Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque

Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Oltre a rappresentare un’innovazione in ambito architettonico, Haus riesce a cambiare l’idea che si ha quando bisogna comprare una casa. In fondo è questo l’obiettivo dell’azienda haus.me che da sempre cerca di offrire opzioni abitative differenti da quelle ordinarie e a cui siamo abituati. 

In particolare, Haus è una casa prefabbricata realizzata con una stampa in 3D interamente sostenibile e Off-Grid. Ciò vuol dire che l’abitazione non è legata alla rete elettrica, ciò è possibile grazie a un sistema di pannelli solari e soprattutto permette spostamenti facili e veloci dell’intera struttura da un posto all’altro. 

Il design di Haus è disponibile in tre modelli che riescono a soddisfare ogni tipo di richiesta. Il primo si chiama mOne ed è una casa a un piano solo con una superficie abitabile di 37m quadrati, il secondo, mTwo, con una superficie di 74m quadrati ospita due camere da letto, la terza e ultima, che prende il nome di mFour, ha una superficie di 148m quadrati e si sviluppa su due piani che ospitano 3 camere da letto e due bagni. Il sito haus.me espone anche i prezzi dei diversi modelli che sono rispettivamente di 199.999$, 379.999$ e 1 milione di dollari. 

Forse Haus non è proprio per tutte le tasche, ma non tutte le case possono essere sollevate da terra e spostate. In pratica nel caso in cui decideste di scappare dalla città e andare a vivere al mare o in montagna non dovreste fare le valige, ma semplicemente portarvi dietro casa vostra. 

haus me | Collater.al
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Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque
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Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin

Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Ai piedi di una collina in Città del Messico, si svela tra gli alberi un padiglione dalle pareti in cemento che sembrano essere assemblate come un puzzle e dalle quali sbucano volumi sferici pieni, e uno in particolare vuoto che rivela l’entrata. Si tratta di Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin per il festival Design Week Mexico di quest’anno all’interno della Chapultepec Forest.

Il progetto funge da equilibratore di forze tra architettura razionale e parametrica, preservando al tempo stesso un ambiente naturale all’interno“, ha detto l’architetto. L’esterno forato infatti è pensato proprio per permettere alla luce del sole, alla pioggia e all’ossigeno di arrivare all’interno e mantenere il microclima necessario per una piccola foresta.  

Cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sul riciclaggio delle strutture effimere e sullo scopo principale dell’architettura: beneficio per l’umanità“, ha detto Borissin.

Testo di Giordana Bonanno.

Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin
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Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin
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Lo Spazio Riviera dei ragazzi di Simple Flair

Lo Spazio Riviera dei ragazzi di Simple Flair

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Cosa c’è di nuovo in città? Spazio Riviera. Ha aperto a giugno, prima dell’estate, il nuovo creative space dei ragazzi di Simple Flair. Simona e Riccardo hanno tradotto in un luogo fisico tutto il lavoro che in questi dieci anni hanno portato avanti con il loro progetto di design, il tutto è partito dall’idea di “aprire uno spazio fisico a Milano che non fosse solo nostro, da condividere con i creativi che ogni giorno abbiamo la fortuna di incontrare nel nostro percorso lavorativo e personale”. 

Il perché di questo nome? “Perché è una parola del vocabolario italiano ma in grado di essere comunicata all’estero; perché vuole ricordare un immaginario, una realtà informale e concreta, che sia sinonimo di valori semplici e reali; perché ci trasmette un pensiero positivo; perché suona familiare e la nostra idea è che questo luogo diventi casa; perché è una parola autentica, radicata nei ricordi di molti”.

Creativi di tutti i settori unitevi. “Riviera è un luogo informale, votato al non spettacolare, stimolante e leggero, italiano ma internazionale, dove design e lifestyle trovano un punto di incontro; Riviera concepisce la semplicità come un punto di arrivo: nei rapporti, nei meccanismi di condivisione e costruzione delle collaborazioni; Riviera nasce con un approccio collaborativo, accoglie e ospita uno spazio di lavoro che non vuole essere canonico, dove incontrarsi seduti su un divano o intorno ad un tavolo per condividere idee e un caffè, animato quotidianamente ma anche con un ciclo di appuntamenti tra exhibitions, talks, eventi, workshops, pop up spaces; Riviera è un punto di incontro per creativi con background diversi, dal design alla moda, dall’arte alla fotografia, con un network sempre crescente di smart people, un luogo di incontro per pionieri di settori diversi”.

Così Milano ha un nuovo hotspot creativo, nel cuore delle 5 vie, “un punto d’approdo e passaggio per la community di creativi” che Simona Flacco e Riccardo Menna vogliono tenere sempre aperto “verso nuove suggestioni, nuove idee, portate al suo interno dai creativi che lo animeranno”.

Lo Spazio Riviera dei ragazzi di Simple Flair | Collater.al
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Testo di Bianca Felicori

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Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta

Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Sono gli anni Sessanta e l’Europa viene travolta da un’ondata di rivoluzione. Le ragazze iniziano ad indossare per la prima volta le minigonne, le donne i pantaloni, e scoppia il trend dell’abito a trapezio, corto, senza maniche. Esplode il mondo dell’arte: arriva la Op Art, il Minimalismo, gli Hippy, e l’ondata delle lotte politiche e sociali investe tutta la società. Gli stilisti più noti sono Yves Saint Laurent, Emilio Pucci, Paco Rabanne, la modella iconica è Twiggy, la dolce ragazza dal trucco esagerato. 

Si balla, si balla eccome, e molti sono i locali italiani in voga. La riviera romagnola è sempre in festa e tra i posti più frequentati c’è l’Altromondo Club, disegnato nel 1967 dagli architetti Pietro De Rossi e Giorgio Ceretti. Un paradiso di colori, un’immagine di festa e gioia. “L’Altromondo club di Rimini vuole essere un locale pluriuso, cioè adatto a rispondere alle esigenze di molte forme di spettacolo. Il locale è composto da un contenitore (struttura principale di possibilità) e da attrezzature adattabili ai vari usi previsti. Il contenitore è una grande scatola azzurra in metallo smaltato lucido che mette a disposizione servizi diversi (luce, energia elettrica, cabina di comando delle luci e dei suoni); le attrezzature sono oggetti posati nel contenitore con diversi gradi di complessità e flessibilità, corrispondenti a variazioni d’uso, di obsolescenza e di adattabilità. L’ambizione era quella di creare con queste “aperture” funzionali un senso nuovo di spazio senza cadere nella scenografia, nello stordimento visivo o nella ricerca di effetti magici; ma, al contrario, sottolineando la disponibilità delle attrezzature a una definizione collettiva e variabile del luogo”.

Chissà se verrano mai più disegnati club così!

altromondo Club di Rimini | Collater.al
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Testo di Bianca Felicori

Le discoteche dimenticate. L’altromondo Club di Rimini degli anni Sessanta
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Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte

Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Christophe Guinet nasce a Parigi e trascorrendo la sua adolescenza tra la città e la campagna sviluppa un forte interesse per il mondo delle piante, interesse che presto diventa una passione e, oggi, il suo lavoro. Christophe, meglio conosciuto come Monsieur Plant, realizza fantastiche installazioni e sculture facendo dialogare oggetti di uso quotidiano con differenti tipologie di piante. Tre anni fa, con il progetto Plant your Mac! trasformava i prodotti Apple in fioriere e pochi giorni fa è tornato con una serie di “sculture” altrettanto ambiziose e originali. Il nuovo progetto si chiama Sneakerium e l’oggetto di partenza non è altro che un paio di Nike vecchie e usate, anzi cinque paia di Nike vecchie e usate.  

Al posto di buttarle, Monsieur Plant le ha prese e trasformate in oggetti da esposizione immergendole in un acquario e circondandole con differenti tipi di piante. La parte più ardua, stando alle parole dell’artista, è stata proprio quella del posizionamento della scarpa, in modo tale da non farla galleggiare. 

Attraverso le sue opere, Monsieur Plant cerca di sensibilizzare il pubblico su argomenti legati al riciclo e al recupero dei rifiuti. 

Scopri il progetto Sneakerium nella nostra gallery e nel video qui sotto!

Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
Christophe Guinet Monsieur Plant Sneakerium | Collater.al
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Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte
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Sneakerium, Monsieur Plant trasforma sneakers in opere d’arte
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