I corpi si intrecciano nei murales di Giacomo Bufarini aka RUN

I corpi si intrecciano nei murales di Giacomo Bufarini aka RUN

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

Classe 1979, Giacomo Bufarini nasce ad Ancona dove si diploma all’istituto d’arte, scoprendo il writing prima e l’intero mondo della street art dopo. È a questo punto, quando  comincia a realizzare le sue opere su vecchi carri e carrozze dei treni che diventa RUN

Il primo grande lavoro che firma è un muro in un vecchio edificio in Italia realizzato nel 2003, poi, pochi anni dopo decide di trasferirsi a Londra, dove la sua arte e il suoi stile, a contatto con stimoli diversi, cambia e si trasforma. 

Ciò che non cambia è l’intento, per RUN la street art rimane sempre un modo per comunicare, per arrivare al cuore della gente. 

Oggi, nel mondo dell’arte di strada, Giacomo Bufarini rappresenta uno dei maggiori esponenti e il suo stile si distacca e si differenzia da tutto ciò che è venuto prima. Possiamo notare degli elementi ricorrenti: l’uso di un elevato numero di colori nello stesso muro, le forme dei soggetti sono morbide e formate da linee sinuose, i soggetti sono nella maggior parte delle volte figure umane che si incastrano tra di loro talmente bene e talmente tante volte da formare dei pattern che ricoprono intere facciate. 

Partendo da Firenze e Bologna, l’arte di RUN ha superato limiti e confini, potete trovare delle sue opere in Inghilterra, ma anche in Polonia, in Cina, in Gambia o in Senegal. 

Scopri una selezione dei suoi lavori nella nostra gallery. 

Giacomo Bufarini RUN | Collater.al
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Giacomo Bufarini RUN | Collater.al
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I corpi si intrecciano nei murales di Giacomo Bufarini aka RUN
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VIGIL, l’installazione di Jenny Holzer

VIGIL, l’installazione di Jenny Holzer

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

Jenny Holzer è un’artista neo-concettuale statunitense che utilizza qualsiasi mezzo a sua disposizione, una t-shirt, una targa o l’intera facciata di un palazzo per veicolare i propri messaggi e i propri ideali. Fil rouge della sua arte sono le parole, frasi che diventano enormi installazioni luminose, in modo tale che il maggior numero di persone possa vederle. 

Per il suo ultimo lavoro intitolato VIGIL, Jenny Holzer ha raccolto poesie, brevi testi, pensieri, testimonianze tutte legate al tema delle sparatorie negli Stati Uniti e della vendita delle armi da fuoco. 

Le notti dal 10 al 12 ottobre, sulle facciate degli edifici del Rockefeller Center di New York sono state proiettate tutte le frasi raccolte, creando uno spettacolo di luci incredibile. 

La mia mano destra è esplosa davanti ai miei occhi”, “ho passato oltre dodici anni avendo paura, panico, ansia”, “mi considero fortunato in confronto a chi a perso qualcuno che amava”, “mio figlio, Benjamin, è diventata la diciassettesima vittima di omicidio del 2012 a Trenton, New Jersey” sono solo alcune delle parole che hanno catturato l’attenzione del pubblico riunito in strada per l’occasione. 

VIGIL vuole essere un punto di partenza, di ripartenza, ma anche uno spunto di riflessione su una delle grandi problematiche che affligge gli Stati Uniti e contro la quale migliaia di persone manifestano ogni giorno e a causa della quale altrettante migliaia di persone combattono contro la paura di salutare i propri figli prima di andare a scuola, andare a vedere un film al cinema o semplicemente camminare per strada. 

Jenny Holzer VIGIL | Collater.al
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VIGIL, l’installazione di Jenny Holzer
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Archiwords: le parole di Federico Babina

Archiwords: le parole di Federico Babina

Claudia Fuggetti · 4 mesi fa · Art

L’architetto e illustratore italiano Federico Babina, del quale abbiamo avuto il piacere di parlare in occasione del progetto Archidirector, è tornato con un nuovo interessante lavoro che che nella sua nuova serie Archiwords.

L’artista fonde il mondo della tipografia e dell’illustrazione in maniera creativa ed originale, presentando ogni lettera come una struttura indipendente.

Attraverso uno stile minimale, contraddistinto da tratti puliti e l’utilizzo dei colori del nero e del rosso, Federico Babina riesce a catturare l’attenzione del pubblico sulla vera essenza delle immagini, molto più di semplici parole.

Dai un’occhiata alla nostra gallery qui sotto.

 Archiwords : le parole di Federico Babina | Collater.al
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Halo, gli specchi-girasoli di Kimchi and Chips

Halo, gli specchi-girasoli di Kimchi and Chips

Claudia Fuggetti · 4 mesi fa · Art

Halo è il nome dell’installazione dello studio d’arte Kimchi and Chips di Seoul, composta da 99 specchi robotici che si muovono continuamente durante il giorno, seguendo il sole proprio come i girasoli.
Disposti su un binario lungo 15 metri e due torri alte cinque metri, gli specchi allineati proiettano la luce del sole in una nuvola di nebbia d’acqua, creando un cerchio aureo.

L’installazione è co-firmata dall’Arts Council England e dall’Arts Council Korea ed esplora il rapporto tra natura e tecnologia in uno spazio urbano.

“Halo offre un teatro di meditazione all’interno della città. Il vento fa apparire e scomparire l’alone di luce senza controllo, rispecchiando il modo in cui i pensieri agiscono nella mente”.

I 99 specchi e il sole vanno a comporre il numero 100. Annche se:

“Novantanove è un numero pieno di simmetrie tridimensionali, ma ha anche una tensione dovuta alla sua incompletezza”

Halo dimostra come si possa sfruttare in modo sostenibile l’energia solare nelle aree urbane, dove l’inquinamento atmosferico è un problema importante.

Halo, gli specchi-girasoli di Kimchi e Chips | Collater.al
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Halo, gli specchi-girasoli di Kimchi and Chips
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Marinel Sheu cattura i tramonti nelle sue illustrazioni

Marinel Sheu cattura i tramonti nelle sue illustrazioni

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

Chi guardando un tramonto non vorrebbe fermarlo, congelarlo per sempre, stoppare il tempo e rimandare la fine dalla giornata infinite volte. Visto dalla strada, sulla spiaggia, in montagna, dalla finestra dell’ufficio o dal finestrino del treno, il sole che cala e il cielo che cambia continuamente colore rimane uno di quei spettacoli che non annoiano mai, a cui non ci si può abituare. Per questo motivo, Marinel Sheu, giovane artista di origine albanese che vive e lavora a Dublino, lo ha fatto diventare il protagonista assoluto dei suoi lavori. 

Marinel ha iniziato a disegnare da autodidatta, quando 14 anni gli fu regalato il primo computer. Dopo tempo, costanza e milioni e milioni di prove, oggi Marinel Sheu ha trovato una sua tecnica: per prima cosa realizza degli schizzi, per poi affinare e perfezionare il tutto con Photoshop e Illustrator, ma soprattutto ha trovato un suo stile, caratterizzato dall’uso di colori caldi e dalla rappresentazioni realistica di spazi e momenti di vita. Camere da letto, bagni, stazioni della metropolitana, ogni scenario rappresentato dall’artista è parte della quotidianità di molti, ma nelle sue illustrazioni sono sempre illuminati dalle luci calde e avvolgenti del sole che cala. 

Nella nostra gallery trovi una selezione dei lavori di Marinel Sheu, per scoprirne di più seguilo su Instagram

marinel sheu | Collater.al
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Marinel Sheu cattura i tramonti nelle sue illustrazioni
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Marinel Sheu cattura i tramonti nelle sue illustrazioni
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