Gravity, gli oggetti sospesi di Massimo Colonna

Gravity, gli oggetti sospesi di Massimo Colonna

Giulia Ficicchia · 2 anni fa · Design

Immergersi nella nuova serie dell’artista digitale Massimo Colonna, Gravity, è come dedicarsi per qualche minuto ad una sorta di meditazione visiva.

Saranno gli spazi architettonici dalle linee minimali e dai colori pastello, saranno gli oggetti in perfetta sospensione nell’aria, poco importa, perchè è chiaro il senso di calma che permane nelle immagini. Non sappiamo chi sta lanciando quegli oggetti immortalati in una piccola frazione del loro movimento, forse Massimo ci nasconde qualcuno dietro le architetture ispirate da altri edifici esistenti, come “House and Studio” di Luis Barragan e “La Muralla Roja” di Riccardo Bofill.

Se praticate casuali momenti di bellezza, adesso sapete cosa guardare.

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Creators – Il Marmo domestico di Bloc Studios – Intervista a Sara Ferron Cima

Creators – Il Marmo domestico di Bloc Studios – Intervista a Sara Ferron Cima

Claire Lescot · 2 anni fa · Design

Metti insieme due menti creative, due famiglie che lavorano nel settore del marmo da 3 generazioni e tonnellate di scarti di quello che è considerato dai più l’oro bianco di Carrara.
Ecco la sintesi della nascita di Bloc Studios.

Sara Ferron Cima e Massimo Ciuffi: due soci dal pensiero laterale che sono riusciti a rilanciare attraverso un’iniziale opera di riciclo e ripensamenti in chiave contemporanea questo materiale senza tempo. Una roccia millenaria, affascinante ma nel contempo robusta e difficile in grado di regalarci pezzi irripetibili dalla sofisticata pulizia geometrica e dotati di una propria personale storia fatta di venature e cromie sempre diverse.

Le vincenti collaborazioni di Bloc nel corso degli anni non sono mancate. Per citarne alcune: The Voz – Choquet, Sabine Marcelis, Carl Kleiner ,Nick Ross, Valentina Cameranesi e Objects of Common Interests. Quest’anno gli oggetti presentati a Milano (Alcova) sono stati tra i più fotografati e apprezzati del fuorisalone e segnalati tra i best-of da moltissimi magazine, online e non, tra cui anche il Times.

Abbiamo fatto due chiacchere con Sara che si è raccontata e ci ha parlato di come è nato il brand.

Sara raccontaci un po’ di te…

Sono nata e cresciuta in Italia da mamma Taiwanese e fino a qualche tempo fa visitavo con lei Taiwan almeno una volta l’anno per andare a trovare i miei zii. Nonostante abbia imparato il Mandarino ho sempre voluto approfondire il mio lato orientale per questo ho scelto di studiare Lingue Mercati e Culture dell’Asia a Bologna proseguendo poi gli studi alla JiaoTong University di Shanghai. La mia formazione è a metà tra quella umanistica/linguistica e quella economica ma ho sempre avuto una grande passione per tutto ciò che riguarda l’arte in senso ampio: arte come linguaggio che può essere comunicata tramite una scultura, un’architettura o una fotografia

Quando e come è nato BLOC STUDIOS?

A Settembre 2014  io e il mio socio Massimo abbiamo fondato il marchio e ad Aprile 2015 è stata presentata la nostra prima collezione al Fuorisalone. Se penso a come abbiamo concepito il brand e iniziato il nostro percorso mi rendo conto di quanta passione e sforzo abbiamo investito. Non avevamo un grande budget, siamo stati supportati dalle rispettive aziende di famiglia ma abbiamo sempre cercato di fare tutto con “uno zoccolo e una ciabatta”: dalla registrazione del marchio e realizzazione dei primi prototipi agli scatti di campagna. Fin dall’inizio l’intento è sempre stato quello di collaborare a livello creativo con persone che rispecchiassero la nostra direzione artistica e con realtà in grado di capire le nostre necessità.

Quali caratteristiche devono avere le persone che lavorano con voi?

L’unica cosa che fa la vera differenza per noi è poter lavorare con persone che stimiamo e la cosa che accomuna tutte le nostre scelte in fatto di collaborazioni e partnership commerciali è la genuinità dei rapporti umani e interpersonali. Devo dire che per ora siamo sempre stati fortunati!

Quindi stima e genuinità. Una scelta dettata dall’istinto.

La scelta è prettamente di pancia. Mi piace collaborare con designers, artisti o fotografi che riescono a trasmettermi qualcosa di forte tramite il loro lavoro e che siano costanti in questo intento. Sicuramente la mia direzione estetica mi porta a collaborare con persone in linea con i miei gusti ma solitamente non mi pongo nessun tipo di limite nella scelta quando si tratta di riuscire a creare qualcosa che mi convince davvero. Il processo che va dall’ideazione alla realizzazione dell’oggetto può avvenire in una settimana come in un anno. Con alcuni designers cominciamo un dialogo che può durare mesi e mesi fino a che non troviamo quello che ci piace e solo allora ci soffermiamo e approfondiamo.

Dal New York Times a Wallpaper, quest’anno siete tra i ‘’best of’’ del fuorisalone. Che effetto ti fa?

Sono lusingata che nomi del genere ci abbiamo selezionato tra i loro “the best of” , se penso alla nostra prima presentazione negli uffici delle nostre amiche di Alla Carta, i visitatori interessati di quei giorni si potevano contare su un paio di mani!

Ci parli dei tuoi ultimi progetti AVALON, TOTEM e INLAY che abbiamo visto ad Alcova ?

Sono tre progetti separati, con brief totalmente diversi e disegnati da autori che provengono da 3 realtà molto distanti tra loro.

AVALON:
Era da tempo che volevo che Bloc si avvicinasse ad un mondo più organico e antropomorfico e l’idea di sviluppare il primo step di questo percorso con Valentina Cameranesi è stato fantastico perchè lei non ha un approccio da designer industriale, come può avere per esempio Nick Ross (Inlay) o come possono avere gli Objects of Common interest
(Totem). Lei è totalmente e volutamente estranea a certe dinamiche tecniche. E’ pazzerella, come lo sono i suoi vasi in ceramica o le sue ultime creazioni in vetro soffiato. Non esistono limiti alle linee e alle forme che ha in mente di realizzare. I 3 vasi che abbiamo sviluppato con lei sono ispirati al mondo marino. Non si direbbe che il vaso Clelia sia un pesce ma poi ognuno ci vede un po’ quello che vuole (ride)

Vale la conosco fin dall‘inzio di Bloc perché insieme al suo collega Enrico Pompili ci ha sostenuto proponendo i nostri oggetti per editoriali e set fotografici curati da loro. Ma l’approccio vero e proprio a lei come designer/possibile collaborazione con Bloc è stato nel 2017 alla festa di Pin Up e Chamber. A fine serata aveva i piedi gonfi e abbiamo condiviso un taxi. Da lì è nato tutto.

INLAY:
Anche Nick è stato un nostro supporter fin dall’inizio. Ammiro molto il suo lavoro con il marmo e la vernice spray. Nel corso degli anni abbiamo provato a lavorare insieme ma non era ancora arrivato il momento giusto. Il mio brief è stato: ‘’Vorrei sviluppare dei tavolini con delle lastre’’, e una settimana dopo avevamo già i 3 finalisti.

TOTEM:
Leonidas ed Eleni sono sempre stati più o meno nel nostro mirino e noi nel loro. L’anno scorso, quando eravamo in terrazza da Martina Gamboni (con i Posture Vases di Carl Kleiner e le Voie Lights di Sabine Marcelis) abbiamo fatto una piccola riunione e dopo un paio di proposte alla fine quella dei Totem ci ha colpito. Nel giro di qualche giorno ci siamo ritrovati con un oggetto in più.

Il Timing dei 3 progetti è stato totalmente casuale ma alla fine c’eravamo con tutti e quindi abbiamo deciso di presentarli contemporaneamente al salone di quest’anno cercando di amalgamare la scelta dei marmi e trovare una scenografia semplice ma omogenea.

Se dovessi condensare il racconto della tua vita in 3 oggetti quali sceglieresti?

Non sono attaccata a nessun oggetto in particolare e tendenzialmente sono sbadata quindi mi riesce difficile condensare a 3 oggetti la mia vita. Solitamente con gli oggetti ho dei crash che durano al massimo un anno: quest’anno per esempio era l’anno delle scarpe Redwings, le ho portate tutto l’inverno. Adesso solo New Balance 991 fino a che non comincerò ad andare un po’ al mare. Tengo molto ad un quadro di Giuseppe Restano che ho acquistato un paio di anni fa e ad una libreria anni ’50 che ho ereditato da mia nonna e un’orologio che apparteneva alla mia bisnonna e che ci tramandiamo di generazione in generazione.

Ci puoi indicare qualche nome di artista che non sia tra il radar delle tue future collaborazioni (che immagino sia top secret)  con cui ti piacerebbe collaborare, anche in via ipotetica?

In linea di massima vorrei ampliare le mie collaborazioni con più artisti rispetto a designers e non limitarmi troppo nella scelta. Per farti qualche nome ipotetico ti direi Anish Kapoor che adoro o Chloe Sevigny a cui affiderei la direzione artistica di alcuni oggetti

Il tuo pezzo must nella storia del design?

Mi piace tantissimo la lampada Cobra di Martinelli, la sedia Wassily di Breuer, la DSW di Eames , lo specchio Ultrafragola di Sottsass, il tavolo Hiroki per E15 di Mainzer.. Potrei andare avanti a citare nomi a lungo (sorride).

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Creators – Il Marmo domestico di Bloc Studios – Intervista a Sara Ferron Cima
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MuralsWallpaper, quando una parete diventa una finestra sul mondo

MuralsWallpaper, quando una parete diventa una finestra sul mondo

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Design

Costruiamo le nostre case a nostra immagine e somiglianza.
Le riempiamo di ricordi, di passioni, di dettagli e particolari che ci fanno venire voglia di tornare ogni volta che ci allontaniamo per lunghi periodi.
Le cambiamo quando ci stanchiamo, quando abbiamo bisogno di nuovi spazi o di risentire i nostri spazi, nostri.
E, alle volte, basta davvero poco.
Basta un quadro, uno specchio, un mobile o una parete.
Una parete che, nonostante ci divida da tutto il resto, può diventare una finestra sul mondo.
Su uno skyline, su una foresta, su una spiaggia silenziosa, sul mare e sotto il mare, sull’intero globo terrestre.
Le idee sono infinite, le soluzioni, anche.

MuralsWallpaper, azienda inglese leader nella produzione di carte da parati e fotomurali, ne ha pensata una per ogni esigenza riuscendo a combinare l’alta qualità dei materiali con dei rivestimenti di grande impatto estetico e di design che rispettano l’ambiente.
Da quelle più classiche, passando per quelle per i bambini a quelle più contemporanee, fino ad arrivare al servizio di personalizzazione che permette di avere sul proprio muro qualsiasi tipo di immagine in qualsiasi dimensione, senza limiti di misure.
Scegliere, tra tutte le collezioni ideate dai designer del brand, non sarà facile ma, una volta riusciti nell’impresa, i vostri muri diventeranno delle tele gigantesche dalle quali sarà difficile staccare gli occhi.

Noi abbiamo selezionato alcune fra le nostre preferite, ma qui, le trovate tutte quante.

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Tree in the house, una casa costruita intorno ad un albero

Tree in the house, una casa costruita intorno ad un albero

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Design

Il messaggio è chiaro, non bisogna distruggere per costruire.
Tree in the house, un progetto architettonico a cura di A.Mason Architects e A.Masow Design Studio dimostra come per creare delle possibilità abitative non sia obbligatoria la deforestazione, colpevole della distruzione del pianeta.

We want to make it clear that it is not necessary to destroy half a hectare of forest to build a small house for a family.”

Tutto questo è stato possibile grazie all’utilizzo di materiali come il metallo, i pannelli solari trasparenti per l’energia elettrica, i purificatori per l’acqua, sia piovana che non, e dei sistemi di ventilazioni utili sia all’uomo che alla vita dell’albero stesso.

Un progetto ecosostenibile che non dimentica assolutamente il design.

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Philippe Starck, designer per Axiom Space

Philippe Starck, designer per Axiom Space

Claudia Fuggetti · 2 anni fa · Design

Philippe Starck è la mente dietro all’incredibile progetto di interior design del modulo abitativo Axiom Space, concepito per il turismo spaziale: nel 2020 la società privata con sede a Huston organizzerà delle spedizioni nelle principali stazioni spaziali internazionali.

A space station is ruled by a fundamental law: zero gravity, unlike terrestrial life constraints, life in space is a multi-directional freedom. My vision is to create a comfortable egg, friendly, where walls are so soft and in harmony with the values of movements of the human body in zero gravity.

L’idea alla base del suo lavoro si fonda sul concetto di spazio-nido: le pareti del modulo abitativo sono costellate da centinaia di nano-LED che cambiano colore a seconda dell’umore e del bioritmo del suo abitante. L’ambiente è stato progettato per essere un confortevole luogo di libertà,  ma allo stesso tempo di protezione, tanto che è stato definito dallo stesso Starck una sorta di “feto” spaziale.

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