di condivisione, gli eventi di Palermo Sound tracciano un’altra possibilità di narrazione, lontana dalle logiche di guerra che attraversano il presente.
Il rame di Venere e la presenza di un’opera d’arte, viva per la durata di un ritmo condiviso, restituiscono uno stato di grazia che va oltre l’assuefazione e l’indifferenza di oggi.

