Game of Thrones 8: l’analisi completa del primo episodio “Winterfell”

Game of Thrones 8: l’analisi completa del primo episodio “Winterfell”

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Noi il primo episodio dell’ultima e ottava stagione di Game of Thrones, ovvero Winterfell, lo abbiamo visto alle 3 del mattino del 15 aprile, però sappiamo che non tutti sono temerari quanto noi e quindi abbiamo aspettato un po’ per tirare alcune conclusioni e addentrarci in un’analisi più approfondita della puntata, ma ora il momento è giunto. Ecco quello che abbiamo notate, le citazioni e le coincidenze che non possono essere ignorate. 

La sigla

Oltre a una grafica tutta nuova bisogna fare attenzione al vero protagonista della sigla, ovvero l’astrolabio. Per sette stagioni sullo strumento astronomico sono sempre state incise scene di storie conosciute come quelle della ribellione di Robert Baratheon. Ora invece ci vengono mostrati tre nuovi eventi.

Il primo è l’abbattimento della Barriera da parte del Re della Notte, con l’intero esercito formato dagli Estranei e i corvi di Bran in alto a sinistra.

sigla Game of thrones 8 | Collater.al 3

Il secondo sono le nozze rosse, vediamo al centro un lupo morto (Catelyn Stark) che pende dalle Torri Gemelle, ovvero il castello di Casa Frey, a destra un uomo scorticato, simbolo di Casa Bolton, tenere una testa di lupo, quella di Robb Stark e a sinistra un leone (Lannister) tenere un pesce, simbolo di Casa Tully, tra i denti.

sigla Game of thrones 8 | Collater.al 3

L’ultimo evento è la nascita dei tre draghi segnalato dalla cometa rossa. 

sigla Game of thrones 8 | Collater.al 3

Se, dopo 7 stagioni, pensate ancora che l’astrolabio non abbia un ruolo rilevante all’interno della storia è perché non siete stati attenti ai dettagli, soprattutto durante l’ultimo episodio della sesta stagione, in cui Sam arriva nella biblioteca della Cittadella e guardando in alto si scorge un astrolabio uguale a quello della sigla. Coincidenze?! 

L’arrivo a Winterfell

Dal primo secondo della puntata capiamo subito che l’Inverno è finalmente arrivato, le strade, gli alberi, le case sono tutte coperte da un freddo strato di neve. 

Iniziamo subito con quello che sembra essere un flashback, ma che in realtà non lo è. Il primo episodio della prima stagione si apriva con Robert e il suo esercito arrivare a Grande Inverno dall’amico Eddard, ora è Daenerys, accompagnata da Jon Snow, con l’intero esercito formato da Immacolati e Dothraki ad arrivare nel Castello degli Stark. 

Altro elemento comune è il bambino che si arrampica sull’albero per vedere meglio, come nella puntata pilota fece Bran arrampicandosi sulle mura.

Arya

Subito dopo troviamo un altro rimando alla puntata pilota della serie. Arya, al contrario di tutti gli altri, non sta aspettando l’arrivo di Jon e Daenerys nel cortile di Grand Inverno, ma è nascosta tra la folla quando, oltre al fratellastro, scorge Il Mastino e Gendry.

Jon e Bran

Una volta entrato a Grande Inverno, Jon vede subito il suo piccolo fratellastro Bran e gli corre incontro baciandolo sulla fronte, proprio come quando lo salutò prima di partire per la Barriera. 

Benvenuto a Winterfell

Dopo tante coincidenze, ecco finalmente la prova che qualcosa (anzi molto) è cambiato. Mentre nella puntata pilota ad accogliere la famiglia reale c’era l’intera famiglia Stark, qui ad aspettare Daenerys troviamo quelli che possiamo definire i sopravvissuti: Sansa, Bran, Brienne di Tarth, Podrick, Maestro Wolkan, Lyanna Mormont e Lord Yohn Royce, non esattamente con la stessa euforia di sette stagioni fa. 

Jon e Arya

Ecco una delle scene più attese, quella del rincontro di Jon e Arya. Era bastata la prima puntata per farci capire il rapporto che legava i due fratelli e, forse, il loro è stato il saluto più toccante. Il loro incontro avviene sotto i rami del grande albero diga di Grande Inverno e dopo l’abbraccio che di sicuro ha sciolto un pochino tutti i vostri cuori, il dialogo finisce sulle spade. Jon nota che Arya ha ancora con sé Ago, la piccola e affilata spada che le regalò e poi gli mostra la sua, con l’impugnatura a forma di testa di lupo. 

La balestra

Sebbene in questa prima puntata non sia stato grande spazio a Cersei, abbiamo alcune prove della sua perfidia e del suo poetico senso della giustizia.
Quando Qyburn entra nelle stanze di Bronn chiedendogli, da parte della Regina, di uccidere Tyrion e Jaime, gli consegna l’arma con cui dovrà farlo, una balestra che vi sarà molto famigliare, essendo la stessa arma con cui Tyrion uccise suo padre, Tywin, prima di fuggire.

Jon e Dany

Dopo una serie di scene in cui la tensione era palpabile, finalmente un momento di respiro che ci fanno ripensare alla terza stagione e a Ygritte. Daenerys invita Jon a cavalcare il suo drago in quel che sembra un appuntamento romantico, ma sempre in stile Game of Thrones. Arrivati ai piedi di una cascata, lontani da tutti e immersi nel silenzio, le parole di Dany risuonano come quelle della nostra bruta preferita.

game of thrones 8 | Collater.al 6
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I simboli

In questa prima puntata ritroviamo tutti i personaggi che abbiamo lasciato quasi due anni fa, tranne uno, forse il più importante, il Re della Notte. Ebbene sì, sembra proprio che dovremo aspettare ancora un po’ per vedere l’intero Esercito della Morte, ma abbiamo alcuni elementi che testimoniano il loro passaggio. Quando Tormund e Beric entrano nell’ormai distrutto castello di casa Umber trovano il giovane Lord Umber appeso al muro al centro di quella che pare proprio una spirale fatta di pezzi di corpi umani. Non è la prima volta che vediamo questo simbolo, tipico degli Estranei. Lo avevamo notato quando Jon e i Guardiani della Notte si erano avventurati oltre la Barriera, ma anche inciso sulle pareti delle grotte di Roccia del Drago e, soprattutto, nella visione di Bran in cui vediamo come sono nati gli Estranei.

game of thrones 8 | Collater.al 9e
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La cripta

Fermiamoci un attimo per analizzare un elemento della trama da un punto di vista tecnico. La scena nella cripta, in cui Sam rivela (finalmente) a Jon chi sono i suoi veri genitori e con questo che lui è il vero erede al Trono di Spade, è il culmine del climax più lungo della storia della televisione.
Fu, infatti, nella puntata pilota che, nello stesso luogo, Eddard e Robert iniziarono a parlare di Lyanna e Rhaegar Targaryen. All’epoca non sapevamo ancora tutta la verità, ma su questi semplici indizi è stata poi costruita tutta la vicenda, se non l’intero personaggio di Jon Snow.

Ora non ci resta che vedere cosa succederà quando lo verrà a sapere Daenerys.

Jaime e Bran

Un altro ritrovamento, questa volta poco felice, è quello tra Bran e lo sterminatore di re. L’ultima volta che i due si erano visti era stato quando il piccolo di Casa Stark, arrampicandosi sulla torre di Grande Inverno, scoprì insieme Jaime e sua sorella Cersei. Ovviamente Bran sa già dell’arrivo di Jaime, infatti quando Sam vede il ragazzo Stark nel cortile e gli chiede cosa sta facendo, la risposta che riceve è “sto aspettando un vecchio amico”.

game of thrones 8 | Collater.al 9d

La prima puntata si chiude così, lasciandoci ancora mille dubbi e soprattutto senza averci fatto vedere l’Esercito dei Morti che, da quanto siamo riusciti a capire dai trailer, prima o poi arriverà alle porte di Grande Inverno. Noi vi lasciamo al trailer della seconda puntata.

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The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Ci sono bastati pochi secondi sul suo profilo Instagram, per innamorarci degli scatti di João Marques, fotografo di Lisbona.

Se dovessimo trovare una parola con cui descrivere le sue fotografie è contemplazione, legata sia ai soggetti che scatta sia agli spettatori. Infatti, molte delle sue immagini ritraggono figure di profilo o viste di schiena con gli occhi puntati verso il cielo, di notte, di giorno, al tramonto, pieno di stelle o illuminato dalle luci della città. Come loro, anche noi rimaniamo completamente incantati dai suoi lavori.

Incuriositi abbiamo fatto qualche domanda a João Marques che ci ha raccontato come è nata la sua passione per la fotografia.

Raccontaci come ti sei avvicinata alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

È iniziato tutto quando avevo circa 13 anni, a quel tempo ho chiesto a mio padre di provare la sua macchina fotografica digitale, era una Olympus e per me è stata una figata. Ho iniziato a fare per lo più ritratti dei miei amici ed è stata una cosa che mi è sempre rimasta impressa negli anni della scuola. Vivevo in una città molto piccola e la fotografia è diventata il mio hobby, filmavo e fotografavo sempre i miei amici. A 17 anni mi sono trasferito a Lisbona per finire il liceo e l’anno successivo ho frequentato la scuola di cinema. In quei tre anni mi sono concentrato soprattutto sul cinema, ho guardato molti film e ho coltivato di più la mia passione per il cinema. Solo nel 2018, dopo aver finito la laurea e aver diretto il mio primo cortometraggio “Incomum”, mi sono fermato un attimo e ho pensato che poteva essere una buona idea approfondire le mie conoscenze sulla fotografia, che ha fatto parte della mia vita per tanto tempo ma mai consapevolmente. Sono andato alla Ar.Co e ho fatto un corso di un anno e in quel momento ho ricominciato a farlo, e ho continuato ad andare avanti.

Cosa è per te la fotografia e cosa cerchi di raccontare attraverso i tuoi scatti?

La maggior parte delle volte lavoro d’istinto, quindi non c’è molta riflessione dietro il mio lavoro. A questo punto una cosa che ho capito di me stesso è che ho il bisogno di creare e di esprimermi artisticamente in qualche forma. Amo il fatto che la fotografia mi abbia dato questa opportunità di produrre istantaneamente, di creare un’idea o di esprimere la mia percezione di un sentimento su un’immagine. Per qualcuno come me che ha già un background anche sul mondo del cinema, dove tutto è molto più complesso e coinvolge molte persone, la fotografia mi dà la possibilità di fare quasi da moodboard a come voglio che siano i miei film. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Ho girato sia in analogico che in digitale. La mia fotocamera digitale è una Sony A7 III e la mia fotocamera a pellicola è una Pentax K1000. È divertente perché in realtà non ho mai avuto altre fotocamere a pellicola. Stavo pensando di passare a una macchina fotografica da 120 mm, ma per ora continuo a usare questa. Non mi piace fare molta pianificazione, quindi credo che la maggior parte delle volte non prendo nient’altro oltre alla macchina fotografica. Se prendo qualcosa sarebbe una piccola luce o qualche oggetto di scena che vorrei usare per lo scatto.

C’è uno scatto a cui sei più legato? Puoi raccontarcelo?

Se dovessi scegliere una sola immagine, forse questa. Questa immagine è stata scattata intorno alle 2 del mattino del 1° gennaio 2019. Questo è stato il giorno in cui ho iniziato questa serie che ho intitolato ‘the sky is a painting’ di scatti notturni. Questa rappresenta tutte le altre immagini notturne simili che ho fatto. Mi sono sempre sentito legato alla notte e al cielo. Ero abituato a fissare molto il cielo e ad avere uno di quei momenti in cui mi rendo conto di quanto siamo piccoli. Mi piace giocare con questa idea dell’umano contro l’universo. In futuro vorrei fare un libro fotografico con tutti i miei scatti atmosferici notturni.

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Certo, ci sono altri fotografi che seguo attraverso i social media che trovo stimolanti, per lo più penso che ciò che mi attrae sia un punto di vista personale del mondo e della vita. Alcuni artisti che consiglio vivamente di vedere sono Mia Novakova, Maya Beano, Tristan Hollingsworth e Edie Sunday, per esempio. Tuttavia penso che ciò a cui mi ispiro di più siano i film. Alcuni registi che mi hanno ispirato sono David Lynch, Jonas Mekas, Teresa Villaverde, Wong Kar-Wai e Robert Bresson.

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @carla_sutera_sardo, @odetteombra, @lmashtalerova, @siria.d.angelis, @moulayahmed2.0, @paolatala_10, @francescaersilia1, @adriano.losacco, @valeriaroscini, @martinanorii_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Sensuali e passionali, belli come le ragazze che ritraggono e in bianco e nero, sono gli scatti di Leonardo Glauso racchiusi nel suo ultimo libro “Erotic Photography”. 

Classe 1989, Leonardo è nato e cresciuto a Firenze, città che dopo tutti i suoi viaggi e i suoi trasferimenti lo ha visto tornare. Infatti dopo aver lavorato a Milano e nelle più importanti città europee oggi vive e lavora nella sua città natale. Dopo essersi laureato Graphic Design ha deciso di dedicarsi interamente alla fotografia, proseguendo gli studi presso la Scuola internazionale di Fotografia di Firenze. 

Con il tempo si è specializzato in fotografia di nudo artistico e di moda e oggi conta svariate collaborazioni con nomi nazionali e internazionali come GQ, Icon EL PAÍS, Schön! Magazine e tanti altri. 

È proprio sul nudo artistico che si focalizza Erotic Photography il suo ultimo libro che arriva dopo altre cinque pubblicazioni degne di nota Naked Girls, Private Nudes, Model Casting, Women in Film e Nude Book

Erotic Photography è una collezione di scatti tutti rigorosamente in bianco e nero che svelano i corpi delle ragazze protagoniste come se fossero delle sculture in marmo. Il gioco di luci e ombre, che a volte rivela e altre nasconde, sottolinea le linee e le forme delle modelle, unico vero elemento delle fotografie. Niente elementi di disturbo, niente fronzoli, nulla ci distrae dalla bellezza sensuale, pura e intima dei corpi. 

È possibile acquistare Erotic Photography a questo link, se invece siete curiosi di scoprire di più su Leonardo Glauso andate a visitare il suo sito

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso
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“The great empty” visto dal New York Times

“The great empty” visto dal New York Times

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Photography

Da Parigi a New York, passando per Monaco, Los Angeles, Hong Kong, Pechino, Milano e Nuova Delhi, il nuovo progetto del New York Times, racconta il lockdown causato dal covid-19 nel progetto “The great empty”.
Sempre più paesi sono costretti ad adottare restrizioni di uscita più o meno severe per combattere la pandemia. Mentre paesi come l’Italia hanno adottato regole di contenimento totale, altre nazioni hanno finora “semplicemente” chiuso alcune aree. Tutto il mondo vive un’atmosfera irreale, i luoghi pubblici vengono abbandonati dalla gente e i supermercati presi d’assalto.

Il New York Times presenta al meglio il suo progetto: “Questo vuoto attuale è una necessità sanitaria. Può far pensare alla distopia, non al progresso. Ma alla fine conferma anche che, ascoltando gli esperti e restando a casa, non abbiamo perso la nostra capacità di unirci per il bene collettivo. Queste immagini ti perseguitano e ti perseguiteranno, sembrano film apocalittici, ma in un certo senso trasmettono anche un messaggio di speranza”.

Il progetto del New York Times contempla il vuoto creato dall’isolamento in luoghi solitamente affollati, caotici, pieni di gente. Un modo per illustrare e ricordare il cambiamento radicale delle nostre abitudini in questi tempi di crisi sanitaria globale. 
Dai luoghi turistici ai piccoli ristoranti tipici, è l’assenza di vita a sconvolgere questi posti comuni, ognuno più suggestivo dell’altro.

Scatti che racontano il silenzio di tante città, con l’auspicio che si possa tornare più in fretta possibile alla vita di tutti i giorni.

“The great empty” visto dal New York Times
Photography
“The great empty” visto dal New York Times
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