Art Dalla parte delle streghe
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Dalla parte delle streghe

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Anna Frattini

Lo scorso sabato, il 2 marzo, siamo stati al talk di Giulia Zornetta – medievalista italiana – da Spazio Volta, una realtà di cui abbiamo parlato già in qualche occasione. Si è aperta una conversazione sulle streghe in concomitanza con l’inaugurazione di WHISPER#1, il primo appuntamento espositivo di un progetto che si divide in due tappe: Spazio Volta a Bergamo e Centre d’Art Bastille, a Grenoble. TOMBOYS DON’T CRY, una piattaforma queer-transfemminista co-fondata nel 2011 a Milano da Dafne Boggeri e Mark Rebel è parte di questo progetto e Dalla parte delle streghe è la loro opera che da sabato scorso troneggia sul’ex Chiesa di San Rocco. Non solo TOMBOYS DON’T CRY si è impegnata nella realizzazione di questa installazione ma anche Evo Jovicic e Fightingdiscontinha, un altro collettivo di ricerca libera delle forme che – come si legge nel comunicato stampa relativo all’evento – «si esprime male attraverso crochet, djing, tattoo, gossip, fotografie con amichẽ, smalto per unghie, lotta trans femminista e ballon art (quando ha voglia e tempo). Transfemininè, deconstruptor3 al ritmo di Jersey club e non».

Chi sono le streghe?

Partiamo dalla location. L’ex chiesa di San Rocco è stata sia luogo sacro che tribunale, due istituzioni che spesso e volentieri si sono mischiati nei secoli passati. Dalla parte delle streghe ci porta indietro nel tempo schierandosi esplicitamente. Secondo Giulia Zornetta l’esistenza delle streghe si consolida in un periodo in cui la Chiesa ha già affinato le sue capacità di combattere le eresie. I tribunali dell’inquisizione, i frati predicatori e gli ecclesiastici in prima linea contro i movimenti che consideravano ereticali. Proprio da questo milieu nasce la figura della demoniaca della strega e del sabba. Oppressione e soppressione, punizione e allontanamento, delazione e rogo erano le armi in mano alla chiesa per reprimere chiunque uscisse dagli schemi dell’eteronormatività. Comunque, un tema che ci dovremmo esser lasciati alle spalle ormai secoli fa. Ma chi sono le streghe di oggi? Secondo Zornetta, sono «tutt@ coloro i cui saperi vengono sminuiti dal discorso pubblico, considerati sbagliati o irrilevanti, e anche chi si trova incastrato nei gangli paradossali di una giustizia paternalista e non riparativa». Chiediamo quindi a Giulia Zornetta perché bisogna parlare ancora oggi di streghe. La sua risposta è chiara e illuminante: «Se parlare di caccia alle streghe significa parlare di come le istituzioni schiacciano le devianze ed escludono le marginalità dalla società, allora bisogna continuare parlare di streghe e di caccia alla streghe».

La genesi dell’installazione

D’altra parte per TOMBOYS DON’T CRY, il tema delle stregh3 riveste per loro un significato profondo. Si tratta di un ricordo a lottare e alla libertà di esistere. «Come TOMBOYS DON’T CRY, da sempre esploriamo temi legati al transfemminismo, cercando di riappropriarci di parole e concetti spesso distorti, romanticizzati o utilizzati per opprimere determinate comunità o minoranze. Nel contesto specifico del progetto WHISPER #1 a Spazio Volta, avevamo l’intenzione di indagare la diversità e la mostruosità senza una chiara direzione. Durante il sopralluogo, l’ispirazione ci è giunta osservando il titolo del libro “Dalla parte delle streghe” posato sullo scaffale della biblioteca adiacente. Questo ci ha spinto a riprodurlo in forma tridimensionale e accessibile, visibile dalla vetrina, come un’opera che invita alla riflessione sulla storia spesso narrata da una prospettiva privilegiata e univoca. Le streghɜ, in questa prospettiva, non sono altro che donnɜ differenti per varie ragioni, costrettə a conformarsi in un contesto che esigeva omologazione. Per questo, la loro condizione di “outsiders” le ha rese soggette a persecuzioni, torture e omicidi. Ci interessa particolarmente come in alcuni casi le streghɜ siano state percepite come figure “cross-borders”, situate sulla sottile linea di confine tra umano e non umano, tra cyborg e tecnologia, in riferimento alle idee di Donna Haraway. E proprio come Haraway invita “Staying with the Trouble”, ci schieriamo dalla parte delle streghɜ perché, in fondo, tuttɜ noi lo siamo» ci racconta alien.

 
 
 
 
 
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L’associazione al femminile

Non trattandosi di una conversazione strettamente contemporanea, vale la pena ricordare anche perché l’immagine della strega sia da sempre associata al femminile ma sopratutto perché la persecuzione ha coinvolto – per la maggior parte – le donne. Giulia Zornetta risponde a questa domanda dicendoci che «la persecuzione era rivolta soprattutto alle donne solo in alcune aree dell’area europea, e andava di pari passo con la repressione di movimenti religiosi considerati eterodossi, prima i gruppi eretici bassomedievali e poi le chiese riformate. Non solo, come sottolineato anche da Silvia Federici, la caccia alle streghe andava di pari passo anche con una trasformazione economica complessiva delle campagne europee, che ebbe come esito la sollevazione e la repressione di movimenti contadini, limitandone l’accesso ai beni collettivi e rivedendo i rapporti consuetudinari. In questo contesto, le donne, soprattutto quelle anziane e vedove, la cui sopravvivenza si fondava su relazioni informali e saperi tradizionali, rappresentavano senz’altro un gruppo marginale da perseguitare per costruire una società su nuove basi, che erano sostanzialmente capitaliste».

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Scritto da Anna Frattini

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