Photography Perché siamo ossessionati dalla girlhood?
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Perché siamo ossessionati dalla girlhood?

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Giorgia Massari

Esiste un’ossessione sociale, tra le tante si intende, che si potrebbe dire curiosa e nascosta. Quella verso le ragazze adolescenti. È Sara Marzullo, nel suo ultimo libro Sad Girl. La ragazza come teoria ad analizzare la girlhood in senso lato. Se ci fermiamo a riflettere, quanti libri, quante canzoni e quanti film hanno come protagonista una ragazza adolescente? La ragazza perduta, quella scomparsa, quella sfuggente, rimane nelle nostre menti, ma perché? Marzullo nel suo libro esplora questa fascinazione, sottolineando come di questa ragazza non sappiamo mai nulla, sostanzialmente perché non ci interessa, l’unica cosa a catturarci è il suo essere inafferrabile. Tutto in funzione del fatto che diventi un contenitore. Un modo, soprattutto per gli uomini, di sfuggire alla proprie debolezze e fragilità, riponendole in lei e attribuendole in qualche modo la colpa della sua dipartita, liberandosi di ogni responsabilità. Tornando all’ossessione, sulla girlhood si è costruito un vero e proprio marketing basato su una precisa estetica che ha necessariamente una vena malinconica, sad per l’appunto. Questa premessa vuole anticipare la serie The Bliss of Girlhood della fotografa Kristina Rozhkova che, allo stesso tempo, è utile a supportare visivamente questo discorso, qui solo accennato. Gli scatti della fotografa russa, tutti in bianco e nero, esplorano proprio i conflitti e le contraddizioni tipiche di questo periodo esistenziale, non tanto nel suo aspetto reale quanto piuttosto insiti nel suo concetto.

«Ho incontrato per caso le modelle di questo progetto, mentre passeggiavo nella mia città natale quest’estate. Istintivamente sapevo che sarebbero state le protagoniste della mia prossima serie di ritratti, volevo trascorrere del tempo con loro, e quasi unirmi nel loro spettacolo fotografandole», così ci racconta Kristina Rozhkova, confermando ancora una volta l’ossessione per la gilrhood. Nei suoi scatti, la fotografa restituisce un’immaginario visivo al quanto esaustivo del concetto sociale e culturale della sad girl, giovane, bella, ancora acerba nella consapevolezza della sua sensualità, ancora incosciente dell’imminente perdita della sua libertà. Un’immagine romanticizzata, riproposta da secoli prima dal mondo dell’arte, della poesia e della letteratura, poi dal cinema e dalla musica, pensiamo al personaggio shakespeariano di Ofelia e alla sua immagine ritratta da John Everett Millais che cattura un’eterna bellezza che esiste solo nella morte.

Courtesy Kristina Rozhkova

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Scritto da Giorgia Massari
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