Gonzalo Borondo in mostra al MACRO e all’Ex Dogana con Non Plus Ultra

Giulia Guido · 2 anni fa
DOVE:
16 NOV-18 NOV / 30 NOV - 30 DIC
QUANDO:
MACRO / EX DOGANA

Classe 1989, l’artista di origini spagnole Gonzalo Borondo è conosciuto per le sue opere strettamente legate al contesto in cui vengono esposte e con cui esplora la relazione tra l’arte e il suo pubblico.
Il prossimo 16 novembre presenterà in anteprima presso il MACRO di Roma la sua installazione in serigrafia su vetro intitolata
Non Plus Ultra. L’opera è stata realizzata grazie all’aiuto di Arturo Amitrano, fondatore di 56Fili, un progetto serigrafico nato nel 2008. L’installazione verrà presentata in occasione del MARCO ASILO e rimarrà esposta per tre giorni, per poi spostarsi all’Ex Dogana, dove sarà aperta al pubblico dal 30 novembre al 30 dicembre 2018.

Con Non Plus Ultra, opera composta da cinquantadue lastre di vetro alte due metri con due immagini grafico-pittoriche stampate su entrambi i lati, Gonzalo Borondo vuole riflettere sul concetto di limite, sul bisogno che l’uomo ha di superarsi, di andare oltre il conosciuto, idea ribadita dalla curatrice Chiara Pietropaoli:

“l limite attrae e respinge, proietta lo spettatore all’infinito, tra prospettive e riflessi, simboli trasparenti che si fondono e si perdono, si confondono nella moltitudine, e moltiplicati attraverso la serigrafia, elevano gli interrogativi.”

Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare Gonzalo Borondo e di parlare con lui della sua opera.

Nei tuoi lavori l’uomo, la sua natura e la sua emotività sono spesso protagonisti. Per questa tua nuova opera hai deciso di raffigurare un uomo con le spalle larghe che rimanda all’iconografia della crocifissione. Perché hai scelto un simbolo così fortemente legato all’arte sacra?

Ho scelto questo simbolo, come la colonna, per parlare di fede, del bisogno di fede che sento forte e che sento appartenere a tutti, un bisogno ancestrale che sta venendo a mancare. Oggi le credenze politiche, religiose e sociali stanno scomparendo, a favore di un approccio all’ideale estremamente superficiale, come anche al reale. La fede non deve sparire, dietro la fede c’è la speranza, abbiamo bisogno di credere, di sperare, abbiamo bisogno di saper guardare oltre quello che vediamo.

“Creer y crear”, sono per me due concetti fortemente legati, c’è un atto di fede dietro ogni creazione. Senza creazione c’è il nulla, la morte.

La figura rappresentata è un simbolo, un’icona, non importa quale sia la sua identità, è una figura universale ed è lì, di spalle, per parlare di qualcosa di più grande e lo fa insieme a un altro simbolo, la colonna, insieme ci parlano dell’eternità. Non a caso ho scelto tre simboli che caratterizzano Roma, perché c’è anche l’arco dato dalla vicinanza delle figure. è inevitabile che il paesaggio che mi circonda abbia un’influenza diretta sul mio immaginario.

Limiti, confini e possibilità di oltrepassarli sono temi molto caldi del nostro presente. È un caso o con questo lavoro hai voluto anche tu mandare un messaggio?

La mia intenzione non è mai stata quella di mandare un messaggio unidirezionale. Sì, spesso alla base dell’opera ci può essere un concetto che sento di voler esplorare, interrogare, ma con le mie opere non voglio dare delle risposte ne pormi davanti ad un problema specifico. Penso che la forza dell’arte sia proprio questa, generare emozioni, sensazioni che alla pari di un pensiero razionale possano far riflettere, se non di più. Penso che la memoria sia fatta di questo, d’immagini, sensazioni, e le mie opere semmai hanno l’intenzione, l’ambizione di entrare in questa sfera intima. L’esperienza, più di tutto, è quello che resta, che ci forma come esseri umani, ed è quello che mi interessa: creare esperienze. Non Plus Ultra è stata concepita come tale.

Con questo non voglio dire che non sono influenzato da quello che mi succede intorno, certamente lo sono in quanto essere sensibile, ma sono più attratto dall’eternità che dall’attualità, preferisco la poetica alla politica.

Non Plus Ultra riflette sul concetto di limite, e il vetro, materiale con cui lavori spesso, sembra averne tantissimi. Qual è stato, in questo caso, il più grande da superare?

Il vetro è un materiale molto fragile ed è sicuramente sconsigliabile realizzare un’opera d’arte in vetro, soprattutto se di grandi dimensioni; Ma sono proprio i limiti del vetro ad attrarmi, è un materiale magico che ho sempre amato, è un materiale vivo. Mi affascinano le reazioni di questa materia, alla luce ad esempio, la trasparenza e i riflessi mi permettono di giocare e mi piace come reagisce a un’azione, mi piace integro, come in mille pezzi.

Il vetro è il materiale con cui ho stabilito la relazione più forte e che a livello di ricerca mi ha dato di più, e proprio oltre i limiti che la materia mi ha posto ho trovato le soluzioni creative più interessanti. Il titolo della mostra racconta proprio questo, la relazione che possiamo instaurare con un limite e in questo senso il vetro rappresenta una soglia: puoi andare oltre, oltre c’è qualcosa, lo puoi percepire, ma puoi farti anche male. Trovo molto poetico che il vetro crei una specie di limite trasparente, al tempo stesso fragile ma pericoloso nel suo rompersi… Penso che questo materiale da solo funzioni come metafora dei “limiti” personali.

Questa volta il limite da superare non è stato il vetro. La difficoltà più grande è stata la scelta delle due immagini da far convivere sulle lastre. La moltiplicazione ha un valore forte a livello di significato e le grandi difficoltà devono ancora arrivare.

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